Cosa comporterebbe il ritorno alle valute nazionali in Europa

Dopo l’euro a due velocità, ecco affacciarsi anche l’inquietante ipotesi del crollo della moneta europea con il ritorno alle vecchie valute nazionali.

Per il franco svizzero significherebbe  il ritorno al mercato dei cambi di dieci anni fa, con il marco tedesco, la lira italiana, la peseta spagnola e il franco francese, tanto per restare alle principali valute europee, con le inevitabili oscillazioni dei cambi e le ricorrenti svalutazioni competitive. Uno scenario che sarebbe destinato  anche a cambiare la geografia dell’interscambio commerciale tra la Svizzera e i principali Paesi europei, che oggi vede in testa, come partner privilegiato, la Germania.

Insomma un terremoto, le cui scosse si ripercuoterebbero pure in Ticino. Con effetti sulle attività industriali dell’export che dovrebbero riorientarsi su mercati di riferimento più convenienti, sui bilanci delle famiglie per le oscillazioni dei prezzi di molti prodotti, alimentari e non, di largo consumo importati da più Paesi europei, così come sul turismo i cui flussi sarebbero influenzati e direzionati, nella scelta delle mete, dalla forza o dalla debolezza delle singole monete nazionali.

Ma la fine dell’euro sarebbe un’ipotesi catastrofica, per la maggior parte degli osservatori, poiché significherebbe la fine stessa dell’Unione europea.

Dunque, si tratterebbe solo di una scenario di fantapolitica monetaria? Chissà? Certo è che l’Europa è oggi al centro di una crisi finanziaria che va ben al di là dell’allarmante debito pubblico di singoli Stati. E i segnali preoccupanti non mancano. Secondo la stampa finanziaria più accreditata, alcuni governi del Vecchio Continente , Germania in testa, avrebbero già preparato dei piani B, ossia delle exit strategy per cercare di uscire con meno danni possibili dal crollo della moneta europea.

Intanto, proprio l’incertezza sul futuro dell’euro alimenta la volatilità dei mercati europei, spingendo, ad esempio, grandi investitori  a mollare gli investimenti in euro. Non per nulla, da qualche settimana gli analisti registrano una fuga delle grandi banche internazionali dalla zona euro. Inoltre, nel 2012 nei Paesi dell’eurozona scadranno 500 miliardi di obbligazioni bancarie, e se le banche non riusciranno a rifinanziarsi  l’euro rischia di crollare da solo.

 

Articolo ripreso da caffe.ch