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  • admin 23:17 il 17 October 2012 Permalink |  

    Investire in Norvegia 

    Raddoppiare la carbon tax sull’industria petrolifera e destinare 1,2 miliardi di euro alla lotta al climate change nei Paesi in via di sviluppo: sono queste alcune delle misure principali avanzate dal governo norvegese.

    Se tale proposta andrà in porto, la tassa imposta alle compagnie petrolifere offshore dunque passerà da 26 a 55,8 euro per tonnellata di Co2, mentre l’imposta che peserà sull’industria della pesca sarà di 6,8 euro per tonnellata di Co2.

    Inoltre verrà incrementato di 1,2 miliardi di euro il fondo dedicato alla lotta al cambiamento climatico, alle energie rinnovabili, alla sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo e alla conversione a fonti energetiche a basse emissioni. In tutto, ai programmi per la tutela delle foreste sono destinati 405,7 milioni di euro.

    Si tratta – riporta il quotidiano Guardian – di un programma radicale: che senza dubbio porrà un’importante sfida politica alle altre nazioni produttrici di petrolio.

     

    Testo ripreso dal sito valori.it

     
  • admin 01:36 il 6 March 2012 Permalink |  

    La Norvegia investe sui mercati azionari 

    La crisi attuale potrebbe, paradossalmente, rivelarsi positiva per l’Europa. Perché sta costringendo il continente ad adottare una serie di riforme attese da molto tempo.

    A spiegarlo è stato ieri Yngve Slyngstad, numero uno del fondo sovrano norvegese, uno dei più grandi del mondo e uno dei pochi che adotta criteri di responsabilità ambientale e sociale nella scelta dei propri investimenti.

    Proprio in tale ottica – ha aggiunto il dirigente – il fondo sta utilizzando la maggior parte del proprio cash flow (pari a circa un miliardo di euro alla settimana) per l’acquisto di azioni sulle Borse delle piazze finanziarie europee. «Ciò che avviene oggi in Europa sarà probabilmente positivo per gli investitori – ha aggiunto Slyngstad nel corso di una conferenza stampa tenuta ad Oslo -.

    Non c’è infatti dubbio sul fatto che questa crisi sfocerà in un certo numero di cambiamenti». In particolare, secondo il responsabile del colosso finanziario nordico, occorre che i governi del Vecchio Continente comprendano la necessità di un settore privato «dinamico».

    L’ottimismo norvegese segna un cambiamento di rotta: dall’estate del 2009 a quella del 2011, infatti, il fondo sovrano aveva sospeso l’acquisto di titoli azionari europei. Dall’agosto scorso ha ripreso invece a credere nelle Borse comunitarie (nelle quali detiene oltre il 2% della capitalizzazione complessiva).

    Resta invece intatto lo scetticismo sulle obbligazioni dei Paesi più a rischio (Grecia, Portogallo, Spagna, Grecia, Italia): l’esposizione è stata ridotta, a partire dal 2009, a meno di 8 miliardi di euro.

    Articolo ripreso da valori.it

     
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