Credito bancario fuori controllo in Cina un pericolo per gli investimenti a breve termine

L’esecutivo di Pechino ha annunciato misure di sostegno alle imprese in difficoltà: incluso un giro di vite sul credito “parallelo”, che negli ultimi mesi ha visto una crescita senza precedenti.

Quest’ultimo è, in sostanza, un sistema per aggirare i limiti imposti dallo Stato allo scopo di contrastare l’inflazione (che ad agosto si attestava al 6,2% annuo) e garantire la solidità del sistema bancario, gravato da un enorme volume di prestiti a rischio insolvenza. Ma, se l’esecutivo aumenta a più riprese i tassi d’interesse e le riserve obbligatorie per le banche, molte imprese non fanno che cercare canali alternativi. Vale a dire il credito sotterraneo, detto anche “informal lending” o “shadow banking”.

Un fenomeno che ha raggiunto dimensioni esorbitanti: secondo la società di ricerca Dragonomics, in questa categoria si può annoverare circa il 40% dei prestiti erogati nel primo semestre del 2011. Si tratta di prestiti concessi da privati, società o aziende. Ma in alcuni casi entrano in gioco anche le banche vere e proprie, che spostano parte dei loro portafogli di prestiti al di fuori dei libri contabili, inserendoli nei prodotti di wealth-management. I tassi d’interesse imposti ai clienti nella maggior parte dei casi sono altissimi. E insostenibili per le piccole imprese.

Tali pratiche sono sempre state illegali ma, nonostante periodici interventi per chiudere le banche illegali e sanzionare i funzionari corrotti, erano riuscite a prosperare indisturbate. Così il Consiglio di Stato ha deciso di passare al contrattacco: ha infatti diffuso una nota in cui annuncia un piano di sostegno alle piccole imprese, che ricoprono «un ruolo insostituibile» per lo sviluppo economico della seconda economia del mondo. Ha inoltre precisato che i canali di finanziamento informali potranno sussistere «solo entro i confini della legge», promettendo un giro di vite sui tassi d’interesse eccessivi e sulla partecipazione a questo tipo di prestiti da parte dei dipendenti delle società finanziarie.

Per incoraggiare il flusso di prestiti alle piccole imprese, alle banche di piccole dimensioni sarà concesso di detenere riserve di capitale inferiori rispetto a quelle imposte ai maggiori colossi bancari.

Testo ripreso da valori.it