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  • admin 00:20 il 18 January 2013 Permalink  

    La restituzione delle riserve auree tedesche innesca la speculazione mondiale 

    Questa è una notizia che non può in alcun modo passare inosservata e, se dovesse essere confermata, dovrebbe lasciarci anche qualche preoccupazione. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Handelsblatt e rilanciato da La Stampa, la Germania sarebbe in procinto di rimpatriare l’oro conservato nelle varie banche centrali sparse per il mondo, e più precisamente presso la Federal Reserve e Banque de France.
    BERLINO
    La Bundesbank si appresta a rimpatriare una parte dei propri depositi di oro custoditi all’estero. Il quotidiano economico “Handelsblatt” scrive che domani la Buba darà l’annuncio ufficiale di voler ridurre la quantità di oro depositata a New York e di ritirare completamente il metallo giallo custodito nei forzieri parigini della Banque de France.  
     Attualmente le riserve di oro tedesco depositate all’estero sono ripartite nei forzieri della Fed a New York, dove è custodito il 45% delle riserve auree tedesche ammontanti a 3.396 tonnellate, con il 13% giacente presso la Bank of England a Londra e l’11% presso la Banque de France. Nella sede della Bundesbank di Francoforte giace invece il 31% delle riserve. 
    In un mondo sommerso dai debiti, la  decisione di rimpatriare l’oro tedesco dovrebbe dirla lunga sul clima di sfiducia che si sta creando tra le varie banche centrali, oltre che sulla portata di questa crisi.
    In tempi di crisi,  destinati peraltro  a durare a lungo e per i quali (allo stato attuale) è difficile escludere il verificarsi di eventi nefasti di portata imprevedibile, è meglio riportarsi a casa l’oro, si saranno detti i tedeschi. Come dargli torto?
    Ma questo, oltre a favorire un possibile inasprimento del clima di sfiducia sui mercati,  rischia di produrre anche un effetto emulativo da parte della altre banche centrali che, sulle orme della Bundesbank, potrebbero essere tentate ad agire alla stessa maniera dando il via ad una vera e propria corsa all’oro.
    Già da tempo in Germania è aperto il dibattito sull’opportunità di conservare parte della ricchezza aurea fuori dal perimetro nazionale. Ma, al netto della diffidenza regnante sulle capacita degli stessi USA di restituire l’oro in custodia,  il repentino cambio di strategia da parte della banca centrale tedesca, dovrebbe indurci a qualche riflessione sugli esiti che potrebbe avere questa crisi che, giorno dopo giorno, sembra demolire in maniera sistematica  relazioni ed equilibri creati in 70 anni di pace.
    E per quanto riguarda l’oro italiano? Bankitalia continua a mantenere un silenzio inquietante, insieme ad una incomprensibile fiducia nei depositari esteri.
    Tratto da: informarexresistere.fr
     
  • admin 02:03 il 4 January 2013 Permalink  

    I postini ci proporranno i migliori investimenti specialmente in oro 

    Riportiamo uno stralcio di una notizia esilarante dal sito BlueRating. Neanche ne controlliamo la veridicita’ perche’ fa troppo ridere, sia essa vera o falsa 🙂

    Il quotidiano MF/Milano Finanza anticipa che il maxiemendamento (NdR: si parla della legge di stabilita’ 2013) contiene un passaggio dedicato ai postini.

    DA POSTINO A PROMOTORE
     – Il portalettere, secondo il giornale di via Burigozzo, potrebbe trasformarsi in promotore finanziario. Per valorizzare gli investimenti realizzati negli ultimi anni da Poste Italiane in personale, conoscenze specialistiche e tecnologiche per l’attività di BancoPosta, magari anche in vista di una possibile privatizzazione più volte ventilata, il governo sarebbe infatti pronto ad ampliare il raggio d’azione del comparto finanziario, che si è rivelato il più produttivo nel gruppo.

    ORO E PIANI DI ACCUMULO – Come? Consentendo per esempio agli uffici postali di distribuire oro da investimento, spiega il quotidiano del gruppo Class. La vendita potrebbe avvenire sia consegnando oro fisico al cliente sia offrendo conti oro e deposito in caveau con rilascio di certificati d’acquisto. In entrambi i casi, consentendo la sottoscrizione anche tramite piani d’accumulo.

    L’OBIETTIVO DELL’INTERVENTO – La novità, secondo le stime riportate da MF/Milano Finanza, dovrebbe fruttare alle Poste ricavi annui “di almeno 10 milioni di euro”. Obiettivo del provvedimento è consentire alle Poste Italiane, “in quanto intermediario vigilato, al pari di quanto previsto per le banche, l’esercizio in via professionale del commercio di oro, senza la necessità di richiedere la qualifica di operatore professionale in oro”.

    LA RICONVERSIONE DEGLI ESUBERI – La stessa ratio sta alla base della decisione di ampliare la possibilità di offerta fuori sede dei dipendenti delle Poste. Una manovra che consentirebbe tra l’altro la riconversione degli esuberi del personale finora destinato al recapito postale tradizionale. Da segnalare – come peraltro fa MF/Milano Finanza – che il BancoPosta, malgrado abbia da qualche anno un patrimonio separato dal resto delle attività del gruppo, non è una banca a tutti gli effetti.

     

    Spezzone articolo ripreso dal sito Bluerating.com

     
  • admin 00:30 il 23 November 2012 Permalink |  

    Per investire in Oro fisico bisogna soprattutto averlo a disposizione 

    L’oro, si sa, è il bene rifugio per antonomasia, quello che tesaurizza le aspettative di crisi. E, in suo nome, sono accadute molte cose che apparivano inspiegabili o, quantomeno, strane, come vi ho già raccontato tempo fa.

    Facciamo un salto indietro. Ricordate la guerra in Libia, l’incredibile Vietnam in cui si era trasformata, con i ribelli che tentavano l’assalto e le forze lealiste di Gheddafi che riuscivano sempre a difendere le posizioni? Bene, ricorderete anche che nell’arco di tre giorni la situazione si sbloccò e i ribelli poterono mettere il naso fuori da Bengasi: armi dall’Occidente? Servizi segreti francesi e britannici in aiuto? Illuminazione divina?

    L’oro, come sempre accade, era concesso in leasing alla Banca d’Inghilterra e questa, ovviamente, lo aveva per così dire “movimentato”, ovvero non lo possedeva più fisicamente nei caveau. Per ridarlo al suo legittimo proprietario, doveva quindi ricomprarlo sul mercato. Questo provocò il rapido incremento del prezzo, fino a un massimo di 1.881 dollari l’oncia e svelò come nel mondo ci fosse una clamorosa mancanza di oro fisico, visto che i prezzi dei futures a breve scadenza erano più alti di quelli a lunga scadenza.

    Occorreva intervenire e quale miglior soluzione che mettere le mani sulle quasi 150 tonnellate di riserve auree libiche stipate in un caveau sul confine meridionale del Paese, dando vita a un’offensiva in grande stile? Così facendo, il Venezuela avrebbe riavuto ciò che era suo e il mercato non avrebbe subito nuovi, pericolosissimi scossoni per chi gioca con i futures e per chi, come Londra e New York, gode dello status di caveau dell’oro mondiale ma di fatto di lingotti fisici ne ha davvero, davvero pochi (basti ricordare lo scandalo delle barre di tungsteno dipinte in color oro e conservate alla Fed, come denunciato da Ron Paul).

    Bene, questo prologo, spero non troppo noioso, era propedeutico al contenuto dell’articolo di oggi, ovvero il fatto che la Bundesbank, nel 2001, ritirò i due terzi delle sue detenzioni d’oro presso la Bank of England, stando a quanto testimoniato da un report confidenziale reso noto mercoledì.

    La rivelazione ha fatto seguito alla sacrosanta richiesta da parte degli enti preposti al controllo del budget tedesco, affinché il governo verificasse sul posto che le riserve auree depositate a Londra, New York e Parigi esistessero davvero fisicamente. La Germania ha 3,396 tonnellate di oro, pari a un controvalore di 143 miliardi di euro, la seconda riserva al mondo dopo quella degli Usa (ammesso e non concesso che quello statunitense non sia davvero tutto tungsteno) e la grandissima parte di essa è stata stivata all’estero durante la Guerra Fredda nel timore di un attacco e un’invasione sovietica.

    Circa il 66% è conservato alla Fed di New York, il 21% alla Bank of England e l’8% alla Banque de France: la Corte degli Uditori tedesca, però, in tempi di crisi nera ha ritenuto il caso di non fidarsi e ha detto chiaro e tondo ai legislatori attraverso un durissimo report che «le riserve auree non sono mai state verificate fisicamente» e ha ordinato alla Bundesbank di assicurarsi l’accesso ai siti di stoccaggio. Di più, sempre la Corte ha ordinato il rimpatrio nei prossimi tre anni di 150 tonnellate per verificarne qualità e peso, tanto più che Francoforte non ha un registro di numerazione delle barre d’oro.

    Ma ecco la parte più interessante e inedita: stando al report, la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d’oro a Londra da 1440 tonnellate a 500 tonnellate tra il 2000 e il 2001, ufficialmente «perché i costi di stoccaggio erano troppo alti».

    A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a Francoforte. Il tutto avvenne mentre l’allora Cancelliere dello Scacchiere britannico, Gordon Brown, stava svendendo a mani basse le riserve auree britanniche – ai prezzi minimi sul mercato – e con l’euro da poco introdotto come valuta di riferimento anch’esso ai minimi di 0,84 sul dollaro.

    Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l’oro andasse in giro e non tornasse più, insomma una scelta difensiva. Sia perché la Bank of England stava esagerando con il leasing dell’oro che deteneva, sia perché il governo Blair aveva deciso di vendere le riserve per fare cassa, sia perché le barre d’oro tedesche non avevano un registro e un codice identificativo, quindi non erano reclamabili in modo certo.

    Insomma, il rischio è quello di non poter richiedere con prove e certezza il proprio oro e diventare, legalmente, solo un creditore generale con un conto in metallo.
    Più di dieci anni fa, quindi, la Germania ha avuto la lungimirante idea di mettere al sicuro gran parte delle proprie riserve e ora la Bundesbank parla di possibile riallocazione delle stesse, ovviamente sempre per motivi di sicurezza, anche se «non abbiamo dubbi sull’integrità e l’indipendenza dei nostri custodi» e se ufficialmente dice no ai controllori di Stato e alla loro richiesta di un inventario.

    Una fiducia così granitica che, giustamente, ha preferito riportarsi l’oro a casa undici anni fa – e ora si permette di dire che quello che resta sta bene all’estero e non va rimpatriato e controllato: grazie, ha portato a casa il grosso dieci anni fa! – e sottrarlo allo schema Ponzi del mercato repo, il quale ontologicamente sconta il rischio di controparte sul collaterale, come ci ha insegnato il caso del fondo MF Global. Insomma, se si rompe la catena repo sul mercato aureo da parte di custodi-prestatori e soggetti che operano nel leasing, chi può davvero reclamare il proprio oro se non si sa dove sia e non esista un registro e dei numeri seriali?

    Quanto emerso in questi giorni grazie all’iniziativa dei regolatori tedeschi è particolarmente interessante per il nostro Paese, detentore della quarta riserva aurea al mondo dopo Usa, Germania e Fmi.

    Lo scorso 6 ottobre, infatti, la Consob, l’ente per la vigilanza sui mercati guidata da Giuseppe Vegas, ha reso noto che «per cercare di abbattere il debito pubblico si possono usare senza tanti problemi le riserve auree della Banca d’Italia. Palazzo Koch, infatti, può liberamente disporre di tutti i propri beni mobili e immobili, nei limiti in cui tali atti di disposizione non incidano sulla capacità di poter trasferire alla Bce le attività di riserva eventualmente richieste». Un secondo attacco dopo quello della scorsa estate, quando la Commissione aveva proposto la costituzione di un superfondo a cui trasmettere, tra le altre cose, le riserve di Bankitalia per cercare di aggredire un debito pubblico ormai di 2mila miliardi di euro.

    Sempre la Consob ricorda che la legge sul Risparmio (l. 262/2005) ha stabilito che Bankitalia «è istituto di diritto pubblico», nonostante le quote di partecipazione al capitale di palazzo Koch oggi ancora detenute dalle banche.

    Sul punto sarebbe dovuto intervenire un regolamento governativo, che però ancora non c’è. Un tassello effettivamente mancante, per la Consob, secondo la quale «una volta emanato il citato regolamento lo Stato, quale unico azionista della Banca d’Italia, potrebbe liberamente disporre di tutti i beni della Banca d’Italia che, come l’oro, non sono in alcun modo funzionali allo svolgimento dei compiti istituzionali del Sebc».

    Ma dove sono le circa 2450 tonnellate d’oro, circa 110 miliardi di euro, di riserve auree italiane? Presso Bankitalia? Non certo tutte: una parte è custodita negli Usa e a Londra. Se la Bundesbank dieci anni fa ha deciso che era meglio tenersele vicine, non sarebbe il caso che, prima di discutere le proposte della Consob, qualcuno si prenda il disturbo di dare una controllatina? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all’estero? Esiste poi un registro? Le barre o lingotti sono contraddistinte con numeri seriali, dai quali si evince senza ombra di dubbio la proprietà italiana delle stesse?

     

    Articolo ripreso dal sito Ariannaeditrice.it

     
  • admin 01:14 il 17 November 2012 Permalink |  

    Detenere oro fisico e’ importante come investimento 

    Nell’apprendere che l’oro della Francia era custodito dalla Federal Reserve americana, il presidente francese Charles De Gaulle pare che abbia detto “non riuscivo a dormire sonni tranquilli con un accordo del genere”. Così nel 1965 ha ordinato che una nave della marina francese attraversasse l’Atlantico per recuperare 150 milioni di dollari in oro custoditi nei caveaux della Fed di New York e trasferirli nella Banque de France a Parigi.

    È stata una mossa prudente quella di De Gaulle. In accordo con l’avvertimento che già vi avevo fatto: non lasciate il vostro oro alle cure di qualcun altro. Prendete possesso fisico del vostro oro.

    De Gaulle comprese che gli Stati Uniti stavano realizzando una truffa internazionale. Avevano promesso che i possessori dei dollari americani avrebbero potuto in ogni momento riscattare il loro oro al tasso di 35$ l’oncia. Ma come qualcuno che firma cambiali false, era chiaro che gli Usa stessero stampando più dollari di quanti ne fossero riscattabili a qualsiasi tasso.

    De Gaulle aveva anticipato tutti. Ma in breve tempo anche altre nazioni compresero la stessa cosa ed iniziarono a richiedere l’oro per i dollari che detenevano. Presto Washington iniziò ad avere un’emorragia di oro mentre si confrontava con richieste di recupero per decine di miliardi dei suoi dollari di carta.

    In pratica, si è trattato niente meno che di una grande corsa all’oro.

    In un solo giorno del Marzo 1971, 400 tonnellate di oro vennero prelevati dal meccanismo di scambio, il London Gold Pool, forzandolo a chiudere. Ad agosto, il Presidente Nixon chiuse lo sportello dell’oro del tutto, tradendo di fatto la promessa esplicita dell’America della convertibilità aurea.

    La Germania richiede un controllo contabile

    Come la Francia, anche la Germania ha avuto un’esperienza molto negativa con l’iperinflazione della moneta fiat [creata senza riserva aurea, ndt]. Non dovrebbe sorprendere se entrambe le nazioni sono indicatori sensibili di quando la moneta viene emessa senza controllo. Ora stiamo iniziando a comprendere i passi che la Germania ha intrapreso in accordo con le domande inquietanti di oggi sulle banche centrali del mondo e sull’oro contenuto nelle loro riserve.

    Sul Telegraph, Ambrose Evans-Pritchard riporta che una corte tedesca ha ordinato un’indagine sull’oro custodito, presumibilmente per conto della Germania, a Londra, Parigi e New York:

    La Corte dei Conti tedesca ha comunicato ai legislatori in un rapporto redatto [appositamente] che l’oro “non è mai stato verificato fisicamente” ed ha ordinato alla Bundesbank di proteggere l’accesso ai siti di stoccaggio. Essa ha richiesto il rimpatrio di 150 tonnellate nei prossimi tre anni per verificare qualità e peso dei lingotti d’oro. Ha affermato che Francoforte non ha un registro di lingotti numerati. La relazione affermava anche che la Bundesbank avrebbe ridotto le sue riserve a Londra da 1440 a 500 tonnellate nel 2000 e nel 2001, presumibilmente perché i costi di stoccaggio erano troppo alti. Il metallo era tornato a Francoforte per via aerea.

    Forse un audit proverà che tutto l’oro tedesco conservato nelle banche centrali straniere può essere contabilizzato. Forse l’oro francese avrebbe potuto rimanere al sicuro nelle mani della Federal Reserve per decenni. Ma un’ambiente come il nostro, tossico per definizione, richiede una buona amministrazione.

    Cosa hanno fatto le banche centrali con l’oro del popolo?

    Di recente ho scritto un articolo in cui chiedevo se le banche centrali abbiano l’oro che dicono di avere. Anche se il metallo prezioso è in inventario, rimangono pressanti domande su chi detenga i titoli dell’oro, se è stato ceduto in prestito, impegnato, scambiato o venduto.

    Il Telegraph allude alla questione del titolo, riportando che l’azione della corte tedesca “segue le richieste del gruppo della campagna civica tedesca ‘Bring Back our Gold’ [‘Ridateci il nostro oro’, ndt] ed i loro alleati statunitensi del Gold Anti-Trust Commitee che non ci si possa fidare dei dati ufficiali. Essi sostengono che le banche centrali abbiano prestato o venduto allo scoperto gran parte del loro oro.”

    Chiedere se i lingotti d’oro siano davvero al loro posto è una questione di inventario. Le domande sui titoli sono istanze che dovrebbero avere una risposta attraverso un audit. Ma permangono preoccupazioni altrettanto giustificabili circa l’autenticità dell’oro detenuto dalle banche centrali e da altri depositi.

    Un altro argomento collegato a questo è quello dell’oro falso. Una questione che non è per nulla priva di importanza, ma che è talmente seria che quest’anno, per la prima volta, alcuni (dei lingotti) d’oro custoditi dalla FED di New York sono stati forati per campionatura per verificarne la purezza. Ma nessun risultato è stato divulgato.

    Riflessioni finali

    Coloro che dopo il 15 agosto 1971 si sono presentati con i dollari perché speravano di scambiarli con l’oro erano ormai in ritardo. Ma De Gaulle sapeva bene che c’era qualcosa di sospetto nelle operazioni monetarie degli USA ben prima che Nixon annullasse le promesse americane sull’oro. Nel mondo travagliato di oggi, la Germania si comporta come se i suoi sensi monetari fossero in formicolio.

    Vi sono segnali d’allarme in abbondanza per gli americani che le condizioni monetarie stiano divenendo più fragili giorno dopo giorno e che il dollaro fiat non durerà. Sarebbe bello sapere che alla fine le riserve auree del popolo sono al sicuro.

     

    Articolo ripreso dal sito moneyandmarkets.com

     
  • admin 23:51 il 17 October 2012 Permalink |  

    Investire nell’oro in Grecia 

    Partiamo dalle parole di un economista Greco: “Il GDP (Gross Domestic Product, il PIL insomma) è crollato di 47 miliardi di euro (in un paese che ha 11 milioni di abitanti, in proporzione l’equivalente in Italia sarebbe 270 miliardi) negli ultimo 5 anni. Si stima che l’economia si contrarrà di un altro 3,8% nel 2013 a segnare il sesto anno di fila di recessione! La disoccupazione è arrivata al 24,7%. La disoccupazione giovanile .. al 55,4%! Ma niente paura! Abbiamo il sole, il mare, la cultura.”

    Ma a quanto pare hanno anche qualcos’altro: ORO.

    L’anno scorso la compagnia mineraria canadese Eldorado Gold Corp ha sganciato 2,4 miliardi di dollari per acquisire la European Goldfields, che lavora da anni per sviluppare le miniere d’oro greche di Skouries e di Olympias. La Eldorado possiede anche il Perama Hill project. Le attese sono per una produzione di 345.000 once d’oro l’anno.

    Intanto la compagnia australiana Glory Resources Ltd sta sviluppando la miniera di Sapes da cui si attende una produzione di 80.000 once d’oro l’anno.  

    Le quattro miniere messe assieme dovrebbero produrre sulle 425.000 once d’oro l’anno per il 2016 e cioè, al prezzo di oggi, qualcosa come 750 milioni di dollari l’anno, e questo farebbe della Grecia il più grosso produttore d’oro in Europa.

    Questi progetti sono stati bloccati per una decade da problemi burocratici, gruppi di ambientalisti, resistenze locali (si usano grosse quantità di cianuro per separare l’oro dal resto del macinato di roccia) e partiti di sinistra, nonostante le compagnia spingano sul fatto che le miniere sarebbero una manna in tasse, royalties e lavoro.. beh, 1.700 posti di lavoro per 1 milione e 170 mila disoccupati.

    Ma tutto quello che abbiamo detto sinora potrebbe essere solo una grattatina alla superficie della questione vera, come si dice (espressione ‘mmericana). “Crediamo che la Grecia abbia il potenziale per diventare un produttore d’oro fra i più importanti al mondo ha detto il chairman della Glory, Jeremy Wrathall, il quale dice di trovare “bizzarro” il fatto che il paese sia ancora “virtualmente inesplorato” e si dice molto fiducioso di aver “svegliato il potenziale dell’industria mineraria”.

    Eduardo Moure, il general manager della Eldorado per la Grecia, ha simili visioni: “Penso che la gente si renderà conto che noi siamo parte della soluzione, una forza di cambiamento positivo”.

    I lavori sono in fase avanzata alle miniere della Eldorado di Olympias e Skouries nella regione dell’ Halkidiki, la penisola del nord della Grecia, in Macedonia, la stessa regione in cui si trova il monte Athos, world heritage site.

    Nel luglio 2011 il ministero dell’ambiente Greco ha aggiudicato le licenze per l’estrazione dell’oro e tensioni si sono manifestate a marzo di quest’anno con occupazioni delle sedi stradali che portano alla cava di Skouries sul Monte Kakkavos, con scontri dei manifestanti con i lavoratori della cava. Protestanti hanno interrotto anche il consiglio del vicino villaggio di Ierissos, dove si discuteva il progetto, con una rivolta vera e propria, auto ribaltate e combattimenti per le strade con la polizia antisommossa. Un membro del comitato anti miniere ha poi detto al giornale Kathimerini, “Accetteremo solo una cosa: il completo abbandono di questi progetti che sconvolgeranno e inquineranno la zona distruggendo il turismo e alla fine lasciandoci più poveri e con un territorio devastato, mentre l’oro finirà dappertutto tranne che a noi”.

    Cittadini della zona, associazioni, cooperative e gruppi di professionisti hanno inoltrato 6 appelli al Consiglio di Stato, la massima corte greca, per fermare ulteriori sviluppi del settore minerario, che distruggerebbe le foreste, l’ecosistema e il turismo. Ma il 24 luglio la Corte ha emesso rigettato il primo appello affermando che gli investimenti minerari sarebbero “molto di beneficio all’economia”.

     

    Articolo ripreso dal blog ArgentoFisico su Blogspot.com

     
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