Partire dall’evoluzione delle generazioni per definire i trend di investimento dei prossimi anni

Per decenni gli italiani hanno maledetto e denigrato una categoria professionale, quella dei notai, considerata la supercasta per eccellenza, quella che guadagnava oltremisura grazie al suo mero status istituzionale: per anni hanno sognato che qualche governo mettesse mano finalmente al protezionsimo di cui hanno sempre goduto.
Ci ha provato anche in un primo tempo persino il Governo Monti proponendo l’obbligo del preventivo scritto ma ha dovuto far marcia indietro viste le pressioni ricevute dalla loro lobby. Ci ha pensato allora la mano invisibile del mercato a ridimensionare il loro tenore reddituale e portare equità sociale. La crisi infinita innescata verso la fine del 2008 ha impattato pesantemente nel corso degli anni successivi sul mercato immobiliare dei paesi occidentali, Italia compresa, producendo una contrazione rilevante nel volume delle compravendite sia sul piano quantitativo che qualitativo.
Chi ci ha perso più di tutti, sul piano reddituale, sono stati proprio i notai che hanno visto crollare in pochi anni il numero di rogiti e mutui immobiliari, che hanno sempre rappresentato l’attività professionale con il maggior valore aggiunto. Per la prima volta dal dopoguerra tantissimi studi notarili devono chiedere la cassa integrazione per i loro dipendenti: della serie neanche il notaio è oggi una professione più sicura e confortante almeno sul piano economico.
Molti lettori continuano a scrivermi che adesso secondo loro è il momento di acquistare casa, che il mercato immobiliare si dovrà riprendere e che dopo ogni discesa ci aspetta una vigorosa risalita. Mi pare di capire che nel nuovo millennio esistono cinquantenni e sessantenni che credono ancora alle favole. Per comprendere il futuro outlook del mercato immobiliare italiano ed europeo è fondamentale analizzare l’evoluzione della consistenza demografica di Europa & Company.
Può a tal punto aiutarci per addentrarci nell’argomento il termine di baby boomer ovvero il termine usato per identificare chi è nato tra il 1946 ed il 1963 (fine della Seconda Guerra Mondiale ed inizio di quella Fredda), un periodo storico irripetibile in Occidente che fu caratterizzato da un rilevante aumento demografico che alimentò negli anni successivi la crescita economica grazie ad una consistente domanda di beni di consumo. La generazione dei baby boomers è stata seguita dalla X-Generation, tutti quelli nati tra il 1964 ed il 1979, periodo storico contraddistinto da una riduzione delle nascite e da una elevata perdita di identità sociale (pensiamo solo ai vari movimenti culturali e musicali di protesta durante questa finestra temporale). Chi scrive appartiene alla X-Generation, una generazione tuttavia molto intraprendente e creativa che non ha mai potuto più di tanto affrancarsi e dialogare con quella dei baby boomers per ragioni di conflittualità ideologica.
Chi invece è nato nell’ultimo decennio del precedente secolo quindi tra il 1980 ed il 2000 fa parte della Y-Generation chiamata anche la generazione degli Echo Boomers o MTV Generation, la prima a poter crescere senza la paura di una guerra mondiale e con un’educazione molto accondiscendente a seguito delle profonde trasformazioni sociali nel frattempo avvenute. Chi è nato nel primo decennio del nuovo millennio fa parte invece della Baby Losers Generation, una generazione per adesso di adolescenti con un futuro economico ed una aspettativa di reddito veramente poco confortanti.
Sono i figli che staranno peggio dei padri, i cloni replicanti del turbocapitalismo, vittime del plagio delle corporazioni multinazionali e succubi dei loghi commerciali. I baby losers e gli echo boomers sono stati anche battezzati come i Ninja Boys, dall’inglese not income, not job and assets: letteralmente persone prive di reddito, lavoro e patrimonio.  Entro il 2050 la popolazione mondiale dovrebbe attestarsi (purtroppo) in prossimità ai nove miliardi di esseri umani grazie a paesi che saranno generatori di nuove nascite (come gli emerging markets) e grazie all’aumento dell’aspettativa di vita in forza dei contributi dati dalla ricerca medica e al miglioramento del tenore alimentare nei paesi in via di sviluppo.

La fase della terza età non rappresenterà più la parte più corta nell’arco della propria esistenza ma diventerà la parte più importante. Diventerà basilare pertanto poter fare affidamento ad un patrimonio personale in grado di garantire una vita decorosa a fronte degli inesorabili processi di ridimensionamento dello stato sociale. I mercati finanziari ed il mercato immobiliare potrebbero per questo essere minacciati nel lungo termine proprio a causa di quelle generazioni che hanno potuto accumulare risparmio e ricchezza negli anni precedenti, le quali saranno comunque obbligate a reperire risorse finanziarie accessorie per il proprio sostentamento.

Questo dovrebbe inondare ed ingolfare il mercato con una quantità di assets sia tangibili che non tangibili piuttosto elevata. Ad esempio, proprio i baby boomers, in prossimità dell’età pensionistica dovrebbero iniziare a smobilizzare gran parte dei loro investimenti con il fine di sostenere il resto della propria vita, sempre più lunga e sempre più agiata. Stiamo parlando tanto di patrimonio immobiliare quanto finanziario, che dovrà essere riversato sul mercato con la speranza che quest’ultimo sia in grado di assorbirlo. In questa circostanza dobbiamo considerare che la domanda sarà prevalentemente composta da soggetti appartenenti alla Y-Generation ed alla MTV Generation, le quali non godranno per definizione ed in senso generico di un’aspettativa di consistenza patrimoniale e reddituale di entità rilevante.

 

Autore: Eugenio Benetazzo Da: eugeniobenetazzo.com

Investire sul carbonio il materiale del futuro

È la C della vita, perché senza di lui non vi sarebbe vita sulla Terra. Il ciclo del carbonio è infatti il cuore dell’ecosistema terrestre: un ciclo fragile, che oggi patisce l’azione dell’uomo. Di carbonio ve ne sono molti, perché questo elemento, il cui numero atomico è 6, ha differenti allotropi, ossia si presenta sotto diverse forme stabili. Tra gli allotropi più noti vi sono il carbone, la grafite e il diamante: quasi una scala di valore che parte da ciò che sporca per arrivare al simbolo della ricchezza.

Ma è il carbonio che è in sé e per sé fonte di ricchezza, e ha segnato la storia umana. Senza il carbonio i fabbri non avrebbero potuto lavorare i metalli all’alba della civiltà e senza idrocarburi la società contemporanea non esisterebbe. Aggiungendo carbonio al ferro è stato possibile realizzare l’acciaio, fondamento della rivoluzione industriale. E ancora: nelle centrali nucleari le reazioni di fissione sono controllate da barre di carbonio, elemento che in più sta preparando la nuova rivoluzione tecnologica, fondata su nanomateriali come i nanotubi di carbonio o il grafene, considerato il silicio del futuro.

Il carbonio è un elemento che guarda al futuro, ma è anche un atomo che svela il passato, permettendo con il suo isotopo C14 di datare i reperti archeologici. Il carbonio può però essere anche morte. Il monossido di carbonio – gas inodore e incolore – è uno degli agenti più pericolosi, un killer silenzioso che continua a mietere vittime in tante abitazioni a causa di stufe e impianti di riscaldamento non a norma.

E ancora: il biossido di carbonio è uno dei responsabili dell’effetto serra; un fenomeno senza il quale la vita del nostro pianeta sarebbe impossibile, ma che oggi rischia invece di aumentare eccessivamente i livelli energetici dell’atmosfera, modificando in peggio il clima terrestre. Carbonio come vita, ma carbonio come rischio: per questo motivo è necessario continuare a studiare questo elemento, imparando a rispettarlo per le sue enormi potenzialità, ma anche a scoprire come evitare che il suo utilizzo si rivolti un giorno contro la nostra civiltà.

In archeologia e medicina. Quasi il 99% del carbonio presente sulla Terra ha un nucleo formato da sei protoni e altrettanti neutroni. Il C14, uno degli isotopi del carbonio più noti, possiede invece 6 protoni e 8 neutroni nel nucleo ed è radioattivo trasformandosi in azoto 14 attraverso il decadimento beta. Il C14 è uno degli strumenti preferiti dagli archeologi: la sua vita media è di 5.370 anni, ed è possibile, quantificando la sua presenza all’interno di reperti organici anche di 50mila anni fa, effettuare datazioni di estrema precisione.Il C14 è stato al centro del dibattito sull’età della Sindone, avendo fatto risalire l’origine del lenzuolo all’età medioevale.

 Un altro isotopo del carbonio,il C11, ha una vita media di circa 20 minuti, ed è utilizzato assieme ad altre sostanze come l’azoto 13 in strumenti di diagnostica medica di alta tecnologia come la Pet, la tomografia a emissione di positroni.

Scambio vitale.

È il respiro della Terra: il continuo scambio di carbonio che avviene tra gli esseri viventi, l’atmosfera, gli oceani, i sedimenti terrestri come i combustibili fossili, i vulcani o altri fenomeni geologici che mettono in comunicazione l’interno del nostro pianeta con l’atmosfera. Un equilibrio delicato che è anche all’origine dell’effetto serra: il “cappotto” termico che consente alla Terra di non patire gli sbalzi termici che i pianeti privi di atmosfera subiscono, rendendola un luogo perfetto per la vita.
Un equilibrio che oggi si sta alterando: se prima della rivoluzione industriale vi erano 280 parti per milione di nell’atmosfera, oggi siamo arrivati a più di 380. Un dato che rivela come la nostra civiltà sta producendo troppi gas serra, rischiando di aumentare in maniera incontrollata l’energia del l’atmosfera terrestre.
Alla base della chimica organica. Quando il carbonio si combina con l’idrogeno la fantasia non ha confini. Questi due elementi, assieme, danno origine a migliaia di composti organici differenti, perché le molecole possono formare lunghe catene aperte, strutture ad anello chiuse, oppure conformazioni miste. Parlare di idrocarburi vuole dire parlare di petrolio grezzo, la sostanza dalla quale si estraggono la maggior parte degli idrocarburi e che costituisce la linfa vitale della nostra civiltà, ma della quale dovremo imparare a fare a meno. Ma gli idrocarburi sono anche polimeri come la gomma, il polistirolo o il polistirene. Con gli idrocarburi solidi si asfaltano le strade, mentre con quelli gassosi come il metano si riscaldano le case. Impossibile immaginare una nostra giornata senza un incontro con qualche idrocarburo.

Idrocarburi. Pura perfezione. È la forma “perfetta” del carbonio con la sua struttura tetraedrica e la sua elevata durezza che lo rende, anche quando non è puro ed è quindi meno prezioso, uno strumento indispensabile in molte lavorazioni industriali. Si stima che dal 1870 a oggi in tutto il mondo siano stati estratti diamanti da gioiello per circa 5 miliardi di carati, pari a 1.000 tonnellate. Oggi è possibile produrre diamanti sintetici con due tecniche: o ricreando condizioni di pressione e temperatura simili a quelle esistenti nel mantello terrestre, o con la deposizione chimica di vapore.Anche quando è di dimensioni molecolari il diamante vale. Le nanotecnologie hanno infatti reso i nano diamanti uno dei protagonisti di questo nuovo settore scientifico, utilizzandoli in molte applicazioni di fotonica o di computazione quantistica.

Diamante. L’elemento che guarda al futuro.La storia del carbonio non è terminata, e in questi anni sono state scoperte nuove forme allotropiche di questo atomo che promettono interessanti applicazioni tecnologiche.Nel 1985 fu prodotto il fullerene nella forma C60: una molecola simile a un pallone da calcio composta unicamenteda 60 atomi di carboniolegati in 20 esagoni e 12 pentagoni. I fullereni possono però anche essere a forma di ellissoidi o di tubi, come avviene nei nanotubi di carbonio. La scoperta dei fullereni fu una delle pietre miliari delle nanotecnologie dimostrando che era possibile realizzare molecole non esistentiin natura o estremamente rare. Nel 1997 è stata invece sintetizzata per la primavolta la nanoschiuma di carbonio: una struttura molecolare simile all’aerogel di carbonio, ma che non conduce elettricità. Poi è arrivataanche la fibra di carbonio.

Nuovi materiali. Stabile per sempre. Questa forma “povera” del carbonio non serve solamente per le mine delle matite. La grafite è ad esempio un ottimo materiale conduttore ed è utilizzata negli elettrodi delle batterie a zinco-carbonio o in alcuni apparecchi di illuminazione. In campo industriale spesso si sfrutta anche la sua capacità lubrificante.

La grafite può inoltre essere usata per rinforzare il cemento o la plastica, come materiale refrattario nei forni, come ausilio nella produzione dell’acciaio o nei reattori nucleari. Con le fibre di grafite si irrobustiscono i telai delle biciclette. Non il diamante, ma «la grafite è per sempre»: contrariamente alle apparenze, è proprio quest’ultima forma del carbonio la più stabile tra le due.

Ne viene prodotta mediamente 1,1 milioni di tonnellate all’anno e i principali giacimenti si trovano nello Sri Lanka, in Madagascar, Federazione Russa, Corea del Sud, Messico , Slovacchia. In Italia in Val Chisone, provincia di Torino.

Nanotubi per tutto. Cilindro magico. Una delle forme dei fullereni. Sono cilindri composti da un unico o più strati di atomi di carbonio. Dotati di un’eccezionale resistenza meccanica, i nanotubi conducono ottimamente calore ed elettricità. Innumerevoli i loro possibili utilizzi. Nel settore dell’elettronica potranno essere usati per realizzare transistor e memorie, anche di tipo meccanico. In campo chimico potrebbero rivelarsi preziosi per costruire serbatoi per l’idrogeno o filtri per gas tossici e sostanze particolari. Il loro uso è studiato anche nei motori elettrici, negli attuatori polimerici per realizzare muscoli artificiali, nelle batterie di carta o negli elettrodi delle fuel cell. Altri possibili impieghi si trovano nei rinforzi di materiali strutturali per l’edilizia, nell’industria aeronautica, in quella automobilistica o per costruire giubbotti antiproiettile.Screening biologico

Struttura cristallina. La scoperta del grafene è del 2004 e in soli sei anni abbiamo numerosissimi campi di applicazione. Tutto merito delle caratteristiche di questo materiale. «È una struttura perfetta dal punto di vista cristallino – commenta Alberto Diaspro, responsabile dell’unità di nanofisica dell’Iit (Istituto italiano di tecnologia) – funziona a temperatura ambiente senza vincolo di pressione, inoltre le ridotte dimensione dell’elemento attivo gli consentono di sopportare stress meccanici». A Genova stanno impiegando il grafene come materiale di screening biologico. «In pratica – spiega il professore – operiamo dei buchi nella struttura del grafene. Grazie alle caratteristiche di conduzione del materiale si presta a essere un ottimo strumento di analisi. Ad esempio, studiamo il sequenziamento del Dna. Lavoriamo anche e sopratutto con le proteine. Per ora sta reagendo benissimo». Il limite? «Non conduce sull’asse x, non è isolante nella terza dimensione. Per intenderci va benissimo per i chip e per le strutture in 2D.
Se si ragiona anche con l’asse x – aggiunge – c’è una categoria di isolanti topologici inorganici che stiamo studiando e che hanno migliori performance.
Fibra di carbonio. Leggerezza e robustezza sono le doti per le quali la fibra di carbonio è usata anche “su strada”, dalla Formula Uno alle supercar di serie che usano solo qualche particolare per abbattere le masse e ottenere prestazioni da record anche in termini di consumi. La fibra di carbonio è nel futuro dell’auto. Al salone di Parigi, Lamborghini ha svelato la concept car “Sesto Elemento” (6 è il numero atomico del C) realizzata completamente in carbon fiber, e in collaborazione con l’Acsl di Seattle, Boeing e Università di Washington. Un prototipo con una massa inferiore a mille kg, un motore da 570 cavalli per superprestazioni e limitate emissioni perché l’auto diventa verde se è leggera. Lo ha capito anche Bmw che userà la fibra di carbonio per realizzare la sua auto elettrica Mcv

 

Articolo del 14 ottobre 2010 ripreso dal Sole 24 Ore a cura di Andrea Carobene

Ottenere aiuto per investire i propri risparmi

Mentre sto completando il lavoro sulla disputa tra euro e lira, riprendo un tema che mi è caro, quello dell’educazione finanziaria. In particolare, oggi mi voglio soffermare sul ruolo della consulenza finanziaria rispetto ad una platea di consumatori istruiti.

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che molti risparmiatori per avere qualche suggerimento e qualche indicazione da utilizzare al momento di prendere decisioni in campo finanziario tendono a consultare la famiglia, gli amici, al limite i colleghi di lavoro; i più evoluti, cercano su internet. Va detto che ultimamente questa tendenza si sta modificando, soprattutto fra i giovani, probabilmente a causa delle difficili condizioni del mercato; in ogni caso, il rapporto con la banca patisce (giustamente) a causa della sempre peggiore reputazione di cui godono gli istituti di credito, tra pessimi consigli, servizi inefficienti e cari, credit crunch e difficoltà patrimoniali, mentre il ricorso a figure professionali specializzate come promotori e consulenti riguarda ancora una fascia marginale di risparmiatori.

Nel mondo finanziario di oggi, sempre più complesso, la competenza di un professionista può essere molto preziosa. Solitamente il ricorso ad un professionista del settore finanziario viene associato alle esigenze dei clienti più ricchi (la creazione di trust, la consulenza legale e la definizione di strategie di investimento complesse per la gestione di patrimoni molto vasti); in realtà, le decisioni finanziarie della famiglia media o del singolo risparmiatore sono diventate sufficientemente complesse da rendere non solo utile, ma addirittura necessario il ricorso ad un professionista, tanto più quando si deve scontare un’alfabetizzazione finanziaria molto bassa: non è facile scegliere il miglior mutuo tra tante opzioni, non è facile decidere come affrontare il problema dell’integrazione della pensione sia in termini quantitativi, sia in termini di allocazione finanziaria, per non parlare di come risparmiare per garantire un futuro migliore ai propri figli.

In generale, è complesso persino riuscire a determinare con chiarezza quali sono i propri obiettivi e le priorità da assegnare a ciascuno di esso, figuriamoci quanto può diventare complesso trasformare quelle intenzioni in concrete decisioni d’investimento.

È vero, la consulenza costa, come ogni servizio professionale, ma è sbagliato dare per scontato che il costo superi il beneficio. Prendiamo come esempio la creazione di un piano pensionistico: decidere quanto e come investire il proprio risparmio per questo obiettivo è molto importante. Se ormai è chiaro a molti che la copertura della pensione pubblica sarà largamente insufficiente, molti lavoratori non sanno quanto esattamente dovranno accantonare per soddisfare le loro esigenze e quindi non sono in grado di stabilire neanche quanto devono risparmiare per la pensione; anche coloro che affermano di aver fatto alcuni calcoli spesso non sono in grado di esprimere la quantità di denaro di cui avranno bisogno al momento del pensionamento oppure sono in grado di fornire stime molto approssimative.

A prescindere dalle motivazioni di questa approssimazione, il dato che deve far riflettere è che secondo ricerche come il Retirement Confidence Survey ed altre condotte dalla Professoressa Anna Lusardi, chi calcola il proprio fabbisogno si ritrova al momento del pensionamento con una disponibilità di ricchezza pari a circa il triplo rispetto a coloro che non fanno questa stima.

La consulenza, come può si comprendere è utile per i ricchi, ma può essere ancora più determinante per le persone e per le famiglie che  non hanno patrimoni rilevanti e per le quali ogni euro è fondamentale: il supporto di un professionista può essere utile per gestire bene il proprio bilancio, ove necessario, aiuta a prendere decisioni finanziarie che possono avere implicazioni enormi sul benessere del risparmiatore e sul futuro della sua famiglia.

Un supporto di questo tipo è utile anche al risparmiatore più preparato, sia perché il confronto con un bravo professionista permette sempre di ricavare spunti di riflessione e di arricchire il proprio punto di vista, ma anche perché queste decisioni hanno un forte impatto emotivo e, quindi, se prese in autonomia possono risentirne; l’opinione del professionista nasce da un punto di osservazione esterno, è più razionale e meno emotiva, questo può permettere di evitare errori che potrebbero rivelarsi drammatici. Quello che non può fare un bravo promotore o un bravo consulente è quello che ancora oggi troppi si aspettano da lui (probabilmente proprio a causa della scarsa educazione finanziaria): sapere in anticipo quali titoli e quali mercati performeranno più della media, quelli che non subiranno cali.

 

Articolo di Stefano Lovato, tratto dal blog il Globalista

Le piccole medie imprese devono crescere per attirare nuovi investitori

Per sopravvivere in un mercato in crisi gli ingredienti sono: liquidità, offerta distintiva, capacità di internazionalizzazione o radicata presenza sul territorio. E quando non basta, si può ricorrere al contratto di rete, che permette alle PMI di coalizzarsi e dare vita ad una rete d’impresa, strumento innovativo che conferisce alla piccola azienda una possibilità in più.

Come passare dalla teoria alla pratica? Se ne è discusso al workshop promosso dall’AFCEA di Roma e incentrato sulle iniziative a supporto delle PMI. Il convegno è stata l’occasione per ricordare i vantaggi di questa forma contrattuale attiva e disponibile dal 2008 e perfezionata nel nuovo Decreto Sviluppo.

Un’azienda virtuale a geometria variabile è la risposta più adeguata ad un contesto di mercato in cui troppo spesso vincono logiche che poco hanno a che fare con la libera concorrenza, ha spiegato Pietro Finocchio, presidente di AFCEA Roma: con il contratto di rete si offre invece alla propria realtà aziendale maggiore possibilità e capacità di contatto, comunicazione, relazione ed offering.

Le reti d’impresa sono l’unico fenomeno che registra una crescita in questo momento di crisi, eguagliando il bissato il successo dei distretti industriali negli anni ‘70, con l’importante differenza di garantire l’individualità delle singole aziende che si aggregano.

In Italia le aziende non riescono a crescere perché faticano ad accedere al credito: l’estremo rigore bancario non permette la condivisione del rischio d’impresa e la crescita ne risulta compromessa. Il contratto di rete invece abilita questa crescita in un modo diverso e forse più produttivo.

Fulvio D’alvia, direttore di rete impresa di Confindustria, ha riportato le esigenze delle imprese: aggregazione di programmi e progetti, superamento del localismo distrettuale, innovazione e supporto per l’internazionalizzazione o verso banche ed assicurazioni pur restando autonome. E per la governance richiedono semplicità e nessuna sovrastruttura pubblica o para-pubblica che faccia da cuscinetto.

Rispetto a queste esigenze la rete d’impresa costituisce un network in cui ci si scambia informazioni ed idee e per creare un soggetto terzo riconoscibile da PA, banche e assicurazioni verso le quali si possono vantare maggiori garanzie. Le reti diventano anche l’interlocutore ideale per le grandi imprese, nei processi di internazionalizzazone o ri-localizzazione su un territorio o sul made in Italy.

Per agevolare le PMI in questo senso, ricordiamo che dal 2012 è stato istituito il Fondo Start up per l’Internazionalizzazione – per la partecipazione pubblicaal capitale sociale di società costituite ad hoc (NewCo). Un percorso parallelo a quello della promozione delle reti d’impresa e che parimenti contribuisce a garantire una vita migliore all’azienda.

Sostegno alle imprese locali

Per chi ancora un’impresa non ce l’ha e non sa da dove iniziare, esistono diverse formule di sostegno alla nascita di una nuovo soggetto economico. Ecco quelle del Lazio:

  1. Sportello di orientamento imprenditoriale dal 2007 informa e forma nuovi imprenditori, permettendo di creare circa 400 imprese.
  2. BIC lazio da oltre 20 anni sostiene lo sviluppo del territorio attraverso il potenziamento delle imprese esistenti e la nascita di nuove start up (redazione business plan, tutoraggio, incubatori d’impresa e supporto all’internazionalizzazione)
  3. FILAS , la finanziaria Laziale dello Sviluppo, sostiene le PMI e le microimprese laziali per interventi nel capitale di rischio, per realizzare progetti ad alto contenuto innovativo e tecnologico o per attività di ricerca.

 

Articolo ripreso dal sito PMI.it

Gli investitori istituzionali si ritrovano a Montecarlo

L’INVESTOR DAY approda a Montecarlo. L’evento, diventato il convegno di riferimento per gli Investitori Istituzionali e Individuali, è organizzato da Editrice Le Fonti in collaborazione con  ActivTrades ed è  patrocinato dall’Associazione degli Imprenditori Italiani nel Principato di Monaco (AIIM), Italie-FranceAmref Monaco con la presenza della Camera di Sviluppo Economico del Principato.

Mercoledì 5 dicembre all’Hotel de Paris sarà l’occasione per svelare vantaggi e strategie utili per accostarsi al mondo delle negoziazioni sfruttando i diversi mercati: da quello valutario al comparto delle materie prime, dalla compravendita dei più innovativi strumenti finanziari ai fondi comuni di investimento attivi e passivi.

I migliori operatori del comparto finanziario, prestigiose associazioni di settore, nonché gestori e analisti di grande esperienza saranno i protagonisti delle sessioni entro cui si svilupperà il convegno quali: l’Ambasciatore Italiano nel Principato Antonio MorabitoNiccolò Chiusano, Vice Presidente dell’AIIM – Associazione Imprenditori Italiani nel Principato, Elisabeth RITTER-MOATI, Direttrice della Camera di Sviluppo Economico di Monaco, Phil H. Latimier du Clésieux, Professore Esperto di Mercati Finanziari e Co-Fondatore di Italie-France, Giuseppe G. Santorsola, Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Parthenope di Napoli, Antonio Carnevale, Co-Head di TRAPEZITA e il trader Giovanni Lapidari.

All’interno si svilupperanno Tavole Rotonde che coinvolgeranno gestori, consulenti finanziari e trader professionisti per discutere delle prospettive dei mercati con analisi in real time.

Il dibattito tra i partecipanti e l’andamento dei lavori saranno riportati sulla Rivista Family Office – L’Investitore, il quotidiano online FinanzaeDiritto.it e sul portale internazionale Iaireview.org

Per iscriversi gratuitamente all’evento e per ulteriori informazioni andate su investorday.org.

 

Articolo ripreso dal sito Finanza e Diritto.