Fallimento della banca Dexia nonostante gli investimenti di Francia, Belgio e Lussemburgo

I regolatori bancari francesi avevano previsto il crollo di Dexia Crédit Local (DCL). E lo avevano comunicato già nell’agosto del 2010, quando sottolinearono come la situazione relativa alla liquidità della banca non fosse conforme ai requisiti minimi.
Per questo se ne raccomandava una “sorveglianza speciale”, il che avrebbe dovuto prevedere anche la nomina di una persona deputata a tale stretta vigilanza.

 In particolare, l’Autorità di controllo prudenziale (ACP) aveva inviato due comunicazioni specifiche a Dexia nell’estate dello scorso anno. Copia di tali lettere è giunta ieri al deputato del partito ecologista belga Georges Gilkinet, che le ha rimesse agli organi di stampa. «Le condizioni al 30 giugno del 2010 – si legge nel primo documento, datato 16 agosto – non risultano in linea con le regole vigenti, e sussistono rischi di peggioramento, vista la situazione particolarmente fragile del gruppo».

Un mese dopo, il 17 settembre, in una seconda lettera si sottolineava come «gli sforzi profusi fino ad ora per rimediare alle mancanze segnalate risultano ancora insufficienti per ridurre in modo significativo i rischi».

Un allarme che non è stato, evidentemente, preso sufficientemente sul serio, tanto che la banca, già ricapitalizzata nel 2008 – con 6 miliardi di euro – dalle autorità pubbliche di Francia, Belgio e Lussemburgo, ha dovuto recentemente chiedere una seconda iniezione di liquidità.

La notizia ha posto serie domande sulla capacità del sistema di controlli transalpino di risultare efficace nella sua opera di prevenzione dei disastri finanziari.

Testo ripreso da valori.it