Investire significa migliorare continuamente le proprie conoscenze

I tempi stanno cambiando così incredibilmente in fretta che il domani è già oggi e il futuro è molto vicino. Le nostre vite stanno per essere smontate e rimontate secondo paradigmi completamente diversi. Sostanzialmente, stiamo per essere riformattati.

Io ipotizzo, ma credo di non sbagliarmi di molto, che vivremo pezzi di vita. Pezzi di vita paralleli o comunicanti, realtà diverse in dimensioni diverse con tempi ad andamento diverso e variabile. Dovremo saper destreggiarci tra queste realtà saltando da un treno all’altro a seconda del momento.

I giovani di oggi sono già in parte predisposti e preparati perchè nati in un mondo “digitale” che ha scoperto la multicreatività, il networking globale e in tempo reale, la comunicazione relazionale e l’interconnessione emotiva. Sarà un mondo veloce, incredibilmente diverso da quello di oggi, dove le barriere di oggi cadranno a pezzi.

Non sarà un mondo migliore e non sarà peggiore, sarà semplicemente l’evoluzione naturale di questo in cui viviamo. Noi 40 enni e più in là siamo dinosauri che combattono per mantenere inalterato il proprio stile di vita.Ma perderemo inesorabilmente. Se rompiamo il patto generazionale, e lo stiamo facendo in maniera scellerata, di noi resteranno solo briciole e così, rischiamo di innescare un cambiamento violento.

La riflessione mi è venuta parlando a pranzo con un collega che apprezzerà questo mio post, e leggendo l’intervista di Alessio Jacona ad Alexander Bard, filosofo, scrittore, artista e produttore musicale svedese, autore insieme a Jan Söderqvist della ‘Futurica Trilogy’, serie di saggi sulla rivoluzione portata in dote dall’avvento di Internet.

E’ incredibile come l’interconnessione emotiva riesca, in un mondo così grande a rendere le cose così vicine, alla portata di tutti. Se la multicreatività può avere uno sbocco reale, internet certamente sarà testimone di questo fatto a velocità che non possiamo nemmeno immaginare.

Per chi come me ha scollinato i 40 anni di età, il pensiero comincia a diventare invadente: che sta succedendo? chi sono i “giovani”?

I giovani oggi, sono quelli che da noi non trovano posto nelle attività produttive. I giovani disoccupati di oggi, non saranno gli occupati di domani per il semplice fatto che non avranno assimilato i paradigmi sociali che “performano” la nostra vita. Il mondo economico “tradizionale” non è in grado di assorbire questa enorme massa umana per il semplice motivo che esso non dipenderà più solamente da semplici processsi produttivi e di consumo slegati dai contesti socio-ambientali. La meccanizzazione e l’automazione dei processi produttivi ha già dato segnali inequivocabili in questo senso ma pure l’automazione gestionale e decisionale darà il colpo di grazia.

Un genitore 40enne oggi dice: “Cosa faccio studiare a mio figlio? Quali saranno i suoi sbocchi professionali?”

Anche qui, le barriere di ingresso nel mondo produttivo sono tali e tante, che la domanda rimane ormai inesorabilmente senza risposta. Marketing? Comunicazione? Ingegneria? Medicina? Quali sono i campi oggi che possono assorbire milioni di persone e di forza lavoro? Non ve ne sono. La popolazione aumenta e i posti diminuiscono. Che si debbano ipotizzre modelli organizzativi ed economici fuori dal concetto del “lavoro” e quindi del denaro-consumo-produzione-ricchezza è cosa che non dico certo solo io, anzi.

La differenza è che noi 40enni ipotizziamo, i più giovani vivono. L’incomunicabilità intergenerazionale è talmente intrusiva che non siamo capaci di guardare la vita con gli occhi di chi è più giovane di noi. Quando si diceva: “Eh ma son stato giovane anch’io, quindi capisco” oggi ha un sapore antico, romantico, ma fuori asse. Siamo dinosauri a 40 anni quando in realtà oggi dovremo prendere in mano il mondo e cambiarlo. Non siamo più capaci nemmeno di andare a votare o di spiaccicare una protesta o un dissenso di senso compiuto a tal punto che prendiamo come paladino un ricco comico genovese per fare le prediche.

Io me ne accorgo quando nelle aziende parlo di social networking. Sembra di parlare con un video dove viene rappresentata una figura umana che invecchia di secondo in secondo e più parli, più la figura invecchia. E li senti mentre si divincolano, si arrampicano sugli specchi, credono di conoscere tutto eppure sanno forse a malapena accendere un accendino. “Ah! Sì, Facebook! Ci gioca mia figlia. Ma sì, io quelle cose lì, tutte virtuali, mah, io non ci credo, secondo me sono mode passeggere” … Ma i bilanci delle loro aziende crollano e non sanno il perché.

recentemente ho postato su LinkedIn un articolo scritto da un mio cliente/amico sulle reti d’impresa. Nel gruppo ToscanaIn sono arrivati commenti interessanti ma tutto sommati di breve respiro. Si parla comunque di modelli organizzativi e di business che domani non avranno quasi più significato. Chiedersi il perché questi non funzionino è superfluo. Sarebbe meglio chiedersi cosa sarà domani e provare a individuare modelli sociali ed economici che possano funzionare meglio.

Il problema grosso è che non abbiamo dati, non abbiamo metriche, non abbiamo esperienza per formulare ipotesi. Se non abbiamo visionari bravi, possiamo solo camminare a tentoni. Ma anche se avessimo dati e metriche, non ce ne faremmo un piffero! E’ come misurare la circonferenza di una sfera col righello delle elementari. Ed ecco che l’incomunicabilità generazionale diventa preponderante, perchè i giovani, i 40enni di domani, nemmeno si preoccupano di misurare, ipotizzare, prevedere … Loro stanno vivendo il loro pezzo di vita che dopodomani non sarà più perché saranno saliti su un altro treno con totale nonchalance. Saranno come dice Alexander Bard, “dividui e non più individui” perchè divisibili e presenti parallelamente in microcosmi, microrealtà o veri e propri metamondi differenti.

Cosa possiamo fare? Aprire gli occhi ed imparare. Oppure lasciarci ammazzare.

 

Articolo ripreso dal sito Innovando.it