Investimenti tossici nelle banche europee

La spasmodica attenzione sul mercato del debito sovrano non può far dimenticare la mai sopita minaccia dei titoli tossici della prima ora, quei prodotti finanziari costruiti sul mercato immobiliare Usa e tuttora in mano alle banche di mezzo mondo.

Solo che, a distanza di tre anni dal collasso Lehman Brothers, a patire i maggiori rischi non sarebbero tanto le banche americane quanto, piuttosto, le loro colleghe europee. Decisamente meno attive, nell’occasione, nel disfarsi di questa sostanziale spazzatura finanziaria.

Lo rivela il Wall Street Journal. Secondo i dati resi noti dagli ultimi stress test, le 16 principali banche europee conserverebbero nelle proprie casse circa 532 miliardi di dollari in titoli tossici del mercato real estate. In euro fa circa 386 miliardi, un controvalore superiore a quello dei titoli di Stato dei cinque Paesi a rischio (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda), pari a 339 miliardi.

Rispetto al 2007, sostengono gli analisti di Credit Suisse, le banche europee sarebbero riuscite a dimezzare il peso degli assets tossici in portafoglio. Nello stesso periodo, tuttavia, gli istituti americani si sarebbero liberati dell’80% di questi ultimi. Come a dire che il rischio si sarebbe ora spostato da una sponda all’altra dell’Atlantico.

E la paura, a questo punto, è che le banche del Continente non abbiano una sufficiente capitalizzazione per assorbire le probabili perdite su questi titoli. Ad oggi, a vivere la situazione peggiore sarebbero soprattutto le banche britanniche, tedesche e francesi. Barclays, ad esempio, conserva ancora titoli rischiosi per quasi 18 miliardi di sterline (erano circa 24 a inizio anno).

Gli assets problematici in mano alla francese Crédit Agricole ammontano ancora a 28 miliardi di euro, quelli di Deutsche Bank a 23,1. Si stima che le banche europee dovranno operare una ricapitalizzazione complessiva entro il prossimo anno pari a circa 106 miliardi di euro.

Testo ripreso da valori.it