Investire sull’acqua e nelle aziende del settore idrico

Iniziamo da oggi una serie di articoli per introdurre un tema che esploreremo a lungo in futuro: l’eccessivo utilizzo delle risorse idriche a livello produttivo e le enormi opportunità di investimento nei prossimi anni, sulle quali presto svilupperemo un veicolo dedicato agli investitori privati.

Quanta acqua consumiamo veramente? La risposta è semplice: tantissima. Utilizziamo l’acqua per bere, lavare, cucinare. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

In modo meno evidente, ma ben più incisivo, ne utilizziamo ancor di più per produrre cibo, carta, vestiti, oggetti in plastica e metallo. Esiste un’unità di misura, detta Acqua Virtuale, che consente di calcolare l’uso di acqua prendendo in considerazione sia l’utilizzo diretto che quello indiretto del consumatore o del produttore.
Ad esempio, per produrre un chilogrammo di grano o di orzo sono necessari circa 1.300 litri d’acqua che, calcolando la produzione annua di tali cereali, corrispondono rispettivamente al 12 ed al 3 per cento dell’acqua destinata all’agricoltura.

Per avere un’idea dei numeri in gioco, la produzione mondiale di grano abbisogna di circa 790 miliardi di metri cubi di acqua. Il mais è meno esoso, richiedendo solo 900 litri/kg, vale a dire circa 550 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, che rappresentano l’8% del consumo globale di acqua destinata all’agricoltura.
Dal grano al pane il passo è breve: 1.300 litri d’acqua per kg, come dire che una fetta di pane del peso di circa 30 grammi implica un consumo di 40 litri d’acqua.

Per produrre un kg di riso serve la spaventosa quantità di 3.400 litri. Tenendo conto del fatto che i campi di riso attualmente presenti a livello mondiale consumano circa 1.350 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, che rappresenta ben il 21% del consumo globale di acqua destinata all’aglicoltura, corrispondenti ad una miscela acqua piovana, la cosiddetta acqua verde,  e di acqua per l’irrigazione, detta acqua blu. Il rapporto di verde/blu dipende dalle tecniche di produzione e dal luogo di crescita.

E passiamo alla carne. Quella di manzo è un’idrovora per definizione: ci costa 15.000 litri d’acqua per chilogrammo. In un sistema di allevamento industriale, occorrono in media tre anni prima che l’animale sia macellato per produrre circa 200 kg di carni disossate. Prima di arrivare a quesl momento l’animale ha consumato quasi 1.300 kg di cereali, 24 metri cubi di acqua per bere e 7 metri cubi di acqua per le pulizie e la manutenzione. Ciò significa che per produrre un chilo di carne bovina disossata occorrono circa 6,5 kg di grano, 36 kg di foraggio e 155 litri di acqua.

Produrre un hamburger, tipologia assai cara agli statunitensi e comunque diffusa a livello mondiale, occorrono mediamente 2.400 litri d’acqua.

La carne di maiale sembra costare circa un terzo: 4.800 litri per chilogrammo. In realtà non è vero poiché i capi vengono macellati all’età di 8 mesi producendo circa 90 kg di carne, 5 kg di frattaglie commestibili e 2,5 kg di pelle per vari usi, e nel frattempo consumano circa 385 kg di cereali e 11 metri cubi d’acqua per bere e per la manutenzione della porcilaia, ai quali bosogna aggiungere circa  10 metri cubi di acqua in fase di macellazione.
Il pollame consuma, nelle 10 settimane di vita necessarie prima che sia macellato, l’equivalente di 3.900 litri per chilogrammo di peso. Infatti un pollo rende all’incirca 1,7 kg di carne ricavata dal consumo di circa 3,3 kg di cereali e 30 litri di acqua per bere e per la pulizia. Questo significa che per produrre un chilo di carne di pollo, usiamo circa 2 kg di cereali e 20 litri di acqua potabile.

Dai polli alle galline: produrre un uovo costa 3.300 metri cubi d’acqua per tonnellata, vale a dire 200 litri per singolo uovo. Il formaggio da latte vaccino costa circa 5.000 litri d’acqua per chilogrammo di peso non evaporato, poiché per produrlo occorrono 10 litri di latte, per produrre i quali occorrono 10.000 litri d’acqua. Vale a dire che se stiamo bevendo un bicchiere di latte, calcolato secondo gli standard in 200 ml (un quinto di litro) stiamo in realtà bevendo il frutto dei 200 litri dell’acqua resasi necessaria per produrlo.

Se al latte preferiamo la birra teniamo presente che ci costa nella misura dell’orzo necessario alla sua produzione, vale a dire 75 litri al bicchiere.
Se invece preferiamo bere vino, il cui bicchiere standard è calcolato nella misura di 125 ml, un ottavo di litro, è bene che sappiamo che stiamo bevendo il prodotto di 12 litri d’acqua, la maggior parte dei quali resisi necessari per produrre l’uva.

Considerato però che, come si dice, a qualcuno piace caldo, passiamo al caffè: ancora peggio! ogni goccia di quella gustosa bevanda presente nella nostra tazza corrisponde a 7 grammi di caffè torrefatto, per la cui produzione sono necessari 140 litri d’acqua, vale a dire 21.000 litri d’acqua per chilogrammo. Insomma, per ottenere una goccia di caffè è necessario sacrificare 1.100 gocce d’acqua, ovvero 140 litri a tazzina.
Ma se crediamo che vada meglio con tè e tisane varie non illudiamoci. Per produrre 1 kg di foglie di tè fresco abbiamo bisogno di 2.400 litri di acqua, mentre per un kg di tè nero (come lo si compra in negozio) servono ben 9.200 litri di acqua. E così una normale tazza di tè da 250 ml richiede 120 tazze di acqua.

Se il caffè o il tè ci piacciono zuccherati teniamo presente che per produrre un kg di zucchero di canna, quello che oggi va per la maggiore, servono 175 litri d’acqua. Complessivamente la canna da zucchero consuma circa 220 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, che rappresenta il 3,4% del consumo globale di acqua destinata all’agricoltura.
Crediamo di rimediare bevendo succo d’arancia o di mela? Niente affatto. L’arancia ci costa 170 litri al bicchiere, e la mela 190.

Giusto per concludere, se intendiamo consolarci con un sacchetto di patatine da 50 grammi, è bene che sappiamo che quel mezzo etto è nato grazie al sacrificio di 37 litri d’acqua, senza dimenticare che per produrre un kg di patate servono la bellezza di altri 900 litri al chilogrammo.

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