Economia americana prevista in crescita nel 2012

ll successo economico degli Stati Uniti, date le innumerevoli idiozie di politica economica che hanno sistematicamente commesso nel corso dei decenni, è uno dei misteri più impressionanti della storia economica, e dimostra che le politiche macroeconomiche, per quanto miopi e dannose, difficilmente possono rovinare, almeno nell’arco di alcuni decenni, i risultati positivi di una situazione microeconomica tutto sommato sana.

Negli ultimi trent’anni gli Stati Uniti, attraverso la Federal Reserve, non hanno fatto altro che manipolare i mercati finanziari per pilotare l’economia e farla crescere artificialmente, e per creare bolle speculative, con la scusa di fare politiche “anticicliche”. Una vera politica anticiclica però dovrebbe combattere sia i boom che le recessioni: Greenspan per oltre venti anni, e Bernanke dopo, hanno invece combattuto solo le seconde, creando una sequenza di bolle speculative che non si era vista dagli anni ’20 (altra decade di forte attivismo monetario da parte della neonata Fed). Altra fonte di bolle speculative sono state le agenzie parapubbliche Fannie Mae e Freddie Mac, principali co-responsabili, assieme alla Fed, della bolla immobiliare la cui esplosione ha causato la crisi iniziata nel 2007.

Lo stato attuale dell’economia è dunque grave: dopo decenni di bolle speculative, i consumi sono alle stelle rispetto al PIL, mentre i risparmi privati sono bassissimi (anche se in leggero aumento a partire dall’inizio dell’attuale crisi economica). Questo squilibrio è aggravato dal forte deficit pubblico, pari a 10% del PIL, e ha reso necessario ricorrere ai crediti esteri, prima giapponesi e ora soprattutto cinesi, per finanziare gli investimenti e la spesa pubblica in deficit. Il risultato è stata un’accumulazione di debito estero notevole, che oggi rappresenta un grave problema della Cina perché non sanno dove mettere questi crediti che cominciano ad essere, almeno in prospettiva, rischiosi, ma è un problema soprattutto per gli USA che da questi crediti dipendono.

L’economia americana ha un’industria debole in rapporto al PIL (ma il PIL è enorme, quindi ovviamente la produzione industriale assoluta USA è alta), mentre alcuni settori, per via delle bolle speculative che si sono susseguite, sono molto più grandi di quanto dovrebbero essere: il settore immobiliare, e il settore finanziario, caratterizzato da amplissime garanzie pubbliche, scarsa connessione con l’economia reale, e molte connessioni con Washington.

Il livello di indebitamento dei privati è molto elevato, ed era arrivato a superare il PIL prima della crisi, per via della politica di bassi tassi di interesse, di incentivo pubblico alle bolle immobiliari, e dell’”equity extraction”, cioè dell’uso delle sopravvalutazioni artificiali provocate dalle bolle azionarie e immobiliari per finanziare i consumi. Il consumatore americano ha vissuto nel paese dei balocchi per oltre un decennio, e poi si è svegliato sull’orlo del fallimento.

Il settore finanziario, che essendo protetto dal governo non tiene conto dei rischi in maniera adeguata perché tanto sa che alla fine pagherà sempre il contribuente, è nonostante ciò piuttosto fragile. Nonostante tutti gli aiuti pubblici, e anzi a causa di questi, avrà bisogno di forti cure ricostituenti ancora per un po’.

L’economia reale dà segni di rallentamento, e anche in assenza di un’altra recessione è evidente che la ripresa è lenta e molto poco “reale”, non intaccando minimamente il mercato del lavoro. Il problema è che gli squilibri strutturali dell’economia americana non si risolveranno in pochi anni, e le autorità per paura della crisi nel breve termine stanno facendo di tutto per evitare che gli squilibri rientrino, potenzialmente aggravandoli ulteriormente.

Eppure, questa economia sembra essere in grado di creare nuovi posti di lavoro. E quindi?

Articolo ripreso da linkiesta.it