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Investire in Polonia

Nell’Europa della crisi economica e dell’austerity, c’è un Paese che cresce ininterrottamente da vent’anni: la Polonia. Le ragioni di questo successo stanno in un piano di riforme varato nei primi anni ’90 dall’allora ministro dell’economia Lezsek Balcerowicz, che oggi, sulla tassazone, dà qualche consiglio a Monti.

La crisi non arriva a Varsavia. E non c’entra molto il fatto che la Polonia non abbia l’euro. Molto più il fatto che abbia fatto le riforme a tempo debito. Cioè, a inizio anni Novanta. Un piano in dieci punti che porta il nome del suo autore, l’economista Lezsek Balcerowicz, all’epoca ministro dell’economia del primo governo democratico di Tadeusz Mazowiecki e nei primi anni Duemila governatore della Banca Centrale polacca. Linkiesta l’ha intervistato, chiedendogli le ragioni del successo del suo paese. E perché l’Europa e Mario Monti devono lasciar perdere i sondaggi di popolarità, focalizzandosi sul lavoro da fare e lasciando al loro destino i politici «che vogliono fare come Babbo Natale».

Quest’anno è il ventesimo consecutivo in cui il Pil polacco è cresciuto. Senza soffrire crisi. Cos’ha fatto la Polonia che non hanno fatto gli altri paesi dell’est, come ad esempio l’Ungheria?

Abbiamo tenuto fermi due criteri: una rigorosa politica monetaria per contenere l’inflazione che a fine anni ’80 era arrivata al 649% annuo e anche per evitare bolle creditizie. E abbiamo mantenuto una tassazione che, per quanto non molto bassa, non è mai sfuggita di mano come in Ungheria. Così abbiamo evitato anche una bolla fiscale. Ed è stato un successo duraturo, come dice lei.

C’entra anche con il fatto che la Polonia non è mai entrata nell’eurozona?

Penso che questo invece c’entri relativamente. Anche perché nell’area euro ci sono paesi che si sono comportati egregiamente, come la Germania, la Finlandia, l’Austria e l’Olanda. Mentre altri paesi come il vostro…

Quindi lei pensa che l’Euro non c’entri nulla con la crisi dei paesi indebitati?

Esattamente: in Italia, così come in Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, il problema sono le politiche economiche dei singoli paesi. Certo le situazione italiana è infinitamente migliore di quella greca, ma la natura del problema è simile.

A proposito dell’Italia, è quasi un anno che il governo Monti è entrato in carica. Ritiene che abbia fatto le riforme necessarie oppure serviva di più?

Non conosco bene la vostra situazione politica, ma posso suggerire a Monti una strategia, dato che anch’io, come lui, sono un tecnocrate che è stato chiamato a suo tempo per risolvere un problema. Innanzitutto, sia rapido nelle decisioni, si focalizzi sui problemi e li affronti in modo risolutivo. C’è un indicatore molto semplice per capire l’efficacia delle riforme e sono gli interessi che si pagano sui titoli di Stato. Non abbiate però fretta sul riottenere la fiducia dei mercati finanziari. Per riottenere quella ci vuole un po’ di tempo. E soprattutto Monti non badi all’arena politica, o al circo, per così dire, lì ci sono un sacco di persone che agli elettori promettono cose impossibili come fossero Babbo Natale. Quello è una tipologia molto pericolosa di uomo politico. Se Monti riuscirà nel suo intento, la sua popolarità aumenterà. In caso contrario…

In tutto questo, sia per l’Italia che per la Spagna può essere d’aiuto il piano Draghi sull’acquisto illimitato di titoli di Stato?

La Spagna e l’Italia hanno situazioni economiche molto diverse. La Spagna ha sofferto molto per l’esplosione della bolla creditizia seguita al crollo del suo mercato immobiliare, cosa che per vostra fortuna non è avvenuta in Italia, dato che le vostre banche non hanno grossi problemi, a quel che ne so. I problemi sono noti: alto debito, stagnazione, riforme rimandate troppo a lungo, un mercato del lavoro troppo rigido, imprese scoraggiate dal crescere per le troppe regolazioni. È il governo che deve risolvere tutti questi problemi. Ergo, non credo che il piano Draghi da solo possa risolvere i vostri problemi. Se le banche centrali potessero risolvere ogni cosa tutti saremmo ricchi. L’acquisto di bond da parte dell’Eurotower è cominciato già nel 2009. Se avesse risolto qualcosa, non saremmo ancora qui a parlarne. Infatti l’euforia sui mercati è durata solo tre giorni, dopo l’annuncio di Draghi. In sintesi, per l’Italia c’è solo una soluzione italiana. Ed è nel suo interesse di muoversi da sola.

Chiudiamo con la Polonia, dove abbiamo iniziato. Pensa che nei prossimi anni aderirà alla moneta unica?

Di sicuro non nell’immediato: attualmente questa è una scelta estremamente impopolare. Non c’è fretta, in questo senso. Ci sono ancora delle cose da fare, come consolidare le nostre finanze, rimuovere alcune regolamentazioni, rendere efficiente il nostro settore pubblico. Se la Polonia aderirà all’euro, economicamente farà parte dei paesi nordici. Altrimenti non avrebbe senso.

 

Testo ripreso da linkiesta.it