Investire nella creazione di risorse idriche alternative

Sfruttano l’energia del sole per rendere potabile l’acqua. Così i sei giovani fondatori di Solwa sono riusciti ad attirare l’attenzione delle Nazioni Unite che, nel 2010, hanno inserito il loro desalinizzatore all’interno del programma Ideass, riconoscendo a questa tecnologia il valore di idea per lo sviluppo dell’umanità e garantendo così a questa start-up un canale pubblicitario privilegiato.

Tutto è nato dalla tesi di laurea di Paolo Franceschetti, 31enne che ha studiato Scienze e tecnologie per l’ambiente all’università di Padova, dedicata al tema della potabilità delle risorse idriche. «L’idea è nata guardando bollire l’acqua per la pasta», racconta il fratello Davide (35), laureato in Scienze politiche e coinvolto nell’azienda come responsabile della comunicazione, «se la si lascia evaporare completamente sul fondo della pentola rimane il sale».

Ed è proprio questo che fa il modulo Solwa. Visto dall’esterno si tratta di una grossa scatola nera, colore scelto per assorbire meglio il calore dei raggi solari: all’interno c’è una vasca, nella quale viene inserita l’acqua. Una volta evaporata, viene sospinta in un’altra cavità da una ventola, alimentata da un pannello fotovoltaico. In questo secondo spazio il vapore torna allo stato liquido, libero da tutti gli inquinanti. «Alla fine del processo otteniamo acqua distillata», sottolinea Franceschetti.

Con questo progetto Paolo Franceschetti si è presentato nel 2008 a Veneto Innovazione, iniziativa promossa dalla regione. Una partecipazione importante perché ha permesso di costituire il primo nucleo di quella che sarebbe diventata Solwa. Alla ricerca di un ingegnere da coinvolgere nella progettazione, ha pubblicato una serie di annunci su giornali e riviste. Ed è così che ha conosciuto Matteo Pasquini (31), laureato a Pisa in Ingegneria aeronautica. Durante la cena inaugurale della manifestazione, i due hanno incontrato Alice Tuccillo (28), padovana e dottoressa in Economia e diritto, subito coinvolta nella stesura del business plan.

Il lavoro di questi giovani ha ottenuto diversi riconoscimenti: nel 2011 sono arrivati il Premio nazionale dell’innovazione, che ha garantito un contributo di 30mila euro, e la vittoria nella prima tappa di StartCup Veneto, con un assegno da mille euro. Nel 2012, invece, il premio Gaetano Marzotto, che ha permesso di ricevere un finanziamento di 200mila euro.

Un risultato importante per un’azienda fondata solo a gennaio dello scorso anno a Padova. Ai quattro soci storici si sono aggiunti due amici di Paolo Franceschetti, Marco Sportillo (34) ed Enzo Muoio (31), che si occupano dei rapporti con le istituzioni e le aziende. Il nome Solwa è la contrazione di Solar Water, acqua solare, a ricordare che «il nostro è l’unico potabilizzatore che utilizza solo l’energia del sole».

Una soluzione che rende l’impiego di questo strumento praticamente a costo zero, visto anche che le spese di manutenzione sono molto contenute. La nascita di questa start-up si lega anche alla vittoria di VegaInCube, un concorso lanciato dal parco scientifico-tecnologico di Venezia Vega e rivolto alle imprese innovative nel settore green, che ha permesso all’azienda di essere incubata a Mestre, dove al prezzo agevolato di 354 euro mensili i sei startupper hanno a disposizione un tutor che li segue, tenendoli informati su bandi ai quali partecipare e li aiuta nella ricerca di possibili partner industriali.

Anche se i fondatori di Solwa in ufficio ci rimangono davvero poco. Almeno in quello della loro azienda, visto che «tutti e sei abbiamo un altro lavoro: Paolo sta facendo un dottorato di ricerca, Alice è impiegata da un commercialista, Matteo in una società del gruppo Eni, Marco ed Enzo in un’associazione, io lavoro per una organizzazione non governativa», spiega Franceschetti, Con i propri stipendi hanno messo insieme i 10mila euro di capitale sociali versati per costituire una srl e hanno messo insieme la somma, pari sempre a 10mila euro, necessaria per la progettazione e il test del prodotto in Perù. Una meta scelta perché «nel 1860 vennero inventati dei moduli simili al nostro per purificare l’acqua nelle miniere di rame delle Ande. La cosa non ebbe però un riscontro economico e il progetto venne abbandonato».

L’auspicio di questi sei startupper è che, per loro, le cose vadano diversamente. «Il punto di pareggio è ancora lontano. Tolti eventuali premi, contiamo di raggiungerlo nel giro di un paio d’anni». Anche se i primi moduli sono stati venduti: 8 in Palestina, uno in Brukina-Faso. Nel frattempo si lavora per strutturare l’azienda, con l’assunzione di una persona part-time per gestire gli aspetti amministrativi e di una a tempo pieno per lo sviluppo tecnico del modulo, che viene comunque costruito all’esterno, da alcune aziende meccaniche venete. E si lavora per far conoscere Solwa, partecipando a fiere come la Smau di Milano o Ecomondo di Rimini. Oltre a cercare nuovi finanziatori interessati ad utilizzare il sole per purificare l’acqua.

 

Articolo di Riccardo Saporiti su LaRepubblicadegliStagisti.it