Aggiornamenti da dicembre, 2012 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • admin 15:00 il 20 December 2012 Permalink |  

    La Svizzera e l’Inghilterra ai ferri corti sui conti correnti 

    HM Revenue and Customs, l’Agenzia delle Entrate del Regno Unito, ha avvisato i titolari di conti svizzeri che hanno ora un’ultima possibilità di versare eventuali imposte dovute, prima che siano avviate indagini.

    HM Revenue and Customs (HMRC) sta avvisando via posta i titolari dei conti che ignorare questa ultima richiesta di pagamento potrebbe comportare sanzioni. In alcuni casi, tali sanzioni potrebbero essere pari al 150% delle imposte dovute. Questo è il terzo avviso, di questo tipo, che viene inviato ai contribuenti britannici titolari di conti presso istituti bancari svizzeri.

    Un accordo fiscale, da più parti definito storico, entrerà in vigore il 1˚ Gennaio 2013 tra il Regno Unito e la Svizzera. L’accordo prevede che i conti di contribuenti britannici accesi presso banche svizzere siano soggetti ad una tassazione una-tantum nel 2013, a condizione che il conto in questione fosse aperto in data 31 Dicembre 2010 e lo sia ancora al 31 Maggio 2013.

    Il pagamento una-tantum coprirà eventuali debiti sull’imposta sul reddito, sulle plusvalenze, sulle eredità e sul valore aggiunto (IVA) relativi ai fondi sul conto. Tuttavia, l’imposta non sarà applicata ove il titolare autorizzi l’istituto bancario a trasmettere all’HMRC le informazioni relative al conto. In tal caso, alla luce delle informazioni trasmesse, l’HMRC richiederà il pagamento di eventuali imposte dovute, comprensive di relativi interessi e sanzioni.

    L’accordo prevede inoltre l’introduzione di una nuova ritenuta alla fonte su redditi e plusvalenze generate da investimenti detenuti da contribuenti britannici presso banche svizzere a decorrere dal 1˚Gennaio. In base alla natura delle giacenze in questione, alla durata del rapporto tra cliente e banca e al capitale iniziale e finale sul conto, le imposte avranno un tasso variabile tra il 19% e il 34%. Il pagamento salderà i debiti fiscali verso il Regno Unito per quanto riguarda redditi e plusvalenze, ma non sarà applicabile ove venga autorizzato il rilascio delle informazioni.

    Jennie Granger, direttice del dipartimento dell’ HMRC General Enforcement and Compliance, ha dichiarato: “Stiamo analizzando attentamente le informazioni che abbiamo ricevuto relative ai conti offshore; questa operazione ha fino ad ora generato 100 milioni di sterline in imposte non pagate che il Regno Unito avrebbe altrimenti perso.” Granger prevede che l’accordo svizzero genererá in futuro ulteriori 5 miliardi di sterline in gettito fiscale per il Regno Unito.

     

    Articolo ripreso dal sito ascheri.co.uk

     
  • admin 01:26 il 18 December 2012 Permalink |  

    La Svizzera non vuole piu’ proteggere gli evasori fiscali tedeschi 

    Dopo il definitivo rifiuto della convenzione sull’imposizione alla fonte con la Svizzera, il governo tedesco è chiamato a riprendere le trattative con Berna per (ri)negoziare un accordo equo. La controversia fiscale tra i due paesi rimane aperta.

    Le lunghe discussioni alla commissione di conciliazione non sono bastate mercoledì sera per convincere i rappresentanti dell’opposizione rosso-verde tedesca, maggioritari nel Bundesrat (camera alta del parlamento), a rinunciare alla loro opposizione all’accordo con la Svizzera.
    La commissione delle due camere del parlamento tedesco ha quindi deciso di rinunciare alla ratifica dell’accordo fiscale tra Berna e Berlino firmato nell’agosto 2011.

    Secondo le agenzie di stampa, i socialdemocratici dell’SPD, i Verdi e la stessa commissione di conciliazione hanno adottato una dichiarazione in cui invitano il governo tedesco a riprendere le trattative per giungere a «un accordo fiscale equo» con la Svizzera.

    Potrebbe però trascorrere parecchio tempo prima che la Svizzera si rimetta al tavolo dei negoziati, stando a quanto affermato mercoledì sera dalla presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf. «Siamo dei paesi vicini e quindi tentiamo di trovare delle soluzioni», ha detto, sottolineando che l’anno prossimo non sarà comunque avviata alcuna nuova trattativa.

    L’SPD e i Verdi criticano da mesi l’accordo firmato dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble (CDU) e da Eveline Widmer-Schlumpf, giudicandolo ingiusto. In particolare, deplorano l’introduzione di un’imposta liberatoria (compresa tra il 21 e il 41%) sui patrimoni depositati in Svizzera, che ai loro occhi consentirebbe agli evasori tedeschi di regolarizzare troppo facilmente la loro situazione.

    Una fiscalità che divide

    L’accordo fiscale era stato accolto dal Bundestag, la camera del popolo, in cui la coalizione di governo formata dai democristiani CDU/CSU detiene la maggioranza. A fine novembre era al contrario stato bocciato dai rappresentanti dell’opposizione SPD-Verdi al Bundesrat, la camera dei Länder.

    Il governo aveva così riposto le sue ultime speranze nella commissione di conciliazione. Composto da 16 membri di ogni camera, l’organo di mediazione si riunisce per tentare di appianare le divergenze in parlamento.

    Oltre all’accordo con Berna, vi sono altre questioni fiscali sulle quali le opinioni di governo ed opposizione divergono. Tra queste l’imposizione fiscale dei redditi medi tramite una riduzione della “progressione a freddo” delle aliquote e gli incentivi fiscali per il risanamento degli edifici. Le due parti si accusano a vicenda di bloccare qualsiasi passo avanti.

    Guerra alle banche

    A poco meno di un anno dalle elezioni tedesche (previste nel settembre 2013), la campagna elettorale è lanciata. E a un solo mese dalle elezioni regionali in Bassa Sassonia, l’opposizione non vuole più concedere alcuna vittoria alla coalizione governativa.

    I socialdemocratici e il loro candidato alla cancelleria Peer Steinbrück hanno impostato la loro campagna sul concetto di “giustizia”, annunciando guerra alle banche e ai mercati finanziari. Con il rifiuto dell’accordo fiscale con la Svizzera, l’SPD si posiziona così dalla parte dei cittadini con redditi piccoli e medi. Persone sottoposte a un’elevata imposizione fiscale, che non hanno alcuna comprensione per chi invece si sottrae al fisco.

    Un nuovo accordo fiscale con la Svizzera potrebbe essere discusso dopo le elezioni tedesche, stima l’SPD. L’intesa dovrà tuttavia essere profondamente rinegoziata, ha affermato Thomas Oppermann, presidente del gruppo socialdemocratico al Bundestag, poco prima delle discussioni alla commissione di conciliazione.

    Misure più severe

    Per scovare gli evasori, gli inquirenti tedeschi continueranno dunque ad acquistare CD contenenti dati bancari rubati. Stando a un CD acquistato dal Land tedesco Nord Reno-Westfalia, i cittadini tedeschi avrebbero depositato nella sola banca elvetica UBS quasi tre miliardi di euro.

    Dal canto loro, le banche svizzere tentano di prevenire ogni danno di immagine e di reputazione causato da questi CD. Già dopo la bocciatura dell’accordo al Bundesrat, i rappresentanti degli istituti elvetici avevano annunciato l’applicazione di misure più severe nei confronti dei presunti evasori, ad esempio la chiusura dei loro conti.

    Da entrambi i lati della frontiera, politici e banchieri chiedono una regolamentazione a livello europeo, piuttosto che l’adozione di una moltitudine di accordi bilaterali.

     

    Articolo ripreso dal sito caffe.ch

     
  • admin 22:30 il 13 December 2012 Permalink |  

    Investire in Svizzera il paese piu’ ricco di tutta Europa 

    Ricchi, straricchi, sempre più ricchi. E sempre più in Svizzera. Non c’è crisi che tenga, non c’è recessione, non c’è paura del fisco sempre più pronto a ficcare il naso nei conti o della sinistrache chiede tasse più alte.

    Il numero dei Paperoni nella Confederazione cresce, e cresce lievemente anche in Ticino. La densità di persone fisiche con un patrimonio di 100 milioni di dollari, ovvero circa 97 milioni di franchi, a livello nazionale è di 11 ogni 100 mila abitanti.

    Ed è la più alta al mondo. Lo dice la società di consulenza americana Boston Consulting, che ogni anno va a monitorare chi guadagna di più a livello mondiale. E lo dice anche la classifica annuale del periodico Bilanz: quest’anno i capitali delle 300 persone più ricche nella Confederazione hanno toccato quota 512 miliardi di franchi, e cioè sono creciuti di 31 miliardi.

    L’anno scorso è stato calcolato che nei diversi cantoni le persone che possiedono oltre un milione sono aumentate di 5.000 unità, raggiungendo quota 322 mila. Dall’Amministrazione federale delle contribuzioni arriva invece un altro dato: sono in crescita anche le persone che dichiarano un patrimonio superiore ai 10 milioni di franchi, che sono passate da 8.803 a 9.875.

    Questi contribuenti, presenti soprattutto a Svitto, Nidvaldo e Zugo, detenevano complessivamente 35,27 miliardi, contro i 37,04 nel 2007 (-4,76%). La quota di super ricchi ticinesi, che sono 297, è dello 0,20 (era 0,12 nel 2008) della popolazione e possiedono un patrimonio complessivo di 8,6 miliardi di franchi, in pratica ogni Paperone ticinese possiede in media poco più di 30 milioni di franchi.

    Sempre in Ticino le persone che possiedono fra 1 e 2 milioni sono 4.322, sono invece 1.776 le persone che possiedono da 2 a 5 milioni. Secondo Bilanz sono invece otto i miliardari residenti in Ticino. Con quasi 4 miliardi Sergio e Geo Mantegazza, Eric e Helga Kellerhals e la famiglia Perfetti.
    Ma i ricchi sono anche “preziosi” per le casse pubbliche. E si capisce nel calcolo del gettito fiscale dei “globalisti”, che sino al 2010 (ultimo dato certo) erano in Svizzera 5.445 e versavano con il sistema forfettario ai cantoni qualcosa come 668 milioni.

    In Ticino, questi super contribuenti, sono quasi 800 e contribuiscono con un gettito di 74 milioni.
    Secondo gli studi della Boston Consulting Group, poi, anche la ricchezza delle economie domestiche elvetiche, recentemente premiate dalla crescita del valore immobiliare, è aumentata, calcolando anche le casse pensioni, si arriva a 603 mila dollari in media, contro le famiglie giapponesi che figurano al secondo posto con 329 mila dollari e quelle olandesi con 316 mila dollari.

    Tornando ai dati elvetici: il cantone più benestante, quello con una sostanza media per contribuente di 768’000 franchi è Nidvaldo, che è sei volte più ricco di quello più povero, il Giura con 121’000 franchi. In Ticino il valore è di 191’000 franchi.

    La crisi, dunque, ha intaccato poco i patrimoni. Almeno stando ai numeri del Boston Consulting. Su scala mondiale il numero di “nababbi” è cresciuto,  grazie alla progressione dei Paesi emergenti come l’Asia, dell’1 per cento nell’ultimo anno, toccando quota 12,6 milioni.  La Svizzera, infine, resta il principale centro offshore mondiale, con 2.100 miliardi di dollari di fondi stranieri affidati alle banche.

     

    Articolo ripreso dal sito caffe.ch

     
  • admin 20:40 il 15 October 2012 Permalink |  

    Sempre piu’ sicuro investire in Svizzera visto che muovono l’esercito 

    Una nostra nota: ci sembra uno scenario poco plausibile, ma se il sistema finanziario collassasse sul serio e di conseguenza tutta la catena logistica dell’industria alimentare lo seguisse, beh, a quel punto tutto potrebbe accadere.

    In un recente articolo «Qualcosa bolle in Europa. Germania: l’Esercito potrà combattere il terrorismo nel paese» avevamo riportato come la Germania avesse apportato le opportune modifiche legislative al fine di permettere all’esercito di gestire l’ordine pubblico entro i confini nazionali.La cosa aveva sorpreso anche molti commentatori di autorevoli testate, perché la Germania é già dotata di numerosi reggimenti di Gendarmeria molto bene equipaggiati ed addestrati, ma il cui volume di fuoco è incomparabilmente minore di quello dei reparti di linea dell’esercito. Inoltre, un intervento dell’esercito sul suolo nazionale comporterebbe la proclamazione dello stato di assedio, ossia della legge marziale, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. L’impiego domestico dell’esercito presupporebbe il dover sedare rivolte armate di portata non indifferente.

    Numerose furono le voci di perplessa incredulità e di più o meno larvata critica al provvedimento. Un commentatore fece notare come l’ordine sia tutto per i tedeschi, che non a caso per dire che stanno bene usano la frase «Alles in Ordnung». Ci si dimenticò di aggiungere che l’inglese non é poi tanto da meno, usando il termine «All right».

    Adesso leggiamo, per nulla stupiti, che la pacifica ma non certo imbelle Svizzera, dopo aver già da tempo stabilito la possibilità di impiegare l’esercito sul territorio nazionale anche per motivi di ordine pubblico, ha avviato una serie di esercitazioni militari per prepararsi praticamente a tale evenienza.

    Ufficialmente, le esercitazione già fatte avrebbero avuto lo scopo di prepararsi a sedare scontri tra opposte fazioni di immigrati, ma la loro articolazione ed il dispiegamento di mezzi appare anche al più sprovvido del tutto sproporzionato a tali evenienze: l’addestramento era volto a sedare rivolte supportate da armi da fuoco, e non solo quelle leggere, non spontanee bensì organizzate, coordinate e supportate.

    Nulla da dire sulla previdenza di questi Governi: disporre di un esercito preparato ed efficiente non è certo sinonimo del suo immediato e scriteriato utilizzo. Paesi come la Svizzera e la Svezia non conoscono guerre da oltre due secoli pur disponendo di eserciti di tutto rilievo per lo loro dimensioni ed economie. Eserciti molto motivati e perfettamente addestrati, anche contro la guerriglia urbana.

    Si glossa tuttavia una nota apparentemente stonata nei comunicati ufficialisecondo i quali si temerebbe per la stabilità di alcuni nodi strategici ove «si rechino i rifugiati provenienti da Grecia, Italia, Spagna, Francia e Portogallo».

    Leggete bene quella frase. É del tutto significativa. Non sono direttamente confinanti con la Svizzera molti dei paesi enumerati, cosa che presuppone il crollo della tenuta politica, sociale e militare dei paesi confinanti.

    Non solo, nell’elenco compare anche la Francia e, da come il testo è riportato, non sembrerebbe proprio essere assimilata a mero territorio di transito. Non a caso, la Germania non riceve menzione alcuna. Si noti infine un altro fatto. La dizione «rifugiati provenienti da» che debbano essere affrontati dall’esercito campale suggerirebbe non tanto profughi in fuga dai propri paesi, quanto piuttosto formazioni irregolari ma pur sempre coordinate ed adeguatamente armate e supportate.

    Appurata e comprovata codesta possibilità resta aperto un quesito. Se si ipotizza come possibile evento concreto la mobilitazione di una serie coordinata di unità armate informali di “rivoltosi“, si deve per forza di cose ipotizzare anche l’esistenza di un loro comando strategico e di una sua articolazione in centrali operative tattiche, il tutto supportato da una logistica di appoggio.

    Il messaggio non è quindi da poco. «La Svizzera si prepara allo scenario peggiore», ma anche il più probabile.

    La Svizzera ha lanciato una serie di esercitazioni militari per rispondere all’instabilita’ sociale e civile in Europa, provocata dalla crisi del debito della moneta unica.L’operazione “Stabilo Due” e’ stata annunciata in settembre e ha l’obiettivo di testare la rapidita’ con cui l’esercito e’ in grado di rispondere in caso di diramazione delle proteste e dei flussi migratori.

    Lo stato non e’ membro dell’Unione Europea e nemmeno del blocco a 17 dell’area euro.

    Il quotidiano svizzero tedesco Der Sonntag ha scritto che le esercitazioni si sono svolte in settembre intorno alle zone di rischio individuate in una cartina dallo staff dell’esercito dove si teme che si possano tenere scontri tra ‘fazioni rivali’ e dove la Svizzera teme si rechino i rifugiati provenienti da Grecia, Italia, Spagna, Francia e Portogallo.

    Il ministero della Difesa non esclude il dispiegamento di truppe militari nei prossimi anni per sedare eventuali proteste che potrebbero svolgersi nel piccolo ricco paese, circondato da stati indebitati in recessione.

    “Non e’ da escludere che le conseguenze della crisi finanziaria in Svizzera possano portare a proteste e scontri violenti anche qui”, ha riferito all’emittente CNBC un portavoce del ministero della Difesa elvetico.

    In una anticipazione in antemprima pubblicata in giugno Wall Street Italia sotto il titolo di “La Svizzera si prepara allo scenario peggiore”, si avvertiva gia’ dei preparativi presi dal paradiso fiscale in caso di disgregazione dell’Eurozona. Sul piano economico Berna, che fa affari con gran parte dell’Europa, e’ pronta a tutto pur di evitare che l’euro sprofondi sotto quota 1,20 franchi svizzeri.

     

    Articolo ripreso dal sito rischiocalcolato.it

     
  • admin 14:13 il 18 July 2012 Permalink |  

    Investimento immobiliare di lusso in Svizzera 

    Wetag Consulting Immobiliare è stata fondata nel 1973 ed è diventata leader nel settore degli immobili di lusso nel Canton Ticino. Operativa nel settore degli immobili di pregio, oltre che essere affiliata alla rete Christie’s, Wetag fa parte di diverse reti internazionali legate al settore degli immobili di lusso. L’azienda ha prestato servizi di alta qualità ai suoi clienti aiutandoli a vendere la propria casa o assistendoli nella ricerca della dimora dei sogni.

    Abbiamo intervistato Ueli Schnorf, Ceo di Wetag Consulting Immobiliare.

    Wetag Consulting Immobiliare è azienda leader nel settore degli immobili di lusso del Canton Ticino. Qual è il vostro core business? 

    Siamo un tipico “one-stop-shop”: siamo intermediari specializzati nelle ville e negli appartamenti di lusso. I nostri principali clienti sono europei che desiderano acquisire una residenza primaria in Svizzera. In un secondo tempo risolviamo i problemi riguardanti permessi di soggiorno, tassazioni forfettarie, relazioni bancarie. In tal modo la nostra clientela ha modo di esprimere le proprie esigenze e intenzioni una sola volta e non deve rivolgersi a dieci istituzioni diverse.

    Siccome ci occupiamo di questo business da anni, sappiamo subito quale soluzione è la migliore per il nostro cliente e possiamo informarlo su cosa sia è fattibile o meno in poche e semplici parole.

    I prezzi delle proprietà che proponiamo variano tra un milione fino a circa 50 milioni di euro. Il prezzo medio delle vendite è all’incirca di 7 milioni di euro.

    Wetag è affiliata esclusiva della rete Christie’s International Real Estate. Siete soddisfatti?

    Christie’s è un nome storico di grande prestigio, le attività della ditta risalgono al 1756, e la rete dei clienti è senza pari.
    Nel settore immobiliare vengono solo selezionati partner che aderiscono ai valori Christie’s e i quali possono approfittare della casa madre.

    Noi cerchiamo di fare uso effettivo di questa affiliazione. Siamo ambedue soddisfatti di questa relazione, difatti siamo stati premiati nel 2011 come secondo miglior affiliato mondiale nel settore “affiliati fino a 50 impiegati”.

    Wetag è stata eletta MIGLIORE IMPRESA LUXURY REAL ESTATE SVIZZERA al Premio Le Fonti 2012 con la seguente motivazione: Per essere un’impresa di eccellenza, leader nell’intermediazione immobiliare di immobili di lusso in Svizzera. Qualità e attenzione al cliente coronano una rete di relazioni internazionali unica. Cosa ha significato per voi?

    Siamo rimasti molto sorpresi, siccome non eravamo a conoscenza di questo premio di eccellenza.

    Ovviamente siamo molto compiaciuti nel vedere che i nostri sforzi atti a rendere un servizio impeccabile vengano notati e considerati.

     

    Articolo ripreso dal sito FinanzaeDiritto.it

     
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