Investire nelle PMI con la Banca Centrale Europea

La crisi ha avuto bisogno di una cura drastica, perchè non portare la stessa ottica anche nel progetto Bce? Oltre al taglio dei tassi ci sarebbe l’alternativa di creare un fondo per le Pmi: nessun rischio di inflazione, prestiti agevolati e semplificati, riattivazione dell’economia reale.

Finora si è andati avanti di aspettative e speranze. Quelle che i mercati hanno nutrito circa i tagli ai tassi che la Bce potrà decidere di fare, portandoli allo 0,50% oppure, nell’ottica di un’effetto cura traumatica, anche allo 0,25%, soprattutto dopo la notizia (ampiamente prevedibile) che la Fed ha deciso di mantenere il suo “quantitative easing” lasciando comunque intendere di essere pronta a tirarsi indietro non appena la disoccupazione o l’inflazione, raggiungeranno i livelli sperati (6,5% per la prima, 2,5% la seconda).

Naturalmente, il proseguimento di una cura del genere porterà senza dubbio dei seri rischi da gestire e dal momento che l’economia Usa ha risposto maniera molto anemica a stimoli dalla portata storica, allora è sempre più probabile che la Fed deciderà quanto prima di assottigliare sempre di più la sua presenza (e la sua influenza) sul mercato per evitare traumi improvvisi con una chiusura immediata del QE.

Tornando alla Bce, secondo George Goncalves, strategist per Nomura ha dichiarato “In linea di massima ci si deve aspettare il taglio dei tassi, ma sarebbe il massimo se annunciassero un fondo per aiutare le Pmi, una sorta di programma di prestiti per aiutare le piccole imprese. Sono loro, infatti, a vivere in prima persona la crisi e soprattutto la stretta del credito operata dalle banche e il problema principale dell’Europa non è il tasso ma la circolazione della moneta e lo sviluppo dell’economia. Le Pmi hanno bisogno di ottenere credito nel sistema e la fiducia arriverà da sè.”

“In questo caso” ha aggiunto, “si avrebbe un duplice risultato: prestito diretto a condizioni agevolate e nessun rischio di inflazione o bolle. Inoltre ci sarebbe anche un rafforzamento dei fondamentali e una crescita continuata, solida e strutturata nel tempo. Il riavvio di quel circolo virtuoso spesso richiesto”.

Alan Ruskin, di Deutsche Bank è pronto a spegnere gli entusiasmi: difficile attuare un piano simile perchè questo porterebbe inesorabilmente la gestione sul piano delle banche nazionali e non sulla Bce, annullando, di fatto, il principio di bypassare il nodo degli istituti.

“Suppongo che sia più probabile una decisione non ortodossa sui collaterali, insomma qualcosa di più tecnico per continuare a lavorare direttamente sulle banche e sul sistema, rendendo più facile per le imprese il prestito. Anche perchè le banche nazionali hanno un problema di bilancio e quindi non possono permettersi di aggravare la situazione” ha detto.

Una possibilità ulteriore ma non altrettanto fattibile, sarebbe tagliare il suo tasso di deposito, trasformandolo in negativo rispetto al suo attuale livello già a zero.

Su tagli estremi si potrebbe ancora intervenire, grazie al fatto che l’inflazione della zona euro è scesa all‘1,2% ad aprile, dato più basso da febbraio 2010 e quindi, proprio sull’esempio della BoJ, so potrebbe tentare di lavorare con una cura drastica proprio su questo fronte per riuscire a ridurre una disoccupazione che invece ha toccato livelli ormai storici: 12,5%.

 

Articolo ripreso dal sito trend-online.com