La geopolitica del cibo e dell’acqua

l vicepresidente del comitato consultivo del consiglio per i diritti dell’uomo delle Nazioni unite Jean Ziegler ha da poco pubblicato Der Aufstand des Gewissens: Die nicht-gehaltene Festspielrede* sulla geopolitica della fame. Nel suo saggio il sociologo svizzero racconta la sua esperienza come Relatore speciale dell’Onu sul diritto all’alimentazione (2000-2008) e analizza le cause della morte per malnutrizione di 36 milioni di individui ogni anno.

Perché ai giorni nostri si muore ancora di fame?

Ci sono cinque grandi motivi: innanzitutto, la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, che negli ultimi anni ha determinato un’impennata nei prezzi e impedito alle organizzazioni internazionali come il Programma alimentare mondiale (Pam) di soddisfare i bisogni delle popolazioni. In secondo luogo la colpa è dei biocombustibili, che sottraggono terre fertili all’agricoltura alimentare. Poi c’è il debito estero, che soffoca i paesi più poveri e impedisce loro di investire nell’agricoltura di sussistenza.

Un altra ragione è rappresentata dal dumping agricolo, a causa del quale sui mercati di Dakar o di Cotonou la frutta, i legumi e i polli francesi, greci, tedeschi o portoghesi sono venduti a un terzo o alla metà del prezzo rispetto ai prodotti africani equivalenti. Infine l’accaparramento delle terre da parte dei fondi d’investimento e delle grandi multinazionali, che cacciano i contadini locali per coltivare prodotti destinati esclusivamente al mercato occidentale.

L’Ue è responsabile?

I paesi dell’Ue sono pienamente responsabili del dumping agricolo. A cominciare dalla Francia: nel 2005, durante i negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) a Hong Kong, il segretario generale Pascal Lamy ha proposto di ridurre progressivamente gli aiuti alle esportazione fino a farli scomparire entro cinque anni. La Francia si è opposta ferocemente, soprattutto a causa dell’influenza delle camere di commercio agricole. E così il dumping va avanti, mentre ai contadini africani viene impedito di commercializzare i loro prodotti.

Cosa può fare l’Europa per combattere la fame nel mondo?

La Commissione europea attualmente è composta da mercenari al servizio delle piovre del commercio agroalimentare. L’influenza delle lobby su Bruxelles è incredibile. Se volessero potrebbero fermare il dumping agricolo domani. Bruxelles continua a dare prova di un’ipocrisia senza limiti: mentre l’Europa parla di giustizia mondiale e di sviluppo, gli 87 paesi dell’Acp [Africa-Caraibi-Pacifico, sostanzialmente le ex colonie europee] vengono tenuti in una condizione di inaccettabile inferiorità. Pensate che sono stati costretti ad accettare accordi di investimento che li obbligano a mettere sullo stesso piano le imprese locali e le multinazionali occidentali.

La Commissione europea ha detto a questi paesi: “volete contestare la nostra politica di sovvenzioni agricole alle esportazioni? Ok, ma noi allora dobbiamo riconsiderare i nostri aiuti allo sviluppo”. È peggio del colonialismo, è una sorta di fascismo estero. I diritti dell’uomo scompaiono una volta oltrepassati i confini dell’Europa, oltre i quali esiste solo la legge della giungla.

Di chi è la colpa della crisi che sta attraversando l’Europa?

La colpa è dell’enorme debito, che si è accumulato perché i governi hanno deciso in due occasioni di salvare le banche, la prima volta nel 2008 e la seconda negli ultimi tempi. Gli stati europei hanno deciso di ricapitalizzare le banche con denaro pubblico che non hanno e che intendono raccogliere tagliando le spese e aumentando le tasse. Risultato: il potere di acquisto dei lavoratori diminuisce, così come i servizi sociali. La cosa incredibile è che gli stessi governi non sono in grado di imporre una regolamentazione alle banche. Dal 2008 non è cambiato assolutamente niente.

Quali sono le soluzioni?

Bisogna fare due cose: innanzitutto smontare le banche separando il settore “investimenti” da quello di “deposito”. Una banca non dovrebbe portare avanti entrambe le attività. In secondo luogo bisogna nazionalizzare gli istituiti di credito. Non si tratta di una questione ideologica: basta ricordare che nel dopoguerra De Gaulle ha nazionalizzato il credito. Oggi l’incapacità dei leader occidentali di imporre agli oligarchi del sistema bancario regole precise in nome del bene comune è disarmante.

Cosa pensa del movimento degli “indignati”?

Siamo vicini all’insurrezione delle coscienze. Ma è difficile prevedere il futuro di questo movimento. I processi rivoluzionari nella storia seguono un’evoluzione misteriosa, imprevedibile: “Caminante no hay camino, se hace camino al andar” (“Viandante non c’è via, la via si fa con l’andare”), diceva il poeta spagnolo Antonio Machado. La coscienza collettiva sa cosa non vuole: non vuole un mondo in preda al cannibalismo, dove alcuni uomini sono direttamente responsabili dell’ecatombe per fame di 35 milioni di individui all’anno. E non bisogna avere paura di rischiare: la diplomazia multilaterale e la democrazia possono risolvere ogni problema.

I diritti umani, la libertà di stampa, la mobilitazione popolare, le elezioni e gli scioperi generali sono tutti strumenti per combattere i meccanismi della fame nel mondo. La borsa dipende dalla legge, e gli stati possono proibire da un giorno all’altro ogni forma di speculazione sulle derrate alimentari e imporre tariffe proibitive all’importazione di bioetanolo. I ministri europei dell’agricoltura potrebbero pretendere la fine del dumping agricolo, mentre gli stati membri dell’Fmi potrebbero votare la cancellazione del debito dei paesi più poveri.

Articolo ripreso da presseurop.eu