Investire in Grecia se rimane nell’Euro

Molti nostri lettori in questi giorni si interrogano sulla situazione greca: uscirà dall’Euro? Affronterà un default disordinato? Ci saranno sconvolgimenti politici e sociali? Potrebbero gli estremismi o, peggio, regimi totalitari, prendere il controllo di un Paese allo sbando?

Tempo fa avevamo provato a immaginare cosa potesse succedere ad un Paese che decidesse di uscire dalla moneta unica, poi abbiamo provato a immaginare cosa potesse succedere se fosse proprio la Grecia ad abbandonare l’Euro. Sono passati mesi e, purtroppo, la situazione non si è ancora normalizzata. Questo perché ciclicamente avviene un fatto politico o economico che riporta l’incertezza alle stelle e, siccome non esiste un precedente, anche un piccolo Paese che pesa non più del 2% del PIL Europeo, può condizionare il Continente che per secoli è stato il più prospero del pianeta.

Sì perché alla Grecia sono legate a doppio nodo nazioni come il Portogallo e l’Irlanda, la Spagna e anche l’Italia, che risucchierebbero nel vortice la Francia.

Nessuno sa realmente cosa potrebbe succedere. Si può stimare solo che negli scenari più infausti per anni potremmo dimenticare il nostro attuale tenore di vita, si accentuerebbero le diseguaglianze sociali, dilagherebbe la disoccupazione e il patto sociale (giovani-vecchi, ricchi-poveri, occupati-disoccupati, ecc…) così come lo concepiamo oggi crollerebbe, condizioni queste che rendono piccoli piccoli gli attuali problemi come l’IMU o l’età pensionabile.

Proviamo dunque a immaginare quali possono essere gli scenari economici, politici e sociali che la Grecia (e quindi l’Europa) ha davanti a sé.

 

La Grecia esce dall’Euro

Questa opzione è stata ricacciata per mesi. Quattro generazioni di politici Europei (per ultimo François Hollande) hanno messo la faccia sulla moneta unica e, di recente, sul fatto che il Paese ellenico deve restare nell’Euro. D’altro canto la possibilità di un’uscita non è più un tabù e, anche in ambienti istituzionali, comincia ad emergere questa eventualità.  Se ne parla con una certa scioltezza, forse troppa. Rischia di essere la profezia che si auto-avvera.

Certamente un ritorno alla Dracma e una svalutazione immediata del 60-70% della moneta farebbe respirare i Greci almeno per quanto riguarda i debiti. Inoltre i beni prodotti in Grecia sarebbero più convenienti e le esportazioni potrebbero riprendere velocemente. Uno dei tanti problemi del Paese è, però, proprio il fatto che la Grecia esporta ben poco, non ha un’industria florida e diversificata e quindi l’effetto sarebbe limitato. È ovvio che il Governo si troverebbe davanti alla necessità di una ristrutturazione economica profonda e radicale, con l’obiettivo di eliminare gli sprechi, i privilegi, il clientelismo, l’evasione fiscale, l’assistenzialismo e premiare l’impresa, i giovani meritevoli, l’innovazione, la ricerca e sviluppo. Tutte conquiste che vi riecheggiano nelle orecchie, eh? D’altronde “una fazza una razza”…

Se è vero che la svalutazione darebbe ossigeno dal punto di vista dei debiti, d’alto canto svaluterebbe i patrimoni dei cittadini e comporterebbe una drastica revisione del reddito reale, cioè al netto dell’inflazione, che nell’immediato salirebbe. Si potrebbe verificare, come già accaduto in passato, una corsa agli sportelli (si parla già di un tetto di 50 € ai prelievi bancari ), disordini sociali, incapacità di gestire la situazione (lo Stato potrebbe avere problemi anche a pagare gli stipendi ai poliziotti, proprio quelli che dovrebbero garantire l’ordine pubblico!).

Naturalmente qualsiasi Paese in tale condizione non farebbe che sprofondare in recessione e, la Grecia, per la sua struttura economica, potrebbe cadere in  un baratro profondissimo; unico elemento positivo sarebbe la possibilità di stampare moneta, oltre al fatto non ci sarebbero i lacci e lacciuoli del “Patto di stabilità”. Per queste ragioni, forse, se la nazione si tirasse su le maniche, un recupero potrebbe essere relativamente veloce. Naturalmente con un’economia in tali condizioni la disoccupazione schizzerebbe, molti meritevoli e cervelli brillanti lascerebbero il Paese. La situazione sarebbe postbellica.

In questa situazione il rischio maggiore è quello che forze politiche populistiche, estremiste e antidemocratiche possano prendere il sopravvento riportando, nel cuore dell’Europa, dittature o regimi militari.

A tutto questo si aggiungerebbe il fatto che l’uscita della Grecia dall’Euro creerebbe un pericoloso precedente. E, a quel punto, l’incertezza potrebbe investire altri Paesi più deboli, compresa l’Italia. Quest’ultima, per la sua dimensione che esclude “bailout”, è in grado di annientare la moneta unica e aprirebbe uno scenario del tutto imprevedibile, ma certamente non buono, per l’intero continente e per l’economia mondiale, compresa la Germania che, sulle esportazione favorite da un Euro competitivo, ha costruito la fortuna in anni recenti.

La Grecia resta nell’Euro e continua con il regime di “austerity”

Winston Churchill diceva: “Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera, è come un uomo in piedi in un secchio, che cerca di sollevarsi tirando il manico.”

Continuando con il regime odierno della procrastinazione del problema da parte dell’Europa, la Grecia continuerebbe per anni a impoverirsi, rendendo la qualità della vita della popolazione sempre peggiore. Certo questo scenario è più “moderato” nel senso che le conseguenze ci sarebbero, ma  avverrebbero senza strappi improvvisi e in maniera più lenta.

Dal punto di vista economico sarebbe comunque difficile evitare una recessione, forse meno acuta ma sicuramente più lunga (“L shaped”). Schiacciato dai debiti, il Paese avrebbe bisogno di più tempo per ristrutturare l’economia, con l’aggravante che la politica nazionale sarebbe scandita dalle richieste della Troika (BCE, FMI e UE) il che comporterebbero ancora tantissimi sacrifici ma, soprattutto, causerebbero ancora maggiore irritazione nei confronti degli obblighi istituzionali e rigurgiti anti-tedeschi.

Anche in tali circostanze, la popolazione dovrebbe sopportare ulteriori revisioni di reddito e patrimoniodisoccupazione e tutto ciò porterebbe, anche in questo caso, a rischi politici.

La Grecia resta nell’Euro ma con un progetto Europeo di risanamento

L’unico modo auspicabile per uscire dalla situazione di stallo in cui si trova il Paese è quello di un progetto politico coordinato a livello Europeo. I Paesi dell’Unione – non solo quelli più deboli – dovrebbero cominciare a considerare il problema greco anche come il proprio problema, come farebbe uno Stato federale maturo. Alcune risorse di singoli Paesi potrebbero essere drenate per accompagnare il Paese ellenico verso riforme strutturali e aiuti pro crescita, con finanziamenti per “startup”, progetti innovativi, piani di rientro di capitali, di cervelli, infrastrutture, ecc…
L’Unione dovrebbe anche farsi carico del ridimensionamento della spesa pubblica, accompagnando la riconversione economica. Le risorse ci sarebbero: la Grecia è un Paese piccolo.

Questa è lo scenario che vorremmo. Certo la Grecia ha causato i suoi malanni, è stata “cicala” per anni senza impegnarsi in un processo di sviluppo economico vero e d’altra parte tutti i padri fondatori dell’Unione Europea sapevano che il piccolo Paese mediterraneo non aveva i parametri per entrare nel club, eppure si son turati il naso, sia per vantaggi politici (mostrare al mondo che dal circolo polare artico fino all’ombra del Partenone si usava un’unica valuta) che per vantaggi economici (l’Euro sarebbe stato ancora più forte).

Le unioni di Stati e le confederazioni, sono quasi sempre nate da eventi traumatici: basta pensare alla guerra civile che ha dato origine agli Stati Uniti: speriamo che questi anni siano sufficientemente traumatici da convincere i leader europei a fare il grande passo e andare nella direzione di un’unione politica senza aspettare eventi ancora peggiori.

Del resto, una vera famiglia resta unita anche nei momenti di disgrazia o di malattia di uno dei membri, cercando di aiutarlo. Non dimentichiamo che Europa è una parola greca, e significa “sguardo largo”.

Non perdiamo lo sguardo largo e non perdiamo la Grecia.

 

Articolo ripreso dal sito di Consulenza Finanziaria adviseonly.com