Investire nel 2013 le opinioni alla giornata dell’Investitore

Dalla leva finanziaria quale strumento di protezione di almeno una parte del portafoglio alle nuove norme di regolamentazione europea in vigore dal 1° novembre; dalla volatilità considerata a tutti gli effetti quale asset class al ruolo dei metalli preziosi – oro in primis – quali beni rifugio.

L’appuntamento con la seconda edizione dell’Investor Day, svoltosi con successo martedì 27 novembre a Lugano, è stata un’occasione unica per veder sviscerati i temi finanziari di più stretta attualità grazie ai quali gli investitori individuali e istituzionali presenti hanno potuto orientarsi tra i nuovi trend di mercato. L’evento, organizzato da Editrice Le Fonti in collaborazione con ActivtradesCornèrBankSwiss & Global Asset Management e Lyxor ETF, ha visto anche la partecipazione di partner istituzionali quali ASCOSIM e NAFOP.

L’apertura del convegno è stata affidata all’intervento di Massimo ScolariSegretario Generale di ASCOSIM che ha stigmatizzato, sulla scorta di alcuni recenti dati Istat, la difficile situazione del risparmio in Italia. “In questa fase delicata – ha sintetizzato – non sempre il risparmio si trasforma in investimento. Per far sì che ciò accada serve la fiducia nelle istituzioni finanziarie e bancarie che, grazie ad iniziative come questa, contribuiscono a far conoscere le diverse opportunità di investimento”. 

L’UTILIZZO DELLA LEVA NELL’OTTICA DI GESTIONE DEL PORTAFOGLIO

L’evento, dedicato in mattinata al FORUM TRADING & FOREX, è entrato subito nel vivo grazie alla disamina dell’analista tecnico Carlo Cocconcelli che ha sfatato alcuni fasi miti relativi all’utilizzo della leva finanziaria. Concentrandosi sull’importanza del leverage nell’ottica di gestione del portafoglio, l’Head of Sales di Oftrader che collabora con ActivTrades, tra i principali broker mondiali nel mercato valutario, è partito dalla semplice definizione di leva finanziaria quale “rapporto tra il capitale proprio e il capitale preso a prestito, alias l’indebitamento”. “Il Broker blocca un margine di garanzia – ha spiegato – che cresce all’aumentare del capitale proprio disponibile. In altri termini, si dice che la leva consentita diminuisce all’aumentare del capitale proprio disponibile”.

Non ha mancato di evidenziare vantaggi e svantaggi. “Tra i primi ci sono il  basso capitale necessario, i potenziali utili importanti e l’ampia diversificazione possibile. Mentre alle negatività si ascrivono le elevate perdite potenziali, che possono anche arrivare all’intero capitale disponibile”. Tra le diverse modalità di utilizzo di un conto a leva, oltre a quello speculativo che pur sussiste ma non è l’unico, ci sono infatti l’investimento e la copertura. Corroborando le sue affermazioni attraverso un esempio di copertura con un conto trading MT4 ActivTrades, Cocconcelli ha dimostrato l’utilità di avere un conto trading, anche se non si è interessati alla speculazione. “Con un piccolo capitale parcheggiato si è in grado di ridurre istantaneamente il rischio particolare o globale del proprio portafoglio, senza disinvestire nessuna asset class”.

LA DISCIPLINA DI INVESTIMENTO NEL TRADING ONLINE

Per poter utilizzare al meglio la leva finanziaria e tutte le opportunità garantite dal trading online è necessario avere una disciplina, una sorta di codice di ‘auto-regolmentazione’ per evitare ‘brutte sorprese’. Gianmaria Frapolli, Senior Advisor Cornèr Bank è partito da alcune parole chiave che, troppo spesso, nella consuetudine dell’attività di negoziazione vanno date per scontate. “Auto controllo, approccio al mercato, stop loss, diversificazione sono concetti fondamentali che si contrappongono a mancanza di disciplina, over margin trading e Trading Psicologico oggetto della Finanza Comportamentale. Per essere efficaci nel trading occorre conoscere il mercato, usare il software giusto, adottare una strategia e gestire il denaro evitando che accada il contrario“. 

A CACCIA DI COINCIDENZE: GLI EFFETTI DELLE ELEZIONI USA SU EUR/USD

Sono seguiti una serie di interventi che hanno tratteggiato in maniera sintetica ma non per questo meno ricca di spunti, alcuni temi di natura macroeconomica. Il consulente finanziario indipendente Pierluigi Lorenzi ha individuato gli effetti sui portafogli di investimento delle recenti elezioni presidenziali statunitensi che hanno confermato Barack Obama alla Casa Bianca. “Negli ultimi 17 anni – ha spiegato – con le votazioni Usa si sono registrati degli elementi comuni: la vittoria dei democratici ha sempre coinciso con una tendenza negativa per l’euro. Ed è avvenuto anche quest’anno. Si tratta di una coincidenza incredibile che testimonia come più che la speculazione sulla valuta si debba monitorare il rapporto diverso di cambio per prevenire crolli o per cogliere opportunità per il proprio portafoglio”. 

GLI USA TRA FISCAL CLIFF E FISCAL ABYSS

Restando – figuratamente – negli Staes, il Professor Giuseppe Santorsola, Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Parthenope di Napoli ha offerto una illuminante analisi sui problemi dell’economia americana e di riflesso su quelli globali, a partire dal tanto discusso fiscal cliff. “Si tratta di scoglio, precipizio o abisso? – si è chiesto -. Il debito ed il deficit (insieme anche se con tassi bassi) non possono che indebolire il dollaro.  La via di rientro è comunque lenta, mentre permangono sentieri di scorrimento delle spese non ancora correttamente incanalati. Gli USA hanno inoltre rinviato l’introduzione degli obblighi di Basilea 3 senza indicare nuove scadenze. La FBE ha richiesto altrettanto alla UE, stimando riflessi negativi competitivi sulle banche e sul double dip incombente. Si rischia un Basilea 2 e mezzo e la mancanza di un level playing field corretto”.

A proposito di Basilea 3, Santorsola ne sintetizza i quattro temi cardine (requisiti di capitale o common stock, buffer di liquidità, ratio di leverage e il nuovo quadro della supervisione UE e USA) per poi soffermarsi sulla questione ‘calda’ dei derivati e della loro opacità. “Manca lo stimolo della decisione del FSB e le regole di fatto non esistono ancora. I derivati sono comunque utili, ma sappiamo dove ha portato il loro abuso”. “L’applicazione del Dodd-Frank Act che potrebbe limitarne o perlomeno regolarne l’utilizzo è infatti sostanzialmente bloccato dalla lobby delle banche d’investimento e alcuni regolamenti sono già in contenzioso nei tribunali USA, per non parlare del perdurare del rischio dello shadow banking”.

IL REGOLAMENTO EUROPEO TRA SHORT SELLING E DERIVATI

Tornando ad est dell’Atlantico, la questione della regulation ha trovato applicazione all’inizio del mese in Europa. Il regolamento europeo entrato in vigore il primo novembre ha infatti fissato una serie di limiti alle vendite allo scoperto. Tra le misure introdotte, c’è il divieto di acquisto di Cds (una sorta di assicurazione contro il fallimento del sottostante) sul debito sovrano senza avere la disponibilità dei titoli soggiacenti. Inoltre, gli investitori sono tenuti a trasmettere alla Consob le loro posizioni nette corte su azioni e l’Autorità di controllo del mercato provvede a curare una reportistica in merito per aumentare la trasparenza. Eugenio Sartorelli, Derivatives Trader, ha ricostruito i contenuti della normativa enucleandone tuttavia alcune contraddizioni e non risparmiando critiche.  “Il regolatore – ha dichiarato – è partito dal presupposto che lo speculatore sia sempre ‘cattivo’.

È inevitabile che alcune di queste norme stiano creando degli scompensi nel mercato. C’è anche il rischio della riduzione di liquidità che è persino maggiore di quello collegato, in maniera spesso pregiudiziale, ad alcune tipologie di strumenti derivati. Per non parlare del ruolo sempre più predominante delle Banche Centrali che talvolta pare si comportino alla stregua di grandi hedge funds”.

 METODOLOGIE DI INVESTIMENTO: IL RUOLO DELLA DIVERSIFICAZIONE STRATEGICA

A fronte di prodotti sempre più numerosi e complessi e di una regolamentazione più stringente, si rende ancor più necessaria l’individuazione di un approccio ‘disciplinato’ ai mercati. Tra le metodologie di investimento più praticate quella della diversificazione strategica è sicuramente tra le più diffuse. Come ha dimostrato nel suo intervento il trader professionista Luca Giusti, esistono diversi tipi di diversificazione: settoriale, temporale, di mercato e per l’appunta strategica. “Affiancare diverse metodologie di Trading su diverse Asset Class (sottostanti) che restituiscano risultati (equity) poco correlate fra loro porta a ridurre la volatilità dei rendimenti e a stabilizzare i profitti. L’operatività può essere: con più strategie e dunque direzionale, non direzionale (opzioni) e spread trading; su mercati diversi (azionario, commodities, valutario) e su orizzonti temporali diversi (intraday  – trading systems, swing, di posizione)”. Ma come può un trader Retail o un investitore, affiancare diverse metodologie di trading? “Operando manualmente – ha risposto Giusti – alzando il time frame e operando su grafici DAILY e non a 5 minuti, mentre operando  meccanicamente avvalendosi di Trading Systems”.

A introdurre i lavori del pomeriggio, dedicato al FORUM ETF & COMMODITIES è stato Luca Mainò. Il membro del direttivo di Nafop, l’associazione dei consulenti finanziari indipendenti, ha fatto il punto della situazione rispetto all’attività legislativa che ormai da anni sta facendo slittare la costituzione di un albo di categoria. “Quella dei consulenti fee only – ha spiegato – è una figura sempre più richiesta ed è importante che venga riconosciuta a tutti gli effetti”. Dopo aver accennato a come, fin dall’inizio, Nafop abbia creduto nello strumento ETF, il convegno è entrato nel vivo con l’intervento di Patrizia Benedetti. 

E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA

“Deteniamo oro perché non abbiamo fiducia nel governo”. Patrizia Benedetti, Director di Swiss & Global Asset Management cita il celebre dialogo tra Hoover e Roosvelt per avvalorare una tesi che, oggi come allora, sembra non aver perso veridicità. Parlando del Julius Baer Precious Metals Fund la responsabile dei prodotti del gestore svizzero, dopo una panoramica sulla struttura legale di ETF ed ETP e dei loro rischi strutturali ha passato in rassegna i  vantaggi connessi all’investimento in questa tipologia di commodity. “Gli investitori – ha illustrato – investono direttamente nei metalli preziosi fisici, senza essere esposti al rischio di emissione o al rischio di furto e senza incorrere in elevati costi di custodia e di assicurazione”.

Non è mancato il riferimento all’importanza della copertura valutaria. “I clienti che investono in metalli preziosi senza copertura valutaria incorrono in rischi di cambio significativi che vanificano la funzione protettiva dei metalli preziosi. La copertura valutaria in rapporto all’USD garantisce la funzione dell’investimento in oro in ogni contesto di mercato. In caso di apprezzamento dell’USD e di rincaro dell’oro, gli investitori che detengono unità in USD senza copertura beneficiano dell’effetto valutario positivo”. Le ragioni alla base della natura di bene rifugio del metallo giallo trovano ben presto riscontro. “Di regola l´oro ha tutelato dalle perdite in azioni. Al contrario di altri metalli preziosi, l’oro ha saputo resistere alla maggior parte dei ribassi dell’S&P 500. Si presenta dunque come un rifugio in un clima tempestoso, ma non esente da elementi di rischio. L’oro si comporta inoltre come valuta alternativa, spesso decorrelata rispetto all’andamento del dollaro americano“. Anche argento, platino e palladio hanno trovato spazio nella presentazione di Patrizia Benedetti che ne ha illustrato gli impieghi e le performance (ad esempio l’argento amplifica le oscillazioni del mercato mentre il platino è molto sensibile alle aspettative e il palladio si prsenta particolarmente reattivo nelle fasi di ripresa).

ETF TRA IMPATTO DELLA NORMATIVA ESMA E VOLATILITA’

Se quello dell’oro resta una baluardo che, nonostante le inevitabili oscillazioni, mantiene il suo ruolo di safe heaven, il mondo degli ETF e più in generale di alcune tipologie di negoziazione e di strumenti finanziari sono stati oggetto questa estate di un intervento significativo da parte dei regulator europei.

Quanto accennato in precedenza con Eugenio Sartorelli in merito ai derivati, è stato ampiamente ricostruito da Marcello Chelli, Director (Italy) per Lyxor ETF. “Il 25 luglio 2012 l’ESMA, l’authority della UE preposta a coordinare le Consob nazionali, ha posto fine ad un lungo dibattito pubblicando le linee guida applicabili agli ETF. L’ESMA ha riconosciuto che il ‘prestito titoli’ (degli ETF fisici) e il contratto ‘swap’ (degli ETF sintetici) generano lo stesso “rischio di controparte”. Tale rischio deve essere opportunamente limitato o annullato con titoli a garanzia che siano necessariamente: indipendenti dalla controparte, liquidi, negoziati su un mercato, valorizzabili giornalmente, di qualità (in termini di merito di credito), diversificati (max 20%). L’ESMA, nel nome dell’ETF, non ha quindi ritenuto opportuno imporre, un identificativo che distinguesse tra ETF “fisici” e ETF “sintetici”: la modalità di replica è pertanto una scelta gestionale”. Si tratta di un passaggio di rilievo che gli emittenti attendevano da tempo nell’ottica di veder finalmente tracciate alcune linee guida che in passato erano stato oggetto di perplessità e in taluni casi anche di attacco diretto. Altra data significativa in questo percorso di regulation stringente è stata quella del 1° novembre quando è entrato in vigore in Italia il regolamento Regolamento UE n. 236/2012 che ha abrogato le precedenti delibere Consob. “Gli ETF Short (-1x) e Double Short (-2x) possono essere acquistati senza alcuna restrizione di ammontare, a seguito della scadenza (25/02/2012) del divieto Consob di assumere o incrementare posizioni nette corte sulle azioni del comparto finanziario.

Permane il divieto di naked short selling, ma gli ETF non sono impattati (gli ETF semplificano l’operatività Short)”. Passando alla volatilità intesa come hidden asset class, Chelli ha ricostruito il ruolo del VIX Index (correlato negativamente con i titoli dell’azionario, caratterizzato da forte sensitività alle variazioni di mercato e strumento adatto alla diversificazione) che non è replicabile né facilmente ‘investibile’, tuttavia si possono negoziare i VIX Future mensili, a breve o a medio periodo e con differenti strategie per quanto concerne i sottostanti e gli ETF sono in grado di evitare alcune problematiche operative dei future (nessuna gestione della Marginazione né costo del roll-over mensile o trimestrale, nessuna contrattualistica specifica né autorizzazione all’utilizzo).

COMMODITIES E FIXED INCOME IN UN ‘RUMBLING WORLD’

A concludere i lavori, dopo un excursus del Professor Santorsola che ha sintetizzato i punti salienti degli interventi pomeridiani rilanciando alcune questioni, è stato Wlademir Biasia, Consulente finanziario indipendente di WB Advisors. Questi, ripercorrendo le performance delle principali materie prime e le loro correlazioni con il mercato, ha sottolineato il ruolo del prezzo del rame quale indicatore da tenere sempre sotto la propria lente di osservazione. A proposito invece delle ottime performance quest’anno del fixed income quale asset class per gli ETF, Biasia ha analizzato il dato alla luce dell’atteggiamento più o meno ‘free risk’ degli investitori. “Il ricorso al fixed income e all’obbligazionario – ha spiegato – si inserisce perfettamente in un contesto in cui prevale la prudenza sui mercati. Io ho elaborato questa tendenza in quello che ho definito Rumbling World”.  Biasia nel 2000 ha teorizzato il Rumbling World, il Mega Ciclo ventennale di transizione che sta governando i mercati globali, prevedendo puntualmente il crollo nel 2000 e nel 2007 dei mercati finanziari, causati dagli effetti delle bolle Internet e Subprime. “Il Rumbling World rappresenta un lungo percorso di transizione, in cui l’alternarsi di fasi espansive ad altre recessive consentirà al mondo alla fine del ventennio di reinventarsi”.

 

Articolo ripreso dal sito finanzaediritto.it