Investimenti della Cina necessari per salvare l’Eurozona

Il Vecchio continente ha bisogno di aiuti finanziari dai paesi emergenti, soprattutto dalla Cina. Una prospettiva che fa venire i brividi a molti europei. Tuttavia, secondo il Global Times, quotidiano ufficiale di Pechino, l’accordo può essere raggiunto “civilmente”, ma solo a certe condizioni.

Il 26 ottobre i leader europei hanno raggiunto un accordo per ridurre il debito della Grecia e si aspettano che i paesi ricchi extracomunitari contribuiscano economicamente al piano di aiuti. La Cina, in possesso della più grande riserva di valuta estera, è diventata l’obiettivo principale. L’Europa sviluppata si rivolge dunque a Pechino, in cerca di liquidità. In entrambi i paesi la situazione desta parecchie perplessità. Alcuni europei sono convinti che il Vecchio continente non sia ancora talmente disperato da implorare l’aiuto di Pechino. Dall’Europa arrivano voci che l’Unione dovrebbe convincere la Cina a pompare capitali nelle sue casse mal ridotte senza offrire nulla in cambio.

In Cina il dibattito è se possibile ancora più infuocato. In molti si chiedono per quale motivo Pechino dovrebbe tendere una mano d’aiuto all’Europa quando anche la città cinese di Wenzhou ha bisogno di fondi.

La Cina e l’Europa non sono affatto vecchi amici che si aiutano a vicenda ogni volta che ce n’è bisogno. La verità è che su entrambi i fronti si sta ragionando in termini strettamente economici. L’opinione pubblica complica però lo scenario, perché sia in Europa che in Cina ci sono analisti che anziché fare il loro dovere fomentano gli istinti del populismo isterico.

Le condizioni di Pechino

 

L’ammontare della partecipazione cinese al salvataggio dell’eurozona è stato probabilmente deciso in base a interessi comuni e tenendo conto della sfiducia reciproca. La Cina non può rimanere in disparte, perché in un mondo globalizzato i suoi interessi sono legati a doppio filo a quelli dell’Europa. Ma è anche vero che Pechino non porterà certo con sé “un grande pacco regalo”. D’altronde, persino alcune economie solide dell’eurozona sono riluttanti ad aiutare la Grecia. Come outsider, la Cina non può risolvere il problema. A quello devono pensarci l’Unione europea e l’eurozona.

Se l’Ue vuole davvero il sostegno economico della Cina, deve mettere in conto di aprire i suoi mercati a Pechino e riconoscere la posizione della Cina come economia di mercato. Se Bruxelles crede che non ne valga la pena, Pechino non la costringerà certo con la forza.

L’opinione pubblica cinese deve invece capire che non esiste un legame tra la crisi del debito di Wenzhou e il piano di salvataggio dell’eurozona. Le riserve di valuta estera di Pechino, che verrebbero impiegate in Europa, non possono in alcun modo essere utilizzate per salvare le imprese di Wenzhou, abbandonate da imprenditori disonesti.

“L’Europa è taccagna”

In quanto potenza mondiale, la Cina deve aiutare chi è stato colpito da una crisi o da una calamità. I cinesi devono capire che un paese che persegue soltanto i propri interessi ignorando ogni aspetto morale verrà disprezzato dagli altri.

Ma anche gli europei devono riflettere sulla loro condizione, anziché accusare la Cina di essere taccagna. L’Europa discrimina il sistema cinese e non vuole esportare le proprie tecnologie in Cina. Ogni volta che un’azienda cinese investe in Europa l’opinione pubblica locale s’infiamma. Gli europei temono che la Cina impari troppo da loro e diventi ancora più forte. Vogliono continuare a sfruttare il loro patrimonio e mantenere il comando.

Questo genere di mentalità fa apparire invece taccagna proprio l’Europa. La partecipazione della Cina al piano di salvataggio dell’eurozona non dovrebbe essere eccessivamente politicizzata. Al contrario, dovrebbe essere un affare condotto in maniera civile, in cui le regole implicite siano perfettamente chiare a entrambe le parti.

Articolo ripreso da presseurop.eu