Investire nei prodotti speculativi delle Poste Italiane

Quanti di voi hanno ricevuto in regalo un Buono Fruttifero Postale da parenti o genitori? Prodotti di risparmio dal sapore antico ma, come dice il nome, “Buono”. Certo, il rendimento non è mai entusiasmante, ma almeno è garantito al 100% dallo Stato. E poi c’è quell’aggettivo, “Fruttifero”, che invita al risparmio paziente e fiducioso, il risparmio alla maniera dei nonni, con quello spirito che forse si è un po’ perso.

Anno 2012, le cose sono cambiate: il quadretto alla Tornatore  di “Nuova Posta Paradiso” è sparito.

C’è un gran parlare oggi del potere delle banche. Pensiamoci un attimo: quali sono le istituzioni più diffuse nel nostro Paese? Ogni villaggio, anche il più sperduto, ha una chiesa, una stazione dei Carabinieri e… un ufficio delle Poste Italiane.

BancoPosta è infatti l’operatore finanziario preferito da una larga fetta di popolazione, come gli anziani, per via dei costi accessibili di molti servizi base. Ma quando si parla di risparmio, la “terza isituzione” dello Stivale sembra aver ceduto al Lato Oscuro della Forza, alla finanza Sith, e si comportano come qualsiasi banca votata a estrarre quanto più sangue possibile dai propri clienti.

Prendete ad esempio questo prodotto: RBS Express 9%, che verrà collocato il 31 maggio 2012.

RBS Express 9% BancoPosta è un certificato sull’indice azionario Eurostoxx 50: classico strutturatone con in pancia opzioni a barriera. Nella miglior tradizione della finanza Sith, il Lato Oscuro vi tenta sottilmente già dal principio, con quel “9%” e il suo vicino “Express”: odore di guadagni facili, veloci, sicuri. Non voglio togliervi il gusto di scoprire le meraviglie di questo bel prodottino, andate voi stessi a farvi un giro sull’area dedicata del sito di BancoPosta. Troverete il “prospetto base”: 671 pagine in inglese legalese stretto.

Per fortuna, la Consob obbliga i collocatori a pubblicare anche la “scheda prodotto”, un prospetto sintetico, dove si apprende che l’emittente è Royal Bank of Scotland (RBS), una delle regine degli strutturati, perciò, tanto per cominciare, il compratore sopporta il rischio di default di RBS e non di Banco Posta, che è solo il collocatore, cioè colui che vende il prodotto finanziario ai risparmiatori.

Ora, la vera domanda è: perché mai un risparmiatore dovrebbe acquistare questo prodotto finanziario, proposto da una società statale, anziché un titolo di Stato? Forse per il rendimento! Indaghiamo: sulla scheda prodotto, alla sezione “Rendimento”, vediamo che il valore annuo netto è:

2,45% in uno scenario intermedio (il più probabile)

7,02% in uno scenario favorevole;

-18,10% in uno scenario non favorevole (eufemismo).

In parziale soccorso del risparmiatore, Consob obbliga a riportare nella medesima sezione della scheda prodotto anche il rendimento di uno strumento comparabile per scadenza, con basso rischio emittente: un BTP in questo caso il quale, è scritto sulla scheda, rende a scadenza 3,85%/3,46% (a parità di istante di valutazione); con ogni probabilità RBS Express 9%, renderà meno di un BTP, che ha il grosso pregio di essere enormemente più liquido.

Ora qualcuno dirà: l’Italia può fare default. Certo, ma se mai dovesse succedere (e io spero e penso di no), con il tornado-contagio che ne seguirebbe, non so cosa ne sarebbe di RBS e di Banco Posta.

Lasciando perdere i default, in tutti gli altri casi il rendimento di un “cassettista” che si compra un BTP sarebbe blindato, mentre la possibilità di rendimento pesantemente negativo per il certificato RBS Express 9%, che è legato ad un indice azionario, eccome se c’è: il prodotto è più rischioso.

Tirando le fila del discorso, dopo la lettura della scheda prodotto e l’applicazione di un po’ di logica e buon senso economico, viene fuori che RBS Express 9% BancoPosta è, con ogni probabilità: meno redditizio, meno liquido e più rischioso di un BTP equivalente.

Il brutto è che sul sito di BancoPosta da un po’ di tempo a questa parte di prodotti così ne trovate parecchi, per non parlare dei prodotti finanziario-assicurativi di PosteVita, traboccanti di oneri di sottoscrizione, costi di emissione, commissioni di gestione e costi di riscatto o delle costose e opache polizze index linked e unit linked.

Guardate come vengono presentate le polizze unit-linked:

“Le polizze linked non sono polizze tradizionali ma contratti legati a qualche strumento finanziario di tipo speculativo che offrono nel tempo maggiori opportunità di guadagno, a fronte di un’ampia copertura previdenziale.”

Come dire: si guadagna di più e c’è anche la copertura assicurativa! L’unico commento che mi viene in mente è: fosse vero… di solito sono prodotti la cui componente assicurativa è peggiore di quella che si potrebbe ottenere con una polizza tradizionale. Idem per la parte finanziaria. Quello che è super, invece, è il mix di costi e caricamenti vari.

E come dimenticare le obbligazioni, semplici o strutturate, collocate da BancoPosta che, per oneri impliciti e scarsa liquidità, non hanno nulla da invidiare a quelle emesse dalla tipica banca italiana rapace.

Non ce l’ho con BancoPosta. Ma penso a quella fetta importantissima di clientela costituta da persone anziane, che delle Poste si sono sempre fidate, e vi chiedo: vi sembra bello che l’azienda sia passata al Lato Oscuro della Forza collocando questa lunga teoria di prodotti inefficienti, costosi e spesso pericolosi per il risparmiatore poco consapevole? Comportandosi quindi come qualunque banca del tipo più meschino, sempre pronta a rifilare a vostra nonna uno strutturatone incomprensibile?

Se già è molesto vedere le banche comportarsi così, con le Poste è ancora peggio.

 

Articolo ripreso dal sito adviseonly.com