Investire in opportunita’ non convenzionali nel settore immobiliare

Pubblichiamo un intervento su interessanti opportunita’ di investimento seguite dal nostro partner Ing. Steiner.

Sono un professionista attivo in un ambito particolare, quello delle valutazioni di immobili assoggettati a procedure di contenzioso. Effettuo pertanto questa sintetica analisi utilizzando i dati che mi derivano dal lavoro svolto durante l’anno appena trascorso, parametrati all’esperienza di anni precedenti.

I miei riferimenti, vale a dire i clienti che mi assegnano le valutazioni di immobili – da qualche anno per mia scelta prevalentemente rurali – sono in massima parte alcuni tribunali situati in Emilia, Lombardia e Veneto nonché banche ed istituzioni assicurative di varia tipologia allocate in province emiliane, lombarde, toscane e venete.
Il mio lavoro consiste nel valutare la consistenza di beni, funzionalmente ad un ribasso della base d’asta o dell’esistenza di una trattativa stragiudiziale cosiddetta a saldo e stralcio.

Le mie valutazioni non si limitano alla mera consistenza del bene, evolvendo nell’analisi del contesto storico, urbanistico, sociale, ambientale dell’immobile di riferimento e, non di rado, ipotizzando il riuso del complesso o del fondo funzionalmente allo scenario attuale a beneficio di potenziali investitori od operatori interessati ad acquisire il bene per abitarlo ovvero svolgervi un’attività imprenditoriale: azienda agricola, agriturismo, fattoria didattica, centro per il benessere fisico e spirituale.

Il 2013 è stato un anno difficile, segnato da due aspetti fra loro correlati. A fronte di un’impennata delle procedure di contenzioso – è sufficiente analizzare i dati diffusi da Istat e Crif per rendersene conto – dovuta alla sempre maggiore difficoltà di onorare le rate dei mutui da parte di privati e imprese, le procedure d’asta sono diminuite. Ciò è dovuto ad una ragione strutturale: i tribunali fissano come base d’asta il valore di mercato del bene, spesso desunto da perizie ormai datate e che si riferiscono ad uno scenario teorico, tecnicamente ineccepibile ma che non tiene conto della realtà del mercato; il risultato è che le aste vanno deserte e certi immobili vengono riproposti, invenduti, di anno in anno con ribassi del sesto, del quinto o addirittura di un terzo quando non della metà.

La ragione strutturale conduce così ad una ragione contingente: gli investitori aspettano.

Non stiamo parlando di privati che cercano l’appartamento d’occasione per andarci ad abitare, bensì di operatori economici che stanno programmando una nuova impresa o l’espansione di quella in essere. Gli immobili, in specie quelli agricoli con relativi fondi, ritenuti meritevoli d’attenzione hanno un’anzianità di contenzioso mediamente non inferiore ai quattro anni.

Oltretutto non vengono più considerate le estensioni modeste, poiché la crisi economica ha comportato la scomparsa delle cosiddette occasionalità: manager, artigiani, piccoli imprenditori o gruppi di amici che vogliono cambiare vita investendo risparmi per impiantare un’azienda agricola o un agriturismo non esistono più. Perché non hanno risparmi da investire o perché preferiscono non rischiare quelli che possiedono o, infine, perché l’accesso al credito per l’accensione di mutui è diventato tutt’altro che agevole.

Oggi c’è spazio solo per esperti, oppure per persone che possono contare sull’appoggio di professionalità preparate e chiaramente definite.

Esiste una seconda ragione strutturale: le banche hanno compreso che di denaro, e di investitori, in giro ce ne sono sempre meno, e quindi rifinanziano i loro clienti debitori; hanno iniziato sospendendo i mutui per un semestre, sono passati ad un anno ed ora non è infrequente che le annualità vengano rinnovate. Certamente tutto ciò non è gratuito, le sospensioni hanno un costo finanziario, che verrà corrisposto dal debitore in una o più soluzioni alla ripresa dei pagamenti.

Personalmente la considero un’agonia, una sorta di accanimento terapeutico rivestito con la patina untuosa del favore; posso però comprendere le ragioni che sostengono la base di tale ragionamento da parte di chi, in questo modo, ha almeno un tetto sopra la testa senza l’incubo dell’ufficiale giudiziario: intanto va così, poi si vedrà.

Tornando ai fondi agricoli ed agli immobili rustici e rurali mi sia permessa un’annotazione. Lo spontaneismo degli anni passati, pur con i suoi inevitabili alti e bassi peraltro configurabili nell’ambito del rischio d’impresa, era comunque benefico per il territorio poiché ne permetteva la cura e la tutela. Lo spontaneismo mosso da intenti prevalentemente ecosostenibili e di recupero di valori, saperi e sapori locali, non solo non dava luogo ad impianti di agricoltura estensiva variamente meccanizzata con caratteri industriali, bensì a coltivazioni di nicchia, ad un’ospitalità di buon livello e, non da ultimo, ad un indotto locale. Ora tutto questo sta scomparendo, e con esso la tutela idrogeologica del territorio.

Esistono ancora, oggi, delle possibilità per investire in immobili rurali con un vantaggio economico? La risposta è si. Anzi, per amor di precisione la risposta è: si, però..

Però.. nel senso che esistono a condizione di conoscere con chiarezza i propri obiettivi; esistono nella consapevolezza che un recupero estetico e funzionale non sarà né breve né low-cost; esistono a condizione di non aspettarsi chissà quali ritorni economici almeno per qualche anno. Esistono, infine, qualora si voglia acquisire la proprietà per trasformarla in abitazione coresidenziale sostenuta dal desidero profondo di condivisione e recupero della socialità.

Pertanto, è tuttora possibile fare buoni affari, vale a dire accedere ad opportunità immesse sul mercato del contenzioso trattando il costo a saldo e stralcio con l’ente creditore e supportando il tutto con un progetto che preveda soluzioni di recupero improntate ad un’ecosostenibilità basata su materiali poveri, connotati al territorio, ed a fonti energetiche rinnovabili.

Le vere fonti energetiche rinnovabili, economiche e non invasive sono tre: acqua, sole, vento. I materiali poveri sono argilla, pietra, legno, paglia, calce, pozzolana, pigmenti naturali. Ammettendo l’inevitabile utilizzo minimo indispensabile di ferro e ferramenta, materiale elettrico e sanitario, vetro, con un sapiente mix di tali ingredienti si possono realizzare case antisismiche, termocoibenti, gradevoli, prive di emissioni nocive, piacevolmente inserite nella natura e ad impatto energetico zero.

Le opportunità, in questo senso, possono addirittura trovarsi nei centri urbani dove sempre più numerosi sono gli edifici dismessi, già utilizzati da imprese artigiane e di industria leggera, oppure cascine dismesse il cui recupero è però estremamente oneroso e sottoposto a molteplici vincoli. Ma, mi sia permessa un’opinione, è molto più agevole e vantaggioso in termini non solo economici ma anche di qualità della vita, specie se proiettata allo scenario futuro che non vedrà certamente gli agglomerati urbani come isole felici, rivolgere le proprie attenzioni a soluzioni non cittadine.

Ing. Alberto C. Steiner

Per maggiore informazioni, visitate il sito KryptosLife (www.kryptoslife.com)

Investire nel mercato immobiliare spagnolo attraverso il Banco Malo

Sono tutti occupati a commentare e dare spazio alla vittoria di Bersani su Renzi: televisioni, giornali e commentatori di talk show nazionali si azzuffano tra di loro per analizzare il nuovo quadro e i nuovi equilibri della scena politica nazionale.
Purtroppo non trovano adeguata visibilità e attenzione vicende che stanno caratterizzando l’economia spagnola almeno sul fronte bancario. Madrid riceverà la prossima settimana dall’Eurogruppo quasi cinquanta miliardi (48,5 per la cronaca) per la ricapitalizzazione delle banche spagnole che hanno vsito approvato il rispettivo piano di ristrutturazione e ricapitalizzazione, parliamo di Bankia, Novagalicia, CatalunyaCaixa e Banco de Valencia.
L’uomo della strada ha una cognizione molto grossolana di quanto sta accadendo in Spagna, conosce per sentito dire che la penisola iberica sta pagando le conseguenze di una crescita negli anni precedenti improntata esclusivamente al traino del settore immobiliare (booming market). Il caso hispanico meriterebbe di essere studiato presso le università italiane ed analizzato con approfondimento da chi si occupa e si è occupato di erogare credito immobiliare negli anni precedenti.
Vi sono sul piano qualitativo molte similitudini con il mercato immobiliare e bancario del nostro paese, solo sul piano quantitavivo per adesso ci differenziamo. La Spagna ha scelto di risolvere e tentare di risanare il proprio sistema bancario ricorrendo alla formula della Bad Bank o per dirla in castigliano del Banco Malo. Sotanzialmente hanno quasi clonato quanto hanno realizzato durante il 2008 gli USA con la TARP (Troubled Asset Relief Program) ovvero il programma di sostegno governativo che consentiva al Dipartimento del Tesoro di assicurare o acquistare “troubled assets” ovvero mutui, obbligazioni o collaterali finanziari che erano diventati in poco tempo illiquidi o peggio si erano svalutati anche del 40%.
In Spagna il Banco Malo istituito recentemente con un regio decreto si chiama SAREB in cui l’acronimo rappresenta la seguente dicitura “Sociedad de Gestion de Activos Procedentes de la Reestructuración Bancaria”. La ratio che supporta la creazione del Banco Malo mira principalmente a stabilizzare il mercato immobiliare arrestando la caduta dei prezzi e secondariamente a dare supporto alle banche spagnole sostenendole su tre fronti: capitale, liquidità e reddittività.
Il panorama bancario spagnolo deve infatti far fronte a oltre 180 miliardi di crediti deteriorati, in buona sostanza rappresentano prestiti, soprattutto ipotecari, di cui difficilmente si potrà ottenere la restituzione. Queste cifre impattano profondamente sul mercato spagnolo e la credibilità delle banche spagnole: ricordiamo che molte di loro sono state giudicate ormai come junk da Moodys e mediamente il rapporto prestiti su depositi supera il 110% (molto vicino alla media italiana).
Su questo frangente pertanto dovrebbe muoversi il Banco Malo ovvero acquistare le “viviendas” ovvero gli immobili problematici in portafoglio delle banche spagnole con l’idea di rivenderli a distanza di anni dopo aver assistito all’assestamento ed alla ripresa del mercato immobiliare (in castigliano “se encargue de la gestion de aquellos activos problematicos que deban serle transferidos por las entidades de credito”). Il Banco Malo nasce con una dotazione complessiva di 90 miliardi ed una speranza di vita di 15 anni: il governo spagnolo sta orchestrando a riguardo una grande operazione di speculazione immobiliare per farla in breve.
L’idea è quella di sgravare la banche spagnole da ulteriori potenziali contrazioni di capitalizzazione a fronte di perdite su crediti, trasferire questi assets nel portafoglio di una special purpose vehicle (il Banco Malo appunto) e, con calma, nei trimestri che verranno,  vendere le quote di proprietà di questa Bad Bank ad investitori istituzionali esteri interessati alle potenzialità di questo investimento.
Il profilo di rischio infatti presuppone al pari di quanto fece la TARP negli USA di acquistare sostanzialmente tempo: il tempo necessario a consentire un graduale e lento processo di assestamento del mercato immobiliare con una stabilizzazione della domanda immobiliare ed un miglioramento del quadro socioeconomico spagnolo, in modo tale da poter dismettere sul mercato tali immobili e beneficiare di plusvalenze da cessione ed alienazione di beni. Il Banco Malo ha una vita istituzionale di 15 anni: chi confida nella riuscita dell’operazione presume in un orizzonte di almeno sette anni di poter realizzare significative performance. Non mi stupirei se tra qualche anno una soluzione similare venisse implementata anche per il mercato italiano, in cui gli investimenti immobiliari seguiranno con il tempo la view spagnola.
Articolo ripreso dal sito di EugenioBenetazzo.com

La bolla immobiliare e la sua creazione a livello mondiale

Essere sotto scacco nel gioco degli scacchi identifica una terminologia tecnica con cui si vuole definire uno stato di attacco che non consente di proteggersi, solitamente rappresenta anche una situazione di conflitto in cui una parte viene gravemente minacciata da un altra. Sono ormai passati quattro anni dal fallimento di Lehman Brothers e da quella data abbiamo visto costantemente peggiorare la nostra sicurezza e serenità sia finanziaria che occupazionale.
Periodicamente i media ci fanno notare i fenomeni di contestazione e disagio giovanile in varie aree metropolitane europee sottolineando come ancora oggi governi ed organismi sovranazionali non abbiano messo in essere programmi credibili di risanamento e rilancio economico dei vari paesi oggetto di assedio finanziario. A distanza di tutto questo tempo forse è il caso di soffermarsi a riflettere su chi incolpare per quello che stiamo subendo.
Tanti di voi magari adesso penseranno che i mutui subprime siano i soli grandi responsabili della grande recessione del 2008 e della crisi del debito sovrano che ne è conseguita. In vero questa è una lettura molto banale e popolare, spesso richiamata dalla stampa nazionale per poter puntare il dito contro qualcuno o qualcosa.
L’origine dei nostri mali è da ricercare piuttosto in un dispositivo di legge promulgato dagli Stati Uniti (sotto il mandato di Jimmy Carter) alla fine degli anni Settanta su pressione di esponenti politici appartenenti al Partito Democratico, ed in più occasioni soggetto a modifiche ed aggiunte continue nel corso degli anni successivi, denominato Community Reinvestement Act (CRA) che venne concepito per conseguire ambiziosi ideali di equità sociale, ma al tempo stesso anche molto utopici.
Il CRA aveva come obiettivo principe quello di aiutare e supportare le minoranze etniche di lavoratori a basso reddito a conseguire finanziamenti e mutui facilitati, soprattutto per l’acquisto di una prima abitazione. La ratio che supportava l’istituzione del provvedimento si basava su statistiche federali che evidenziavano come in quegli anni l’80% dei bianchi caucasici era proprietario della propria abitazione, contro il 40% degli afroamericani ed il 20% degli ispanici ed orientali.
In buona sostanza per non dilungarmi troppo gli USA imposero alle banche attraverso questo provvedimento di prestare denaro a persone che in assenza di questo intervento legislativo non sarebbero mai state affidate o lo sarebbero state a condizioni di prestito molto onerose. Il governo federale si proclamò motore e intermediario di questi prestiti attraverso le cosidette GSE (Government Sponsored Enterprise), Fannie Mae e Freddie Mac (acronimi che stanno rispettivamente per Federal National Mortgage Association e Federal Home Loan Mortgage Corporation).
Quello che è accaduto non ha precedenti storici: l’America di fatto ha impedito alle banche di poter discriminare, cioè ha impedito loro di esercitare un mestiere che svolgono da ottocento anni, che è quello di selezionare con prudenza e perizia i prestiti che concedono, questo proprio per proteggere e tutelare i depositi dei loro correntisti e risparmiatori e garantire così facendo la loro stessa solidità ed integrità patrimoniale.
Le banche sono state messe sotto scacco da una legislazione che prometteva equità e benessere sociale diffuso ed invece ha prodotto il più grande numero di disoccupati e sfrattati della storia economica recente. In aggiunta ed in parallelo nel 1999 durante il mandato e la benedizione di Bill Clinton è stato approvato il Gramm Act (dal nome del Senatore Phil Gramm) il quale ha revocato gran parte dei vincoli e limiti che erano stati introdotti con il Glass Steagle Act negli anni Trenta, a suo tempo istituito per evitare proprio il ripetersi di un’altro crollo finanziario simile a quello del 1929.
Il Gramm Act ha consentito, attraverso la deregolamentazione finanziaria che ha innescato, la diffusione del contagio nelle altre economie occidentali, minando la stabilità di tutte le grandi banche internazionali, nel frattempo cresciute in dimensione degli assets detenuti e dei rischi assunti proprio grazie al Gramm Act.
Prestito indiscriminato e farwest finanziario hanno alimentato la più grande bolla immobiliare degli ultimi cento anni. Sappiamo tutti che cosa è accaduto dopo: le grandi  banche sono state salvate dai governi in quanto troppo grandi per poter essere lasciate fallire, istituendo programmi di austerity e ridimensionamenti degli interventi pubblici per risanare le colossali perdite nei loro bilanci, mettendo l’economia di ogni paese a disposizione dei bailout bancari.
Fate attenzione pertanto a gongolare per la vittoria di Obama, perchè lui, la lobby professionale che rappresenta (avvocati civilisti come Bill Clinton che facevano causa a banche che non prestavano denaro ad hispanici ed afroamericani, principali beneficiari del CRA, citandole per discriminazione razziale) ed il suo stesso partito sono stati i principali artefici ad aver dato inizio alla più grande follia finanziaria della storia del capitalismo occidentale.
Oggi grazie ad una compiacenza e appoggio mediatico di giornali e televisioni nei confronti di questo leader americano non è possibile puntare il dito contro chi dovrebbe essere messo sul banco degli imputati per quanto ha provocato direttamente ed indirettamente, di contro invece lo vediamo continuamente osannato come il nuovo che avanza. Quello che sta avanzando purtroppo è solo rischio, malessere e depressione economica causata da infelici scelte di politica sia sociale che economica, irrorate da retorica e consenso populista in un paese che ha trasformato l’american dream nell’american nightmare.
Articolo ripreso dal sito di EugenioBenetazzo.com

Come investire in un immobile in asta giudiziale

Continuo a ricevere richieste di supporto e di approfondimento su come si compra un immobile in asta giudiziaria in Italia e soprattutto, se in considerazione di quanto precedentemente rappresentato, sia effettivamente conveniente. Voglio rispondervi rappresentando attraverso una istantanea il desolante quadro che caratterizza il mercato immobiliare spagnolo.
Sappiamo fino alla nausea ormai come la Spagna stia rappresentando la prossima Grecia e di come questa nazione abbia ricreato le condizioni ideali attraverso le pregresse politiche del credito per innescare una bolla immobiliare senza precedenti. Inutile più di tanto dilungarsi sul processo di riassetto bancario che ha caratterizzato il settore delle cajas spagnole attorno alla Caja de Madrid che ha portato alla nascita del gruppo Bankia: lo scopo principe è stato mettere in condizioni tale nuova entità di poter attingere al FROB (Fondo de reestructuración ordenada bancaria) ovvero una sorta di fondo salva banche istituito dal Governo Spagnolo nato per dare supporto alle fusioni di piccole banche locali al fine di contenere la loro instabilità e debolezza finanziaria.
Per chi non lo sapesse oggi in Spagna abbiamo banche che hanno una disponibilità di immobili da vendere o smobilizzare superiori persino a quelle delle agenzie immobiliari tradizionali. Alcune di queste banche hanno avviato vere e proprie attività di marketing virale volte a far conoscere le opportunità del mese in occasione: ad esempio, il Banco de Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) ha il programma “Comprar tu casa en 2012” pubblicizzato attraverso il sito Bbvavivienda in cui possono essere individuate molte opportunità targetizzando la ricerca per le zone del paese cui si è interessati. Vista la criticità di riuscire ad essere finanziati e poter accendere un mutuo, al momento attuale in Spagna l’unico modo quasi sicuro per acquistare un appartamento confidando nell’erogazione del finanziamento necessario al suo acquisto (anche al 100%) rimane purtroppo proprio quello di acquistare un immobile proposto da una banca spagnola (da cui il titolo di questo redazionale, in spagnolo: comprar un piso al banco).
Una delle possibili exit strategy che ha la Spagna per risanare la propria economia, almeno per quello che concerne la bolla immobiliare ed il panorama bancario, è copiare dagli Stati Uniti la proposta di istituire una Bad Bank (Banco Malo) che assorba i famigerati asset immobiliari tossici dai bilanci delle cajas. Questa operazione, sempre più probabile, si stima possa danneggiare ancora il mercato immobiliare, che in forza di questa soluzione, potrebbe subire ulteriori cadute di prezzo nell’ordine del 20-30%.
Per questa motivazione e rischio di mercato vendere immobili di proprietà si è trasformata in una priorità cruciale. Per incentivare e spingere il più possibile le vendite di queste “viviendas” si offrono condizioni mai viste prima: finanziamenti al 100% (in alcuni casi anche senza garanzie), assenza di oneri di trasferimento della proprietà, piani di ammortamento anche a 50 anni, elevata possibilità di scelta anche all’interno di uno stesso contesto residenziale ed infine flessibilità sia nel tasso di interesse che nella definizione della quota capitale di ogni rata.
Nelle grandi città e nella Spagna Meridionale sembra tutto adesso molto conveniente (todo mas barato): i prezzi sono scesi anche del 40% dai massimi dell’agosto 2007. Le zone costiere del Mediterraneo sono considerate una grande opportunità, persino le isole Baleari e  le Canarie hanno subito contrazioni nell’ordine del 30%. Le compravendite sono in discesa continua da oltre 18 mesi, ma hanno iniziato ad accentuare la discesa: colpisce in mezzo a tutti questi dati il fatto che una compravendita su due è riferita ad appartamenti nuovi mai abitati.
Il mercato infine con le relative opportunità potrebbe diventare ancora più frizzante ed interessante qualora la proposta politica di Izquierda Plural (una sorta di sinistra democratica) venisse accolta nei prossimi mesi: sostanzialmente si desidera obbligare le cajas che hanno ricevuto aiuti finanziari dal FROB a non poter escutere le ipoteche nei confronti di chi è impossibilitato di rimborsare un mutuo, concedendo allo stesso una moratoria di un anno onde poterlo vendere con calma sul mercato o per consentirgli di allungare la durata del piano di ammortamento, diminuendo quindi l’impegno finanziario mensile.
Articolo ripreso dal sito di EugenioBenetazzo.com

Investire nel mercato immobiliare non sara’ possibile per i prossimi dieci anni

Per decenni gli italiani hanno confidato sul mattone come bene rifugio per eccellenza, tuttavia adesso senza più alcun dubbio possiamo affermare che queste esternazioni rappresentano certezze di un passato che non si ripresenterà mai più. Il numero delle NTN stimate per il 2012  (ovvero il numero delle transazioni normalizzate, in buona sostanza il dato che statisticamente rappresenta i volumi delle compravendite) è sui livelli di metà anni ottanta, con circa 450/470.000 transazioni, dopo aver avuto picchi vertiginosi durante il primo decennio del nuovo millennio con 750/800.000 transazioni.
Questo è di gran lunga il dato che rappresenta la crisi o meglio la depressione del mercato immobiliare italiano.  Se ci aggiungiamo inoltre l’effetto IMU tale dato dovrebbe peggiorare sensibilmente a consuntivo. Ci siamo sempre sentiti dire che gli italiani sono un popolo ricco perchè otto su dieci di loro posseggono la casa in cui vivono: in realtà anche questo è un dato fuorviante in quanto non considera quanti di loro sono effettivamente proprietari della propria abitazione, senza quindi essere gravati da mutui e prestiti vari per ammodernamenti ed ampliamenti.
In Italia ci sono quasi 24 milioni di abitazioni residenziali (censite catastalmente), di queste 17 milioni rappresentano abitazioni principali di proprietà mentre 6 milioni rappresentano quelle in locazione o fruite ad altro titolo.
Al fianco di questi dati deve far riflettere come ve ne siano invece oltre un milione completamente vuote (o meglio non utilizzate, per la precisione 1.200.000), e non mi riferisco alle case per vacanza o ad utilizzo lavorativo che sono stimate a 4,5 milioni. Se questo non vi basta ancora per comprendere il downtrend che caratterizzerà il mercato immobiliare italiano nei prossimi anni (se non decenni) possiamo elencare le contrazioni di valore che hanno colpito interi quartieri sia in area metropolitane che i capoluoghi di provincia andando da un -5% a un -20% in appena due anni. L’intero settore sta passando da una fase di  blanda stagnazione ad una di marcata contrazione a seguito della convergenza di fenomeni socioeconomici poco confortanti: crollo del mercato dei mutui e peggioramento delle condizioni di affidamento, diminuzione del reddito disponibile nelle famiglie italiane, aumento del carico fiscale sui patrimoni immobiliari e profonda incertezza sul mercato del lavoro.
In particolar modo l’ultima voce deve portare a far riflettere: nel futuro che ci attende non avrà più senso investire a lungo termine per acquistarsi un appartamento di proprietà sapendo che oggi si ha un posto di lavoro a Torino, Milano o Padova e domani con molta probabilità si sarà obbligati a spostarsi in un altra regione o peggio in un altra nazione a fronte di un mercato del lavoro più dinamico e flessibile.
Non entro dopo a raccontare che fine faranno tutti gli immobili costruiti durante gli anni novanta, che si trovano in classe energetica D/E/F, i quali dovranno competere con quelli nuovi di ultima generazione: la competizione sul mercato produrrà d’obbligo una consistente contrazione delle valorizzazioni qualora si debba vendere per necessità. Pensate a tal proposito che un appartamento di medie dimensioni in massima certificazione energetica può far risparmiare anche oltre Euro 2.000 all’anno solo in spese di riscaldamento e condizionamento. Sul fenomeno della lenta penetrazione delle etnie minoritarie in quartieri un tempo di prestigio, ho già avuto modo di parlarne in precedenza.
Termino ricordando che il colpo di grazia lo daranno invece le dismissioni di ingenti patrimoni immobiliari sia da parte di Enti Locali e sia da parte di molti fondi immobiliari privati, i quali liquideranno il proprio patrimonio prima della scadenza naturale del fondo con una stima del controvalore immesso sul mercato di oltre 9 miliardi entro i prossimi tre anni. Ognuno di voi pertanto cerchi di immaginare le conseguenze che scaturiranno da questa mole di proprietà immesse sul mercato, contribuendo a saturarlo ed ingolfarlo pesantemente.
Questo non riguarda solo l’Italia, ma molte altre economie occidentali, solo in Germania si stimano dismissioni di fondi immobiliari per oltre 20 miliardi di euro. Sta finendo un’epoca nel vero senso della parola, quello che si dava per sicuro e remunerativo oggi non lo è più: il mio suggerimento se proprio ci si è intestarditi a investire nell’immobiliare è almeno ricercare l’eccellenza energetica nel residenziale e l’esoticità per quanto riguarda i fondi immobiliari aperti, confidando che il gestore con invidiata lungimiranza sia in grado di individuare mercati con elevato appeal e forte crescita nei prossimi anni.
Articolo ripreso dal sito di EugenioBenetazzo.com