Aggiornamenti da aprile, 2013 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • admin 00:39 il 7 April 2013 Permalink  

    Investire in Slovenia solo dopo la possibile confisca sui conti correnti 

    La crisi del debito sovrano, iniziata nei primi mesi del 2010 come aborto embrionale della bolla sui mutui subprime, sembra non conoscere via di uscita, sempre più commentatori indipendenti iniziano a schierarsi al mio fianco facendosi portavoce della medesima constatazione: più che di una crisi sistemica ormai si deve parlare di una crisi infinita.
    La vicenda Cipro non è che una delle tante sfaccettature con cui si è mostrata in tutta la sua pericolosità distruttiva: oggi le varie autorità sovranazionali riconoscendo l’errore da principianti (ricordano molto gli USA quando salvarono la Lehman) fanno proclami a ripetizione sottolineando come quanto attuato per l’economia cipriota non possa essere preso ad esempio in futuro anche per altri paesi. Speriamo.
    Le speranze tuttavia non hanno mai protetto gli investimenti dei piccoli risparmiatori e né tanto meno i portafogli dei grandi operatori istituzionali. Non penso sia superfluo ricordarvi che in due anni dall’Italia sono stati smobilizzati investimenti tangibili e non (quindi asset finanziari) per oltre un trilione di euro (mille miliardi): denaro che è uscito da una moribonda economia italiana e dal suo pietrificato sistema bancario ed ha preso la via verso lidi considerati più sicuri e protettivi.
    Mi permetto di fare questo richiamo a fenomeni finanziari che si stanno perpetuando da quasi due anni perchè ancora oggi esistono migliaia e migliaia di piccoli investitori e risparmiatori italiani che hanno deciso di intraprendere la strada della delocalizzazione finanziaria solo ora perchè scossi dalle vicende cipriote. Questo fiume di denaro ha fatto e sta facendo la fortuna di altri paesi che adesso in qualche modo sono stati presi di mira dalle comunità finanziarie le quali evidenziano come si possono verificare in futuro altri casi Cipro visto le strette analogie (almeno superficiali) con l’economia cipriota. Sul piano  giornalistico questo problema è stato posto in luce mettendo sotto osservazione e in quarantena finanziaria i cosiddetti Stati Banca.
    Con questo termine si suole adesso definire tre stati all’interno dell’Unione Europea, Lussemburgo, Slovenia e Malta, che hanno un’economia complessivamente di modeste dimensioni, ma basata su un peso rilevante degli assets finanziari detenute dalle rispettive banche in rapporto alla dimensione del PIL. Presi nella loro singolarità, gli Stati Banca uguagliano o addirittura superano la casistica cipriota: 750% per Malta, 150% per la Slovenia e 2.200% per il Lussemburgo.
    Da un’analisi superficiale, solo sul piano quantitativo, verrebbe da rabbrividire: gli assets bancari a Cipro pesavano otto volte il PIL. Tuttavia se ci soffermiamo anche sul piano qualitativo scopriamo profonde e determinanti differenze. Prima fra tutte, la caratteristica di internalizzazione del panorama bancario dei paesi in questione.
    Mentre Cipro si basava su due banche nazionali, Malta, Lussemburgo e Slovenia godono, soprattutto le prime due, di una copiosa presenza di banche di azione e prestigio internazionale. In misura secondaria questi paesi possono contare su un debito sovrano sostenibile (government debt on gross domestic product) caratterizzato da un’economia frizzante e in continua crescita con percentuali che né Germania, Francia o Austria possono oggi spendere: 73% per Malta, 22% per il Lussemburgo e 53% per Slovenia. Dei tre solo quest’ultima, un tempo conosciuta come la Svizzera dei Balcani, sta attraversando un periodo di forte difficoltà e turbolenza economica che sta iniziando ad  impattare sulla stabilità finanziaria del paese soprattutto sul sistema bancario visto l’aumento delle sofferenze bancarie oggi stimate a quasi 1/5 del PIL.
    Per questo motivo sarebbe consigliabile in via cautelativa evitare una delocalizzazione finanziaria con questo paese e le sue banche. Infine gli Stati Banca godono di bassissima ingerenza o legami con le economie più deboli dell’Unione Europea, quindi gli stessi hanno poco coinvolgimento con le sorti dei FISH, il nuovo acronimo che sostituisce i PIGS ed individua in France, Italy, Spain and Hollande i prossimni quattro paesi che potrebbero diventare un problema non più sostenibile per la coesione e stabilità della moneta unica.
    Ricordiamo infatti ancora una volta che Cipro è un paese il cui panorama bancario è strutturato fondamentalmente sulla presenza ed operatività di due grandi banche di interesse nazionale, Laiki Bank ed Hellenic Bank, le quali avevano una esposizione decisamente rilevante con l’economia greca. Il caso Cipro, al di là degli aspetti legati al gossip finanziario per il clamore suscitato, dimostra ancora una volta l’importanza di effettuare e puntare su investimenti e gestori di investimento che godono di una correlazione negativa sia con la volatilità e l’incertezza dei mercati e sia soprattutto con i rischi sistemici esogeni.
    Autore: Eugenio Benetazzo, articolo ripreso dal sito eugeniobenetazzo.com
     
  • admin 20:52 il 25 February 2013 Permalink  

    Investire in Slovenia 

    E  sempre stato il paese più ricco dei paesi dell’ex Jugoslavia, una volta raggiunta l’indipendenza nel 1991 ha potuto dare inizio al processo di transizione economica, nel 2004 è diventato membro dell’Unione europea e della Nato e dal 2007 usa l’euro come moneta. Il basso costo della mano d’opera, una mentalità europea aperta agli stranieri, la vicinanza all’Italia e un carico fiscale inferiore a quello italiano hanno convinto molti imprenditori a delocalizzare le loro attività produttive in Slovenia.

    Tipi di impresa

    La forma più frequente è la società a responsabilità limitata, per la costituzione è necessario un atto notarile e un capitale sociale minimo di 7.500 euro da versare interamente. Le altre forme di impresa sono la società per azioni, la società a responsabilità illimitata e la ditta individuale.

    Società a responsabilità limitata

    I soci possono essere persone fisiche o giuridiche, possono essere una o più persone, il contributo minimo per ogni persona è di 50 euro. Per registrare lo statuto in Tribunale serve un atto notarile e un interprete legale nel caso i soci non siano sloveni. Nel caso di una srl con socio unico (persona fisica) che svolge anche l’attività di amministratore, non serve l’atto notarile e l’interprete giudiziario, in questo caso le spese di costituzione sono inferiori. Il Tribunale impiega circa due/tre settimane a registrare la società.

    Ditta individuale

    Una persona fisica può aprire una ditta individuale semplificata, (uno straniero deve avere la residenza in Slovenia) dal 2013 è possibile fino ad un fatturato di 50.000 euro. Se si sceglie questo tipo di impresa, adatta soprattutto a chi fornisce solo servizi e consulenze, non è necessario gestire la contabilità ma solo l’elenco delle fatture emesse; a fine anno, dal totale del fatturato, si deducono i costi calcolati in maniera forfettaria del 70% e sull’utile si calcola il 20% di tasse a titolo d’imposta.

    Tassazione

    Gli utili delle società di capitali nel 2012 erano tassati al 20%, nel 2013 saranno tassati al 17%, e andranno a scalare fino al 15% nel 2015.
    Dalla base imponibile si possono detrarre entro certi limiti:
    – gli investimenti dei beni ammortizzabili destinati alla ricerca e allo sviluppo
    – gli investimenti destinati ad aumentare nuovi posti di lavoro per disabili
    – gli investimenti in fondi pensione per i dipendenti.
    L’IVA (DDV in sloveno) è al 20%, l’aliquota ridotta è dell’8,5%, per i servizi finanziari si applica l’aliquota del 6,5%.
    I redditi da capitale e quindi anche gli utili prelevati dai soci, (persone fisiche che hanno la residenza in Slovenia) sono tassati con un tassa fissa del 25% a titolo d’imposta. Se i soci hanno la residenza in Italia devono rispettare la legge n.76 del 29 maggio 2009, convenzione tra il governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica slovena per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio.

    Dipendenti

    La paga di un operaio base è di circa 700/800 euro netti/mese per 12 mensilità + il rimborso per l’indennità ferie che viene pagato in giugno ed è di circa 780 euro/anno. Non esiste il TFR e la tredicesima. I contributi sulla paga lorda sono per il 22,10% a carico del lavoratore e per il 16,10% a carico del datore di lavoro. Nella busta paga vengono anche rimborsate al lavoratore le spese per il pranzo pari a circa 4,00 euro (se l’azienda non ha una mensa interna) e le spese di trasporto dall’abitazione alla sede del datore di lavoro, questi rimborsi non sono tassati. Se il dipendente lavora più di quattro ore, gli spetta una pausa retribuita per il pranzo di 30 minuti. Un operaio a tempo pieno (40 ore settimanali -2,5 ore per la pausa pranzo) costa all’azienda circa 14.000 euro/anno tutto compreso.
    Sui redditi delle persone fisiche si calcola l’imposta (IRPEF) a scaglioni seguendo questa tabella: fino a circa 8.000 €/anno 16%, fino a circa 19.000 € 27%, fino a circa 71.000 € 41% oltre il 50%. Prima di calcolare l’imposta si tolgono le detrazioni dal reddito lordo, le più comuni sono: una detrazione generale, uguale per tutti, di 3.300 €, per ogni figlio a carico circa 2.500 €, per la cura di una persona disabile circa 8.400 euro, ed altre.

    Finanziamenti

    In questo momento sono previsti finanziamenti, crediti o micro crediti a tasso agevolato solo a giovani piccoli imprenditori o disoccupati con cittadinanza slovena. E’ in fase di preparazione un concorso per finanziamenti ad aziende con capitale estero i dettagli saranno noti all’inizio di marzo.

    Agevolazioni

    Per tutte le altre imprese esistono delle agevolazioni per chi assume personale che non ha ancora compiuto i 26 anni o madri di bambini con età inferiore a tre anni, in questo caso l’Istituto per la previdenza sociale dopo due anni restituisce al datore di lavoro il 50% dei contributi pagati il primo anno e il 30% dei contributi pagati il secondo anno.
    Per chi assume persone anziane è prevista la parziale esenzione dal pagamento dei contributi nella misura del 30% per le persone che hanno compiuto 60 anni e del 50% per le persone che hanno già maturato i requisiti per la pensione ma che continuano a lavorare.
    Esistono anche delle agevolazioni per chi assume persone che rientrano in certe categorie, per le quali è difficile trovare un posto di lavoro, persone anziane o che sono iscritte da molto tempo all’ufficio di collocamento, disabili o parzialmente disabili ecc. In questo caso, ma solo in certe zone, l’Istituto di previdenza sociale restituisce, dopo un anno, una parte dei contributi già versati, circa 2.000 euro a dipendente solo per il primo anno, comunque dipende dalla zona e in certe zone questo non è previsto.

     

    Articolo ripreso da: studilegali.it

     
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