Investire nelle aziende con il capitale di rischio

Anche in Italia si sviluppa il ruolo che l’investimento in capitale di rischio ha in un moderno sistema finanziario. Il credit crunch bancario apre le porte ad investitori istituzionali che imprimono una energica azione di investimento nelle PMI , rilevante sotto numerosi profili.

All’impresa viene offerta la possibilità di far riscorso ad operatori specializzati nel sostegno finanziario finalizzato alla creazione di valore che consente alle stesse di reperire capitale “paziente”, che può essere utilizzato per sostenere la fase di start up, piuttosto che piani di svilupponuove strategie, acquisizioni aziendali, passaggi generazionali o altri processi critici del loro ciclo di vita.

In particolare, tale capitale può essere utilizzato dall’impresa per sviluppare nuovi prodotti e nuove tecnologie, per espandere il circolante, per finanziare acquisizioni, o per rafforzare la struttura finanziaria di una società.

Può anche essere impiegato per risolvere problemi connessi con la proprietà di un’impresa o con il fenomeno del passaggio generazionale, oltre che per la realizzazione di operazioni di buy out / buy in, effettuate da managers esperti, cioè il rilevamento dell’azienda da parte di managers dipendenti o managers esterni.

Il supporto dell’investitore istituzionale non si esaurisce nella mera fornitura di capitale di rischio poiché rileva la disponibilità di know how manageriale che l’investitore mette a disposizione dell’impresa per il raggiungimento dei suoi obiettivi di sviluppo.

Ciò si traduce anche nella possibilità di supporto alla crescita esterna, attraverso contatti, investimenti, collaborazioni ed altro, con imprenditori dello stesso o di altri settori.

Spesso la crescita attraverso fusioni e/o acquisizione offre sensibili vantaggi in virtù della tempestività con la quale è possibile entrare in nuovi settori o guadagnare nuove quote di mercato.

Il socio istituzionale possiede una profonda esperienza basata su una moltitudine di realtà imprenditoriali diverse e, pertanto, gode di un invidiabile esperienza cui la società può accedere.

L’investitore istituzionale nel capitale di rischio ha, per esempio, solitamente esperienza anche in tema di accompagnamento alla quotazione, capacità preziosa in tale delicato processo e che può essere d’aiuto nel definire il timing e le procedure interne ottimali.

È poi comprovato che alle imprese partecipate da investitori istituzionali siano riconducibili performance economiche superiori rispetto alle altre realtà imprenditoriali, apportando un beneficio a livello di sistema.

L’attività di investimento nel capitale di rischio contribuisce, dunque, notevolmente allo sviluppo del sistema industriale e dell’economia nel suo complesso, selezionando imprese a rapido tasso di crescita e fornendo loro il capitale necessario per svilupparsi.

I principali soggetti erogatori di capitale sono essi stessi investitori istituzionali; fondi pensione e istituzioni bancarie, impossibilitati a svolgere direttamente tale attività ma interessati ai ritorni ottenibili nel medio lungo periodo.

Un ruolo importante svolgono i fondi dei fondi. Si tratta di fondi con disponibilità di capitali molto ingenti, spesso lanciati da banche di investimento che impiegano le risorse da loro raccolte prevalentemente in quote di altri fondi di P.E. e V.C., inceve che direttamente in partecipazioni di imprese.

Le tipologie di investimento sono sostanzialmente classificate  a seconda delle diverse fasi del ciclo di vita dell’impresa target.

La  fase di seed (finanziamento dell’idea) e start up financing raggruppa gli interventi cosiddetti di early stage, volti cioè a finanziare le primissime fasi di avvio dell’impresa. Successivamente, qualora l’investimento sia finalizzato a supportare la crescita e l’implementazione di programmi di sviluppo di aziende già esistenti, vengono utilizzati i termini expansion e financing o development capital, mentre si parla di replacement capital(capitale di sostituzione) per riferirsi ad interventi che, senza andare ad incrementare il capitale sociale dell’impresa, si pongono l’obiettivo di sostituire parte dell’azionariato non più coinvolto nell’attività aziendale.

Ancora, tutte le operazioni orientate al cambiamento totale della proprietà dell’impresa, sia a favore di manager interni alla stessa società (management buy out) che di manager esterni (management buy in), con il frequente uso della leva finanziaria come strumento di acquisizione (leveraged buy out), vengono generalmente raggruppate nella categoria dei “buy out“; così come si parla di turnaround per indicare gli investimenti di ristrutturazione di imprese in crisi e di bridge financing con riferimento agli interventi finalizzati, sin dal momento della loro realizzazione, nell’accompagnare l’impresa in Borsa. All’interno delle dette categorie sono, a loro volta, individuabili ulteriori tipologie di investimento, a seconda della specifica fase aziendale e dello specifico tipo d’intervento.

 

Testo ripreso dal sito lbconsultingsas.it