La Cina impone limiti sempre piu’ stringenti alla liquidita’ bancaria

I prestiti agli enti locali potrebbero costituire una seria minaccia per la solidità del capitale delle banche cinesi.

E la brusca frenata dell’immobiliare potrebbe scatenare un’ondata di prestiti tossici. Ipotesi del genere, nella seconda economia del mondo, sono in circolazione già da tempo. Ma di sicuro acquisiscono ancora più peso se a suffragarle è il numero uno della Commissione cinese per la regolamentazione bancaria (Crbc).

Secondo alcune indiscrezioni riportate dall’agenzia Bloomberg, infatti, tali previsioni arrivano da Shang Fulin, che ha preso il posto di Liu Mingkang a capo della principale authority bancaria della nazione asiatica. Shang avrebbe infatti consigliato agli istituti di credito di intensificare la vendita di asset e la ristrutturazione del debito per gli enti locali che non riescono a far fronte ai propri debiti.

Secondo le fonti ufficiali, alla fine del 2010 questi ultimi ammontavano a un valore complessivo di 1.700 miliardi di dollari. Le banche sono state anche invitate a fare marcia indietro sui prestiti “ad alto rischio” alle società immobiliari, optando per una maggiore prudenza.

Infatti, dopo anni di boom facilitati da un’enorme facilità a ottenere fondi, il settore immobiliare cinese sembra andare incontro a un netto rallentamento. Lo dimostrano le vendite di case, che a ottobre hanno registrato un -25% su base mensile. Sembra quindi che, dopo mesi, abbiano sortito effetto le ripetute manovre adottate dall’esecutivo di Wen Jiabao per fermare la speculazione sul mattone.

I regolatori avrebbero dunque consigliato alle banche di tenere d’occhio le società immobiliari alle quali hanno concesso finanziamenti. Se non riuscissero a far fronte ai loro debiti, infatti, queste ultime potrebbero costituire un ulteriore elemento destabilizzante per i bilanci degli istituti di credito.

Articolo ripreso da valori.it