Innovare per superare la crisi economica

M31  supporta la creazione e la rapida crescita di nuove aziende innovative nel campo delle ICTs. Le imprese del Gruppo operano principalmente nel campo biomedicale, delle telecomunicazioni e dell’informatica avanzata ed hanno la possibilità di crescere in un ecosistema dinamico e creativo basato su un modello di “innovazione aperta”. In base a questo, il know how dell’azienda e dei partner è condiviso per dare impulso a nuovi scenari di mercato, di impresa e di cultura. L’impresa è stata segnalata  attraverso la nostra Survey come potenziale finalista della seconda edizione del Premio Internazionale Le Fonti del prossimo 28 giugno.

La parola a Ruggero Frezza, Presidente di M31.

M31 progetta e crea High Tech Ventures. Qual è il vostro core business?

M31 investe in nuove imprese ad alta tecnologia e contribuisce al loro sviluppo fornendo servizi che spaziano dal controllo di gestione, al supporto alla ingegnerizzazione e industrializzazione del prodotto, alla ricerca di ulteriori investimenti, alla internazionalizzazione, fino alla sede e ai servizi IT. Parte dell’investimento di M31 torna come compenso per i servizi, ma il modello di business è di guadagnare grazie alla cessione delle partecipazioni nelle società in cui M31 ha investito. I nostri progetti/prodotti sono imprese. In inglese c’è un termine chiaro che definisce il nostro modello è venture incubator che non saprei come tradurre in italiano.

Qual è la caratteristica che vi distingue? Perché scegliere voi?

I motivi sono diversi, ma i principali sono tre:il primo è il valore aggiunto dei nostri servizi che moltiplicano il nostro investimento finanziario aumentando le probabilità di successo delle start up; il secondo è che in Italia siamo l’unico venture incubator nel settore delle tecnologie dell’informazione; il terzo è il track record, le imprese in cui abbiamo investito operano tutte su mercati internazionali, oggi occupano circa 100 persone e il numero è in rapida crescita, stanno convincendo investitori anche stranieri. Gli altri venture incubators italiani operano nel campo del web, sono bravissimi e collaboriamo con loro, ma noi siamo particolari, facciamo prodotti complessi, ad alto tasso tecnologico, per esempio, il DRS di Centervue  contiene 415 diversi componenti ed è un capolavoro di ottica, elettronica, meccanica e software.

La società conta attualmente su un gruppo di sette aziende operanti principalmente in campo biomedicale, delle telecomunicazioni e dell’informatica avanzata, e punta a fare da “aggregatore” per altre aziende italiane, in assenza di un programma pubblico di sostegno alle imprese tecnologiche…

Non intendiamo assolutamente sostituire o competere con le azioni che un programma pubblico potrebbe offrire quale sostegno alle imprese tecnologiche. Il nostro obiettivo è contribuire alla crescita di nuove imprese della conoscenza nel mercato globale guadagnando, in una formula win win, con gli imprenditori, la partecipazione di M31 è imprenditoriale. Saliamo nella barca, rischiamo e miriamo a costruire una bella avventura insieme agli altri fondatori.

Per far questo abbiamo costruito una rete di relazioni e delle competenze che possono tornare utili anche ad altre imprese tecnologiche. Abbiamo, per esempio, un’unità di ingegneri del software che serve per dare un spinta allo sviluppo dei prodotti o servizi delle imprese partecipate, l’unità lavora anche per terzi sostenendo, in parte, i costi degli altri servizi fornite alle partecipate. La nostra controllata M31 LLC a Santa Clara in California aiuta imprese, anche non partecipate da M31, ad entrare nel mercato americano. 

Puntate a  sviluppare imprese ad alto tasso di crescita operanti su mercati globali. È questa la  vostra strategia?

Certo, è proprio così. La strategia consiste nell’aggregare le competenze necessarie che non possono risiedere tutte in M31. Di fatto, M31 gestisce in modo sapiente una rete di collaboratori, investitori, partner industriali in modo da massimizzare la crescita del valore delle imprese partecipate.

Donadon, contitolare della H-Farm ha di recente dichiarato «Finora lo Stato ha erogato finanziamenti a pioggia e a fondo perduto, che hanno drogato il mercato». Lei cosa ne pensa?

Penso che molti dei contributi pubblici a sostegno dell’innovazione, erogati tramite bandi complicati, non abbiano prodotto i ritorni attesi se non di remunerare molti consulenti.  Secondo me, se lo Stato dedicasse quei finanziamenti alla ricerca di punta e supportando le Università le  cui scuole di dottorato riescono ad attirare i migliori studenti del mondo otterrebbe un ritorno superiore.

Quindi condivido le impressioni di Donadon. Lo Stato potrebbe anche facilitare, ma non sostituire, la mobilitazione di risorse private per investimenti in nuove imprese e in fondi di venture capital come è accaduto in Israele e in altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia e lo può fare tramite incentivi fiscali.

In che modo la tecnologia può aiutare a superare la crisi in corso?

La tecnologia può creare nuovi mercati o rivoluzionare quegli esistenti, può rendere maggiormente sostenibili le attività dell’uomo. Ritengo, in particolare, che le tecnologie dell’informazione possano portare innovazioni radicali nei mercati tradizionali in cui l’Italia è forte dando un rinnovato impulso alle nostre imprese.

Nello scenario in cui nel mondo vivono miliardi di individui, in cui aumenta la longevità, le risorse fossili di energia sono sempre più difficili da estrarre, la biodiversità è in pericolo, le innovazioni nei trasporti, nei metodi per migliorare l’efficienza energetica, nelle comunicazioni e connettività, nel fornire opportunità per mantenere una vita produttiva a persone longeve, per preservare l’ambiente e garantire la disponibilità di acqua e di fonti energetiche rappresenteranno importanti opportunità nel prossimo futuro.

Che novità dobbiamo aspettarci da M31?

Speriamo che nei prossimi due o tre anni alcune delle nostre partecipate divengano campioni nei loro settori. Remunereremo i nostri investitori e avremo dimostrato che il modello funziona, speriamo che, al quel punto, venga replicato da molti.  Desideriamo creare numerosi posti di lavoro qualificati tramite le imprese in cui abbiamo e avremo investito e il loro indotto: siamo già in un centinaio e il numero cresce rapidamente. Qualche nuovo ricco giovane imprenditore che ritornerà parte di quello che avrà ricevuto investendo in nuove imprese. Vogliamo infine infondere imprenditorialità nei nostri giovani in modo che si trasformino in creatori di lavoro e di ricchezza.

 

Articolo ripreso dal sito finanzaediritto.it