Come investire nel 2013 per i prossimi dieci anni 

In uno scenario come l’attuale, dove il titolo Monte dei Paschi crolla in borsa per poi risalire e dove sul destino dei denari dei risparmiatori che ne hanno sottoscritto azioni e obbligazioni, domina un grosso punto interrogativo, capire l’economia, quello che succede nel mondo, le cause, gli effetti, le motivazioni delle scelte che vengono prese è un’impresa difficilissima.

Gli economisti, per analizzare razionalmente ciò che succede, cercano di imbrigliare gli eventi all’interno dei loro modelli matematici e in questo modo costruiscono delle relazioni di causa ed effetto che possono essere usate per fare delle previsioni sul futuro.

Quest’attività di analisi è sicuramente molto utile per descrivere gli scenari economici che possono verificarsi e assegnare a ciascuno di essi una probabilità, in questo modo però si lascia comunque, all’economista una via di fuga: la probabilità che uno scenario economico si verifichi, altro non è che una probabilità e quindi, per definizione, contempla la possibilità di sbagliare.

Le famiglie invece, quelle che vanno a fare la spesa, quelle che devono pagare l’affitto, sostenere le spese dei figli all’università, quelle che devono pensare alla loro pensione di domani, e ci devono pensare da sole, hanno la possibilità di sbagliare?

E anche qualora questa possibilità di sbagliare ci sia, quando un errore, da tollerabile, può diventare una catastrofe?

Cerchiamo di capire come le famiglie abbiano gestito i propri risparmi nel corso degli ultimi anni, se siano state soddisfatte dall’operato dai loro interessati consiglieri e, nel caso in cui la risposta sia negativa, se esista una soluzione per cercare di evitare di commettere errori dispendiosi.

Un po’ di storia:

 

  • 1990 – marzo 2000 si è assistito ad un rialzo dei mercati azionari mondiali quasi privo di pause;
  • marzo 2000 – marzo 2003 la bolla speculativa tecnologica prima e il critico scenario geopolitico poi hanno causato uno storno molto importante dai massimi registrati nel periodo precedente;
  • marzo 2003 – novembre 2007 c’è stata una nuova fase di robusto recupero che però non è riuscita a spingere i mercati sui massimi del 2000;
  • novembre 2007 – marzo 2009 nuovo storno pesante, ma non tale da ritoccare i minimi di marzo 2003, causato dalla crisi del mercato immobiliare americano e dal fallimento di alcune importanti banche;
  • marzo 2009 – luglio 2011 periodo di recupero;
  • luglio 2011 – oggi crisi dei debiti sovrani  che ha nuovamente fatto scendere i mercati, alcuni dei quali non hanno, ad oggi, ancora recuperato le perdite.

 

Nel corso di tutti questi anni, nei periodi di crisi, l’industria del risparmio gestito e, a seguire, tutte le aziende che collocavano presso gli investitori privati prodotti di risparmio (fondi comuni, SICAV, gestioni patrimoniali), anno sempre minimizzato i possibili effetti degli eventi sostenendo che, se un investimento era stato fatto nell’ottica del lungo periodo, le crisi dovevano essere viste come occasioni d’acquisto in quanto, se i fondamentali risultano comunque solidi, le crisi sono destinate a terminare.

Questo tipo di ragionamento, pur non essendo in linea di principio errato, non tiene conto di 2 circostanze:

 

  1. Chi ha avuto necessità di disinvestire i propri risparmi nei periodi di crisi, a seconda di quando è entrato sul mercato, ha dovuto aspettare anche diversi anni prima di veder azzerate le proprie minusvalenze;
  2. Chi ha investito su indici azionari sui massimi di marzo 2000, ad oggi, dopo quasi 13 anni, subisce ancora delle perdite in conto capitale.

 

Nel corso degli anni, anche in Italia si è affermata un’altra scuola di pensiero, che integra l’analisi fondamentale e, attraverso lo studio dell’andamento storico dei prezzi, tende a fare una previsione sul loro andamento futuro in base al verificarsi di determinate circostanze: questa disciplina, inventata da Charles H. Dow nel 1884, è l’analisi tecnica.

L’analisi tecnica, che nel corso degli anni si è evoluta, analizzando i comportamenti degli attori dei mercati finanziari, le cui aspettative vengono incorporate nei prezzi dei titoli, nei loro movimenti e nei volumi, riesce a classificare molti dei tipici movimenti dei prezzi e soprattutto, il momento in cui i trend stanno cambiando.

Chi ha consigliato le famiglie in tutti questi anni, forse l’analisi tecnica non l’ha neanche sentita mai nominare e, sicuramente, non l’ha applicata infatti, salvo rare eccezioni,nessuno dei prodotti del risparmio gestito ha dato rendimenti interessanti in questo lungo periodo.

Quello che intendo dire è che chi investe da solo il proprio denaro, come chi è chiamato a dare consigli su quello altrui, piuttosto che i professionisti che gestiscono enormi masse di denaro per conto terzi, non possono non considerare, per le loro scelte d’investimento, gli insegnamenti forniti dall’analisi tecnica.

Per fare ciò però occorrono studio, dedizione e mezzi proporzionati al tipo di operatività e queste caratteristiche non sono comuni ne’ nell’investitore individuale, spesso nemmeno nelle comunità dei gestori di patrimoni e sono sicuramente assenti nelle convinzioni delle istituzioni che pensano che per ridurre il rischio sia sufficiente diversificare il portafoglio.

Per fortuna non c’è nulla di nuovo da inventare, bisogna solo, umilmente, studiare.

 

Articolo ripreso dal sito mirorenzaglia.org