L’industria italiana e’ in una fase di stallo completo

Produzione industriale in caduta libera, l’Istat per il mese di ottobre registra un calo del 4,2% su base annua, il ribasso più forte dalla fine del 2009, ovvero da quasi due anni.
Un dato pesante, peggiore anche delle aspettative degli analisti. Sopratutto il crollo pone un’ipoteca sul prodotto interno lordo dell’ultimo trimestre dell’anno, avvalorando i rischi di una recessione. A confermare la gravità della situazione economica italiana sono anche le parole del presidente dell’Istituto di statistica, Enrico Giovannini, che giudica «negative» le cifre, e le nuove stime del Centro studi di Confindustria, che prevede una riduzione congiunturale anche a novembre. Basti pensare che è tornata ad allargarsi la distanza dal picco pre-crisi.
Notizie un po’ migliori arrivano invece dall’Inps, che calcola una diminuzione del 20% della cassa integrazione nei primi 11 mesi dell’anno.
Tornando ai numeri dell’Istat sulla produzione, non solo l’attività risulta in diminuzione rispetto a ottobre del 2010, ma anche a confronto con il mese precedente (-0,9%). Gravano sulla contrazione i cali registrati da prodotti farmaceutici (-12,4%); da tessile, abbigliamento, pelli e accessori (-8%); e da legno, carta e stampa (-7,5%). Guardando ai singoli beni segnano una decisa diminuzione gli autoveicoli (-8,6%).
Per riassumere l’impatto esercitato dalla caduta di ottobre probabilmente basta una cifra: la crescita della produzione nei primi 10 mesi dell’anno si è ridotta a un debole +0,6%, lo stesso dato a settembre era ben più robusto, superiore del doppio (+1,3%). Insomma il calo pone delle cattive premesse, e al riguardo Giovannini, commentando la discesa, ricorda che dopo due trimestri consecutivi di riduzione del Pil si ha una recessione tecnica.
Intanto, invece, fa meglio del previsto la Germania, che a ottobre segna un aumento della produzione dello 0,8% congiunturale e del 4,1% tendenziale.
Non confortano neppure le stime del Csc, che vede novembre in calo dello 0,2% su ottobre e calcola una distanza dai “bei tempi” (aprile 2008) del 20,2%. Quindi, non rimane che certificare come «si delinei per il quarto trimestre 2011 un significativo arretramento dell’attività».
Notizie migliori giungono invece dall’Inps: il presidente dell’Istituto, Antonio Mastrapasqua, sottolinea: «I dati di novembre, pur con differenziazioni fra i vari settori e tipi di intervento, confermano una diminuzione complessiva delle richieste di cassa integrazione». Ma il confronto mensile vede le ore di cassa ferme allo stesso livello di ottobre, uno stallo congiunturale che preoccupa i sindacati.
Articolo ripreso da gazzettadelsud.it