Il disastro e l’arroganza delle banche inglesi

Il 2011 non è certo stato un anno facile per le banche britanniche. Le loro azioni hanno registrato performance non certo positive, la crisi debitoria europea addensa ombre sul futuro e, nella sola città di Londra, sono stati persi 27 mila posti di lavoro nella finanza rispetto al 2010. Ma i banchieri sono comunque pronti a difendere a spada tratta i propri bonus milionari. Anche facendo ricorso alle vie legali.

Lo rivela il quotidiano Guardian, che cita una fonte anonima interna all’ambiente finanziario londinese.
Secondo il Centre for Economic and Business Research, i premi per il 2011 dovrebbero ammontare in tutto a 4,2 miliardi di sterline: vale a dire il 38% in meno rispetto all’anno scorso.

Si tratta dell’effetto della crisi, ma anche dei ripetuti richiami delle autorità (dal governatore della Bank of England Mervyn King al vicepremier Nick Clegg) che hanno più volte chiesto alle banche prudenza e moderazione. Ma di conseguenza – stando alla fonte – è prevedibile che diversi istituti di credito vengano trascinati in tribunale dai dipendenti a cui sono stati negati i premi.

Si tratta di una notizia che di sicuro può contrariare l’opinione pubblica, che, soprattutto nei confini britannici, non è particolarmente indulgente nei confronti delle banche.
Pesa ancora la nazionalizzazione di Lloyds e RBS: che è stata fra le cause del programma di tagli alla spesa pubblica più pesante dell’ultimo mezzo secolo. Ma, stando agli addetti ai lavori, non bisogna stupirsi troppo.

Secondo Paul Quain, della società specializzata GQ Employment Law, «c’è una profonda discrepanza fra la percezione dei propri diritti da parte dei banchieri e la realtà, così com’è definita dalla legge. Sembra che i banchieri si aspettino di aver diritto ai bonus in ogni circostanza: e questa convinzione è stata alimentata da oltre un ventennio in cui i bonus si sono mantenuti a livelli molto alti».

 

Articolo ripreso da valori.it