Come risollevare le sorti dell’economia in Italia e rilanciare gli investimenti

Non ho la presunzione di pensare di essere un esperto di politica e di economia. Non lo sono. Però osservo, leggo, metto in fila i fatti e provo a dare una mia visione sugli accadimenti. Oggi l’Italia versa in una crisi economica che dal dopoguerra a oggi non ha precedenti. Purtroppo, per un Paese con un ruolo così centrale nelle vicende europee, le difficoltà si sommano alla leggerezza della classe politica nell’affrontare i problemi e nell’incapacità di tutta la classe dirigente del Paese, compresa quella imprenditoriale nel capire che prima o poi, i conti si pagano. Si possono procrastinare i pagamenti dei conti fin che si può e fino a quando gli altri te lo permettono, ma prima o poi, la resa finale arriva.

L’Italia, è in una situazione di precario equilibrio tra conti pubblici e conti privati, anzi l’equilibrio ormai si è rotto a favore del primo. Quando la gente inizia a fare la fila davanti agli esercizi commerciali che comprano oro per vendere quel poco che hanno ancora da parte o perchè lo hanno ereditato, anche solo per pagare una fattura da qualche decina di Euro, significa che qualcosa si è davvero rotto.

Era il 1992 quando, vennero ratificati i dettami del trattato di Maastricht e si entrò nella UEM, Unione Europea e Monetaria, che avrebbe poi portato alla nascita dell’Euro. Ciampi non era un signor nessuno ma il Direttore Generale di Bankitalia. L’Italia dei banchieri di allora, da Dini a Ciampi non era molto diversa dall’Italia dei banchieri di oggi con Mario Draghi oggi alla BCE. Nel 1994 Ciampi Divenne Presidente del Consiglio dei ministri, un altro bel governo tecnico.

L’Italia di allora era in piena crisi economica e finanziaria. Nel 1992, precisamente il 29 Giugno 1992 sotto l’allora Governo Amato, l’Italia fu costretta, a causa di una fortissima speculazione sulla Lira ad uscire dal Sistema Monetario Europeo che vincolava i partners a intervenire sulle fluttuazioni monetarie quando queste uscivano da limiti prefissati. La Lira si svalutava a velocità inaudita con il benestare degli industriali ma non certo con quello dei cittadini che dovevano andare a fare la spesa. Prezzi concorrenziali per l’esportazione, sì, ma a costi altissimi 20 anni dopo. L’Italia in quel periodo pagava tassi di interesse sul debito pubblico che andavano anche oltre il 13%. Se pensiamo ad oggi, con il Governo Berluscono messo malamente da parte a causa di uno spread col bund tedesco che superava la soglia d’allarme rosso del 7% possiamo bene immaginarci cosa poteva significare.

Occorreva salvare l’Italia e Prodi ci riusci, grazie anche alla visione europeista di Helmut Kohl con il motto “Europa a tutti i costi”. Helmut Kohl che riuscì nell’impresa di riunificare le due Germanie con costi salatissimi per la Germania Occidentale (basti solo pensare cosa si pagò per far rientrare le truppe sovietiche di stanza nella ex DDR, cosa costò il cambio alla pari tra le due valute e cosa costò la bonifica di immensi territori deturpati dalla depravata e sgangherata industrializzazione postbellica sovietica, se ne vedono i resti ancora oggi) cercò di tenere la barra a dritta anche per ciò che lui intendeva con “Prospekt Europa”.

Con questi auspici, Ciampi e Prodi, taroccando i conti pubblici come per anni hanno fatto i governanti greci, con il silenzio assenso di Helmut Kohl già personaggio scomodo e forse imbolsito dai successi otteunuti, si entrò in Europa con un cambio imposto di 1932,27 Lire per Euro. Prendere o lasciare. Già qui però il seme dell’interferenza negli affari di Paese era stato gettato. L’Italia per salvare sè stessa dal collasso economico e sociale dovette accettare il diktat franco-tedesco-olandese ed entrare con una sorta rivalutazione della Lira.

La mancanza di controllo sugli attori economici da parte dei Governi di centro-destra, fecero il resto. Il cambio diventò mille lire per un euro e di colpo gli italiani persero buona parte del proprio potere d’acquisto.

Ma quello che preme evidenziare è che l’Italia mise senza saperlo la propria sovranità nelle mani di chi sapeva molto bene cosa farne dell’Europa. Mani di chi aveva una visione d’insieme molto pratica e precisa e che sapeva che comunque l’Italia non avrebbe retto.

E così fu.

L’ultimo governo Berlusconi è stato penoso ma non del tutto colpevole. Le colpe della catastrofe economica di oggi non possono essere ascritte solo a chi ha governato questo Paese negli ultimi 20 anni. Vi sono concorsi di colpa pesanti da ascrivere anche a chi ha governato negli anni ’70 quelli della prima crisi energetica che portò il Paese al collasso. Il primo vero grande processo di deindustrializzazione sistematica e devastante iniziò proprio in quegli anni, con Genova che chiudeva le acciaierie e il porto divenne poco più di un porto di provincia, le miniere sarde che persero di importanza e così via. Iniziò qui, ma finirei per divagare, la grande speculazione edilizia che spostò e modificò l’economia industriale e che fu salvagente salvifico per milioni di posti di lavoro che altrimenti sarebbero scomparsi. Iniziarono qui le politiche sindacali e gli accordi programmatici tra Fiat e Governi che non potevano, questi ultimi, permettersi la chiusura degli stabilimenti per evidenti ragioni di consenso elettorale (anche in questo l’Italia non è cambiata).

Tornando ai giorni nostri, l’ultimo governo Berlusconi ebbe l’epilogo grazie all’intervento del Presidente della Repubblica dicono le cronache e il passo indietro di Silvio Berlusconi dopo il ricevimento della 2a lettera della BCE. Sembra quasi la lettera di richiamo che ti manda a casa il tuo datore di lavoro. Alla terza sei fuori. Beh, Berlusconi è stato fatto fuori alla seconda.

Ancora una volta ecco l’interferenza di un ente non italiano ma stavolta governato da un Italiano, in rappresentanza di poteri forti soprattutto finanziari con aderenze politiche enormi. Ma perchè? Perchè la BCE attraverso Mario Draghi è dovuta intervenire? Perchè, l’Italia, membro rilevante della UE quale terzo contribuente dopo Germania e Francia non poteva e non può fallire. Sì signori, l’Italia che vi piaccia o no, se presa di nuovo nella morsa della speculazione non avrebbe retto questa volta. L’italia che dal 1994 ad oggi avrebbe dovuto attuare quelle riforme che avrebbero dato respiro al mondo delle imprese, all’occupazione e alla crescita, non si è mai mossa più di tanto e ha vissuto di rendita europea. Due dati significativi per darvi una idea:

  1. Dal 1990 ad oggi la spesa pubblica per la sanità è cresciuta del 167%.
  2. Dal 1994 anno di ingresso dell’Italia nell’area Euro, si sono risparmiati 700 miliardi di interessi sul debito pubblico (dal 13% iniziale al 3-4% di media con l’ingresso nell’Euro) nonostante che il debito pubblico abbia continuato, fra alti e bassi a salire.

Bastano solamente questi due dati per far capire come in questo periodo, non si è fatto nulla. Sonno pesante, il nostro, sonno colpevole, irresponsabile. Non mi interessa nemmeno entrare nel dibattito assai frustrante e inutile sul chi ha fatto e chi non ha fatto. Credo che le responsabilità possano essere ascritte tout court ad una intera classe politica e dirigente totalmente incapace di capire e analizzare i problemi.

Ebbene, siamo all’interferenza. Con un gesto di fantapolitica, Berlusconi tira indietro le sue zampine e arriva Mario Monti. Era necessario ridare credibilità al Paese di fronte all’accorrere degli speculatori. Ma chi sono questi speculatori? A nominarli così sembrano squali assetati di sangue pronti all’azzanno del povero malcapitato! No, semplicemente esistono dinamiche di mercato che portano a mettere in modo meccanismi speculatori che derivano dal fatto che non si è credibili. Se non si è credibili e solvibili, è ovvio che l’investitore scappa altrove con tutte le conseguenze del caso.

Monti entra in scena in pompa magna con il beneplacito della BCE. Perchè se crolla l’Italia, questa si porta appresso l’intero sogno di Helmut Kohl. Se l’Italia fallisce, si porta apresso tutti i partners europei. Allora l’Italia diventa “Too big to fail”. Monti mette le mani su uno dei pilastri della spesa pubblica: le pensioni. Il sistema pensionistico non è in equilibrio ( e non lo sarà mai) ed è necessario riassestarlo. Dove prendere i soldi? Con la leva fiscale. Si crea avanzo primario per sostenere la spesa pubblica che continua a salire e a produrre debito. Il resto delle riforme è maquillage popolare. La riforma del lavoro è una vera “puttanata”. Tutto il resto, fateci caso è fatto per aumentare le entrate e generare avanzo primario, dall’IMU allo spesometro/redditometro, alla riqualificazione dei catasti.

Monti, con il beneplacito dell’Europa, non ha tempo per le riforme sistemiche, che peraltro costano molto e portano effetti e benefici solo dopo svariati anni. Allora, per salvare l’Italia o meglio l’Europa si mettono le mani in tasca agli italiani. Gli effetti sono devastanti, l’inflazione si impenna, i consumi interni sono fermi, il sell-out dei negozi è drammaticamente sceso (nemmno i saldi servono per alleggerire la situazione), le aziende vanno in crisi di liquidità. Le banche sono costrette a comprare debito pubblico perchè gli speculatori stranieri non credono più al “progetto Italia” e l’Europa presta appunto denaro alle banche che prestano denaro agli Stati.

Quindi in soldoni, per salvare i conti pubblici italiani, si massacrano i conti correnti delle famiglie. La ricchezza privata italiana subisce una devastante decurtazione e la gente inizia a vendersi l’oro di famiglia per pagare le bollette. Però l’Europa è salva.

Ma lo scenario diventa inquietante pensando al dopo Monti. Abbiamo una classe politica vecchia e demenziale che ha di fatto un potere limitato. Il precedente di Monti sarà una eredità pesantissima che nemmno lo stesso Monti ha voglia di accettare. Praticamente oggi le politice economiche italiane le decide la BCE. Che i partiti politici facciano quello che vogliono, dicano quello che vogliono, urlino quello che vogliono o propongano quello che vogliono. Alla prossima cazzata, il governo in carica verrà rimosso e sostituito con un altro Monti.

Di questo i nostri partiti politici non si rendono conto o peggio, lo sanno ma non lo dicono. Siamo alla farsa, alla recitazione teatrale. Questa classe politica è la migliore scuola teatrale mai vista. Perchè? Perchè se la verità venisse davvero raccontata, se tutti sapessero e avessero coscienza di ciò che è successo da 40 anni a questa parte, starebbero in campagna a raccogliere i pomodori.

Di fatto, non ci sono alternative. Se la spesa pubblica non scende, non scenderà la leva fiscale e si continuerà a finanziare debito e spesa con avanzo primario. E sappiamo tutti che l’avanzo primario in Italia arriva grazie al record mondiale di prelievo fiscale, non certo dall’ottimizzazione e razionalizzazione della spesa pubblica.

Un esempio? Prendete il bilancio di qualsiasi ministero e vedrete che le voci di spesa maggiori sono stipendi e pensioni e coprono in certi casi anche il 95% del budget di spesa. Impossibile così pensare di fare investimenti, non credete?

In effetti l’alternativa esiste: ridurre drasticamente la spesa pubblica, riorganizzarla secondo dinamiche e schemi moderni, alleggerirla e dare qualità e merito a quelle voci di spesa ESSENZIALI per un Paese civile come l’Italia. E questo non significa per forza privatizzare tutto, anzi. Ma fare questo tocca profondamente gli interessi trasversali di caste, castine, migliaia di persone assunte a sbafo che in qualsiasi altro Paese sarebbero o disoccupate o a lavorare in fabbrica. Allora, in questo caso l’intereferenza della UE non sarebbe necessaria, perchè non saremmo un malato terminale da proteggere e da portare dolcemente alla morte.

Perchè, signori miei, il punto è questo. I poteri forti europei sanno che non cambieremo. E così ci hanno costruito intorno un cordone sanitario che ci farà morire economicamente piano piano. Da 5° Paese più forte economicamente siamo scesi al 9°. Poi scenderemo ancora più velocemente fino a diventare poco più importanti di una Grecia o di un Portogallo e allora ci faranno finalmente fallire. Perchè questo fallimento non trascinerà con sè tutta l’Europa. Solo noi possiamo invertire la rotta, ma dobbiamo essere coscienti che, messi come siamo messi, costerà socialmente parlando, tantissimo.

 

Articolo di Andreas Voigt ripreso dal blog innovando.com