La Lombardia vuole investire in una propria moneta

Grazie a una recente intervista al vicegovernatore Gibelli abbiamo avuto una interessante conferma del fatto che la Regione Lombardia si sta preparando all’introduzione di una moneta complementare sul proprio territorio. In quell’articolo, sicuramente per esigenze di sintesi, si accenna solo alle peculiarità della moneta complementare. Cerchiamo quindi di essere qui un attimo più precisi.

Il concetto fondamentale è stato espresso con chiarezza dallo stesso Gibelli: mentre gli euro costano, le monete complementari non costano quasi nulla. Per essere precisi, gli euro costano euro, ma chi riceve euro, per legge, non ha il potere di creare nuovi euro, quindi non è in grado di restituirli. Può recuperare più euro dalla sua attività economica, ma sempre da soggetti che per legge non possono creare euro.

Questo vuol dire che il debito finanziario di tutto il sistema economico nei confronti del sistema bancario è impagabile per mancanza di euro. L’unico modo per poter far andare avanti un sistema così mal concepito è la continua crescita del debito. Il risultato di tutto questo lo abbiamo sotto gli occhi, con l’attuale crisi.

In questo sistema perverso, si continuano a stampare euro per tentare di non far fallire banche e stati: ma tali euro vengono distribuiti col solito vincolo, cioè a debito. Grecia e Spagna continuano a ricevere sostegno dalla Bce, ma il debito continua a crescere. L’Italia finora non ha ricevuto aiuti diretti, ma, nonostante gli sforzi del tecnico Monti, il debito continua a crescere.

In questa dinamica, il sistema bancario tenta di difendere i propri interessi e quelli dei risparmiatori, ma questo vuol dire, in un frangente in cui l’economia reale soffre tanto, spostare denaro verso i mercati finanziari, anche finanziando di meno l’economia reale. E questo provoca una oggettiva situazione di rarefazione monetaria. Da qui si ha il crollo dei consumi e degli investimenti.

Le moneta complementare interviene proprio a questo livello. Sia perché non costa debito, ma solo il costo di produzione (carta e inchiostro; ma se si contabilizza elettronicamente allora nemmeno quello); sia perché viene inserita nel tessuto economico, direttamente in mano agli utilizzatori (consumatori e commercianti), senza intermediari bancari e senza costi di intermediazione, in un contesto in cui manca moneta (ufficiale, cioè mancano euro) e occorre trovare un sistema che permetta comunque gli scambi commerciali.

Non si tratta qui di fare della facile demagogia contro le banche. Bisogna affermare invece con chiarezza due elementi fondamentali: il primo è che una qualsiasi banca, con le attuali regole, non ha la possibilità di comportarsi molto differentemente da quello che fanno oggi la maggior parte delle banche; secondo, il costo del denaro diviene un costo insostenibile in un periodo di recessione economica. Anzi, la pretesa di certi rendimenti finanziari può far diventare depressione quella che ora è recessione. I segnali già si vedono e sono preoccupanti. La recente caduta del 21% delle immatricolazioni di nuove auto è un segnale di grandissima gravità, soprattutto perché non si vedono all’orizzonte azioni di governo o monetarie in grado di cambiare questo trend.

Ben vengano quindi le iniziative di istituzione di circuiti di monete complementari. Il coinvolgimento delle istituzioni locali è di fondamentale importanza, soprattutto nel momento in cui tali istituzioni diventeranno parte attiva di tali circuiti, accettando tali monete complementari come forme di sconto su una qualche tassa (per esempio), e utilizzando le stesse nel pagare i propri fornitori, sempre come forma di sconto (per esempio). I fornitori stessi non avranno molte difficoltà nell’accettare tali buoni sconto, poiché potranno riutilizzarli (cioè rispenderli) in un territorio nel quale tutti sapranno che tali buoni sconto vengono accettati dalla Regione Lombardia.

Questo riguarda una tipologia di moneti complementari, quella distribuita gratuitamente e utilizzata come buono sconto. Un esempio tra i più diffusi in Italia è il Progetto Scec, nato a Napoli; un altro è il Movimento Sereno, diffuso nel Veneto. Ma vi è un altro tipo di moneta complementare, quella proposta per esempio dal circuito Sardex, presente in Sardegna, che invece è dedicata allo scambio commerciale tra aziende, favorendo lo scambio di crediti, acquisiti vendendo beni e servizi alle altre imprese presenti nel circuito. Tale modello deriva dal Wir, un circuito presente in Svizzera da quasi ottanta anni.

Tutte queste tipologie di Monete Complementari hanno comunque lo stesso identico obiettivo: favorire lo scambio commerciale laddove in questo momento la moneta Euro sta fallendo perché assente. Vengono in mente le parole di Péguy, scritte circa cento anni fa: “…mai si era visto tanto denaro scorrere verso il piacere, e il denaro rifiutarsi fino a tal punto al lavoro”.

Ora viene invece da osservare che mai, in Italia, si è visto tanto fermento di gente semplice, che si prepara e prepara la società tutta ad un cambiamento epocale. Se pure le istituzioni locali collaborano, c’è da essere ottimisti.

 

Articolo ripreso da blogforextradingfinanza.net