Investire sul fotovoltaico quali le prospettive degli incentivi a lungo termine

In un mio recente articolo avevo previsto che l’esplosione degli investimenti nel fotovoltaico avrebbe presto portato a una potenza installata di 9mila megawatt. Ora il Gestore servizi energetici ha reso noto che, ai primi di settembre, la potenza degli impianti per cui è stato chiesto il sussidio ha superato i 10mila megawatt. Vediamo quali potranno essere le ripercussioni sulle bollette elettriche degli italiani.

IL COSTO PER IL CONSUMATORE TIPO

L’Autorità per l’energia stima, ogni trimestre, la composizione della bolletta a carico del consumatore domestico tipo (con consumi annui di 2.700 kilowattora e potenza di 3 kilowatt) coperto dal “servizio di maggior tutela”. Nel 2010 e sino al primo trimestre 2011 gli “oneri generali di sistema” (Ogs), che per l’80 per cento sono sussidi alle fonti rinnovabili e assimilate, hanno determinato per il consumatore tipo un incremento del 12 per cento circa rispetto al costo addebitatogli per la produzione e commercializzazione dell’energia (prima delle imposte). Questa percentuale è salita bruscamente al 18 per cento nel terzo trimestre 2011 e sono in arrivo ulteriori forti aumenti. Vediamo perché e di quanto.

Il costo dei sussidi al fotovoltaico (inclusi negli Ogs) è passato da 300 milioni nel 2009 a 870 milioni nel 2010; a quanto ammonterà nel 2012? Al ritmo attuale, è prevedibile che la potenza installata a fine 2011 supererà i 12mila MW (era 1.140 MW a fine 2009); si può quindi prevedere che, nella media del 2012, godranno dei sussidi impianti per almeno 13-14mila MW di potenza. Secondo le mie stime di produzione e sussidio per MW (per le quali rimando all’articolo citato) l’onere complessivo arriverà attorno a 6 miliardi (ben più del gettito atteso dall’incremento dell’Iva). Gli Ogs, che assommavano a 5,5 miliardi nel 2010, aumenteranno quindi di oltre 5 miliardi per i soli incentivi al fotovoltaico, passando questi da 870 milioni nel 2010 a 6 miliardi nel 2012). Aumenteranno poi anche gli incentivi per le altre rinnovabili: non sono in grado di stimare di quanto, ma saranno certamente somme rilevanti dalle notizie che si hanno sull’espansione degli impianti eolici e a biomassa. È quindi prevedibile che, nel 2012, gli “oneri generali di sistema” salgano a una cifra doppia rispetto al 2010, con la conseguenza di accrescere la loro incidenza per il consumatore tipo dal 12 al 24 per cento del costo di produzione e commercializzazione. Nel complesso vi sarà un aumento dell’11 per cento nella bolletta elettrica, che certo non è poco, vista la situazione economica e occupazionale. Un balzello fortemente regressivo, che nasconde un ulteriore forte aumento della pressione fiscale sulla generalità delle famiglie.

UN DEBITO DA 120 MILIARDI

Non tutti piangono però. Cito solo un piccolo esempio, quello di un allevatore mio amico che ha installato alcuni pannelli sul tetto della sua stalla. È riuscito a farsi finanziare l’intero investimento e tra sei anni avrà ripagato tutto; per i quindici anni successivi avrà un reddito netto di 80mila euro l’anno (non pagherà imposte perché i coltivatori diretti sono tassati sul reddito catastale). Per alcuni l’Italia è davvero un paese del bengodi. Gli impianti fotovoltaici allacciati sono oggi 270mila.

Poiché i sussidi al fotovoltaico sono dovuti per venti anni, si è accumulato in poco tempo un debito di 120 miliardi, che non appare da nessuna parte perché è gestito “fuori bilancio”.

Il motivo principale addotto a giustificazione degli incentivi concessi alle fonti cosiddette rinnovabili è che generano minor inquinamento. V’è però un’altra faccia della medaglia: lo scempio di campi agricoli coperti da pannelli, l’invadenza ambientale delle pale eoliche, il rialzo dei prezzi del granturco “bruciato” negli impianti a biomasse con pesanti effetti negativi sull’economia locale delle stalle, per non parlare dell’energia (e conseguente inquinamento) consumata nelle produzioni di pannelli, strutture metalliche, pale eoliche eccetera. Penso che sarebbe ben difficile quantificare il beneficio ambientale delle fonti rinnovabili, al netto dei relativi costi ambientali, o gli eventuali vantaggi per la bilancia dei pagamenti, in una cifra che si approssimi anche lontanamente all’enormità dei costi che sosteniamo per queste produzioni. Né si può dire che ciò fosse necessario per raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto sulle emissioni di anidride carbonica nel 2020. Quegli obiettivi avrebbero potuto essere raggiunti con costi enormemente inferiori incentivando di più il risparmio energetico e l’utilizzo efficiente del calore; tra le rinnovabili stesse, il costo per produrre energia eolica è meno della metà della fotovoltaica.

Con la liberalizzazione della produzione di energia elettrica e l’istituzione della Autorità si sono conseguiti notevoli benefici sul piano della concorrenza ed efficienza degli investimenti nelle centrali termoelettriche, ma la politica dei sussidi, dal Cip6 alle rinnovabili, è stata gestita in modi che è difficile non definire disastrosi, sotto la pressione di ristrette lobby economiche o politiche, senza alcuna ragionata valutazione quantitativa di costi e benefici, senza alcun confronto dei meriti relativi dei sussidi concedibili alle diverse fonti piuttosto che al risparmio energetico o alla ricerca, senza porre limiti all’entità dei sussidi stessi. Basti ricordare che il decreto Bersani- Pecoraio Scanio (secondo conto energia) indicava in 3mila MW l’obiettivo nazionale di potenza fotovoltaica da installare entro il 2016.

Articolo di Giorgio Ragazzi ripreso da lavoce.info