Inghilterra in recessione

Le imprese britanniche in liquidazione nel trimestre concluso lo scorso settembre sono state 4.242, vale a dire il 6,5% in più rispetto allo scorso anno. Non si toccava una quota del genere dalla fine del 2009. E anche il numero di aziende andate incontro ad altre forme di insolvenza, come l’amministrazione controllata, è cresciuto del 10% rispetto allo stesso periodo del 2010. Lo riporta il Telegraph, che cita i dati ufficiali diffusi venerdì scorso.

Tale dato è in crescita per il terzo trimestre consecutivo. E secondo Howard Archer, capo economista per il Regno Unito del centro di analisi e consulenza statunitense IHS Global Insight, questo è un chiaro segnale del fatto che la crescita economica stenti ancora a riprendersi.

«Molte aziende – prevede – avranno vita difficile, visto che l’economia sarà sostanzialmente stagnante almeno fino alla fine di quest’anno e ai primi mesi del 2012, prima di ricominciare gradualmente a crescere». Ciò che si teme, dunque, è la cosiddetta “double dip recession”, uno scenario che l’esecutivo di David Cameron finora ha seccamente smentito, ma che secondo molti analisti si sta già concretizzando.

Dopo il tracollo del 2008, dunque, la ripresa nel 2009 sarebbe stata soltanto temporanea e l’economia sarebbe di nuovo sprofondata in una fase recessiva.

E, in un contesto del genere, per restare a galla le aziende non possono fare altro che intervenire sui prezzi, rendendoli maggiormente competitivi – e perciò assottigliando i propri margini di profitto.

«Nell’ultimo trimestre – fa sapere Carl Jackson, della società di contabilità RSM Tenon – per ogni giorno lavorativo sono fallite sei aziende in più rispetto allo scorso anno». A patire maggiormente la crisi sono i settori di vendita al dettaglio, servizi per le imprese e turismo: i fallimenti sono aumentati rispettivamente del 20%, 19% e 14%.

«Nei primi nove mesi di quest’anno – continua Jackson – sono fallite più imprese rispetto a tutto il 2007». E i pesantissimi tagli alla spesa pubblica imposti dal governo per i prossimi mesi rischiano di mettere ulteriormente in difficoltà le aziende che lavorano col settore pubblico.

Articolo ripreso da valori.it