Guadagnare con il trading sui derivati l’ultima frontiera dell’online

Se per molti è solo un hobby, per altri invece è una professione. Nell’ultimo anno il trading on line ha dimostrato non solo di aver attecchito con successo, ma anche di offrire sempre maggiori strumenti per svolgere dalla propria scrivania un’attività così adrenalinica come quella degli investimenti in Borsa.

Secondo il rapporto di Borsa Italiana – Gfk Eurisko, riportato lo scorso mese da “Il Sole 24 Ore”, nella Vicina Penisola i trader online sarebbero cresciuti notevolmente negli ultimi dodici mesi. Si parla di 560 mila conti attivi, quelli da cui è stata fatta almeno un’operazione mensile: di questi, 155 mila effettuerebbero almeno un’operazione nell’arco di un mese, mentre 18-20 mila sarebbero da considerarsi “day trader”, ovvero dei professionisti che si guadagnano da vivere con questa attività.

Il dato che spicca dalla relazione sono gli strumenti d’investimento preferiti dagli investitori e le nuove tendenze. Prime della lista dei preferiti rimangono le azioni, trattate dall’84% degli intervistati, con 20,5 milioni di scambi nel 2011 leggermente in calo rispetto al 2009, seguite dai titoli di Stato; il 45% degli interpellati nell’indagine dice di aver negoziato futures e opzioni, in crescita del 19% rispetto al 2005. Del 20% aumentano anche Etf scelti dal 38% dei trader intervistati.

A farsi sempre più strada in questo settore sono i prodotti derivati. Dal 2009, quando i lotto scambiati erano circa 10,5 milioni, il numero nel 2011 è lievitato a 14,1 milioni. Questo trend sarebbe giustificato dal guadagno elevato, partendo da un investimento limitato. I rischi sono molti, soprattutto per i trader meno esperti che non considerano l’effetto leva, causa principale legata alle peggiori perdite. Sempre in Italia, mentre il 31% degli intervistati considera i derivati ottimi strumenti per cogliere i “movimenti veloci del mercato”, solo il 19% li utilizzerebbe con il loro scopo originario di copertura.

Qual è invece la tendenza in merito all’impiego dei derivati in Svizzera e nel resto del mondo?

Eros Lombardo, direttore della società Oftrader Sa con sede a Savosa, conferma la tendenza generalizzata degli investitori all’utilizzo di strumenti derivati, soprattutto grazie al continuo ampliamento dell’offerta da parte di brokers internazionali specializzati. “Fino a qualche anno fa i derivati erano visti come strumenti ad uso puramente speculativo, nei quali riporre una scommessa a leva per moltiplicare il potenziale profitto. Negli ultimi tempi stiamo assistendo invece a un utilizzo più consapevole e corretto dei derivati come strumento anche di copertura e investimento.

Grazie alla leva finanziaria è possibile, infatti, investire in misura maggiormente diversificata il portafoglio e coprire parzialmente o integralmente lo stesso senza dover disporre sul conto trading delle somme pari al sottostante. In pratica, è possibile fare un asset allocation bilanciata avendo sul conto trading solo una piccola parte – ragionevolmente pari almeno al 10% – del capitale disponibile e investendo la maggior parte della liquidità residua in strumenti finanziari a basso rischio”.

Anche Bruno Chastonay, noto analista finanziario della piazza finanziaria ticinese, è sulla stessa linea d’onda e conferma il trend anche per la Svizzera: “C’è un uso sempre più importante di questi strumenti – anche legato alla tipologia della struttura della piattaforma di trading on-line. Per attivare un conto e fare una gestione non servono grandi capitali anzi, con poche migliaia è già possibile operare, ma con questi importi, si può logicamente solo utilizzare una leva (fino a 40 volte) tramite prodotti strutturati, opzioni, CFD’s.

Inoltre i clienti che danno un mandato di gestione sulla piattaforma, possono tutelarsi sulla perdita massima della gestione, sul 100% del capitale conferito: tramite il trading on line il massimo della possibilità è di “andare a zero” sul conto, con obbligo di stop-loss adeguati, o liquidazioni automatizzate dal gestore piattaforma. I volumi dipendono dal nervosismo sui mercati, le aspettative, le risposte e altri fattori”.

 

Articolo ripreso dal sito ticinofinanza.ch