Investire nel titolo Generali

Sergio Balbinot, responsabile per le attività assicurative di Generali, è stato ascoltato mercoledì scorso dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che esercita il controllo sui servizi segreti. Alla presenza del presidente Massimo D’Alema, del senatore Giuseppe Esposito (Pdl) e del deputato Ettore Rosato (Pd), l’alto dirigente del gruppo assicurativo triestino, responsabile a livello globale del business assicurativo, ha presentato una relazione sulla sicurezza informatica del Leone, sul trattamento dei dati sensibili degli assicurati e sulla sicurezza del personale impiegato nelle sedi estere della società. Balbinot, che fino allo scorso ottobre era anche amministratore delegato del gruppo, era accompagnato dal capo dell’information technology Massimo Paltrinieri.

L’audizione del manager del Leone era finalizzata a valutare le modalità di collaborazione tra l’intelligence governativa e quella privata della compagnia in vista di possibili attacchi informatici, secondo quanto Linkiesta ha appreso dai presenti. Si è venuta a tenere in un momento delicato della vita della compagnia assicurativa triestina, che negli ultimi due anni ha esacerbato il clima di sospetti, con tensioni fra gli azionisti e fra questi e il management.

Ad agosto l’arrivo del nuovo amministratore delegato Mario Greco ha aperto una fase nuova che punta al rilancio del gruppo, e nel frattempo il titolo ha recuperato dai minimi sotto quota 9 euro ed è arrivato a valere 13,5 euro. Il cambio di marcia servirà per scrivere la parola fine su una lunga stagione di affari più o meno opachi, e spesso in perdita, che la compagnia ha concluso sotto l’influenza di qualcuno dei grandi soci o per autonoma iniziativa dei due amministratori delegati dell’epoca, Giovanni Perissinotto (uscito dal gruppo) e lo stesso Balbinot. Greco ha da subito avviato un esame approfondito delle performance e delle strategie del gruppo che è ancora in corso. A queste tensioni si aggiunge il fisiologico senso di incertezza connesso alle elezioni politiche, previste a febbraio, e al rinnovo degli organi sociali, che Generali affronterà nella prossima assemblea (aprile 2013).

Nell’incontro, perciò, si sarebbe parlato anche di possibili scalate ostili ai gioielli nazionali in vista del periodo elettorale alle porte, anche se al momento non vi è evidenza di un simile scenario. Un po’ di tranquillità, in tal senso, sarà data dal trasferimento alla Cassa Depositi e Prestiti dello storico pacchetto azionario che il fondo pensioni della Banca d’Italia detiene nel Leone (4,5%), del valore di circa 900 milioni. L’operazione, che sarà oggi esaminata dal cda della Cdp, prevede il conferimento delle azioni nel Fondo strategico italiano in cambio di quote del fondo, che provvederà poi a cederle nell’arco di alcuni anni.

La dismissione del pacchetto si è resa necessaria per ovviare al conflitto di interesse che sorgerà dal prossimo gennaio, quando la Banca d’Italia assumerà la vigilanza sulle assicurazioni private tramite l’Ivass. La scelta delle modalità di dismissione, approvata ieri dal consiglio superiore della Banca d’Italia, è stata invece voluta dal direttorio di Bankitalia, guidato dal governatore Ignazio Visco, in alternativa a un collocamento dei titoli sul mercato oppure al conferimento in un fondo cieco.

L’iniziativa del Copasir, comunque, non è isolata. Si tratta, infatti, dell’ultimo di una lunga serie di incontri che hanno coinvolto, tra gli altri, Eni, Enel, Finmeccanica e Unicredit, ovvero le maggiori società quotate in Piazza Affari. Nonostante al centro dei colloqui non ci siano state questioni legate ai problemi societari, aspetto che esula dallo scopo principale delle audizioni della commissione in materia, è plausibile che il presidente D’Alema si sia fatto ragguagliare sulle ultime vicende che coinvolgono Generali.

La Consob ha costretto le Generali a fornire una posizione rispetto alla notizia pubblicata dal Corriere della sera sul consiglio di amministrazione di venerdì scorso circa le prime risultanze della revisione avviata da Greco. Tutto verte su operazioni in perdita concluse con Palladio Finanziaria, la famiglia Amenduni e la Finanziaria internazionale, riuniti nel veicolo Ferak, e 13 fondi di private equity lussemburghesi. «Il 14 dicembre sono state portate all’attenzione del Comitato controllo e rischi e successivamente del consiglio di amministrazione – si legge in una nota diffusa ieri – le valutazioni aggiornate di alcuni investimenti in private equity e fondi alternativi per avviare la verifica della valorizzazione di tali asset e l’analisi della governance attuale del processo di investimento. Sono stati in particolare trattati gli investimenti del fondo lussemburghese e dei fondi gestiti da Vei e Rhone». Da evidenziare il fatto che la società dica da un lato che «gli eventuali impatti economici e finanziari non sono tali da incidere significativamente sul patrimonio aziendale» e dall’altro che tali eventuali perdite sono «non precisamente determinabili». Non è stato indicato nemmeno il tetto massimo della perdita potenziale.

Ma «come già previsto, analoghe analisi saranno avviate su tutte le altre classi di investimento». Fra la presidenza Bernheim e quella di Cesare Geronzi (dimissionato nella primavera 2011), la compagnia ha effettuato diverse operazioni con le cosiddette “parti correlate” (amministratori, parenti, soci rilevanti, etc.) o investimenti con controparti di standing debole.

Una comunicazione della Moody’s ha infine aggiunto al quadro un ulteriore elemento critico. La società di rating ha infatti messo sotto osservazione per un possibile declassamento il giudizio del Leone (oggi a Baa2). Lo stesso aveva fatto Standard & Poor’s lo scorso 17 settembre (rating A sotto osservazione con implicazioni negative). Secondo Moody’s, la prevista creazione della nuova controllata Generali Italia, che riunisce le attività italiane e riduce a tre i marchi nazionali, «potrebbe esercitare qualche pressione sul rating del debito emesso o garantito dalla holding». La capogruppo Assicurazioni Generali diventerà infatti una holding pura e non avrà più liquidità riveniente direttamente dal business: il rating, perciò, terrà conto anche di questo non trascurabile elemento.

 

Articolo ripreso da linkiesta.it