La rivoluzione cinese del 1911 come base per l’attuale espansione economica

L’ultimo imperatore, il pluripremiato film di Bernardo Bertolucci del 1987, la racconta dall’altra parte della Città Proibita. Da dentro. Nulla cambiò, nell’immediato, nella vita del giovanissimo sovrano Pu Yi, rimasto chiuso nelle sue innumerevoli stanze. Era solo un bambino di cinque anni.

La Rivoluzione Cinese del 1911 è un evento strano. Epocale, ma quasi sconosciuto tra l’opinione pubblica europea. Più famosi sono i nomi dei protagonisti della Cina repubblicana. Sun Yat-sen e Chiang Kai-shek. Queste in realtà sono le trascrizioni dei loro nomi in cantonese. Sun Zhongshan e Jiang Jieshi è la corretta trascrizione pinyin in mandarino, la lingua ufficiale, ma in questo modo risultano dei semplici estranei orientali. I due nomi sovrastano nella storia cinese di inizio Novecento. L’altro da citare in questa piccola rassegna, per il suo fallimento, è quello di Yuan Shikai. Prima una lunga carriera militare e politica accanto alla dinastia Qing, fino all’incarico di Primo Ministro, poi, nel 1912, si mise a fare il Presidente della Repubblica. Quattro anni più tardi avrebbe tentato persino di diventare lui stesso imperatore (certi uomini non si accontentano mai), ma fortunatamente il tentativo di restaurazione fece miseramente fiasco.

Tornando però a Sun e Chiang. Sun Yat-sen era un medico che aveva studiato a Honolulu e aveva trovato anche il tempo di diventare cristiano. Nella mia tesi di laurea avevo scritto che se per Montanelli la storia d’Europa iniziava in Cina, la storia della Cina repubblicana poteva benissimo esordire alle Hawaii. Lo “scherzo” mi serviva ad introdurre i rapporti tra Pechino, Taipei ed il Pacifico del Sud, però si deve riconoscere che l’educazione dei missionari formò un uomo aperto ad idee prettamente occidentali, come poteva essere, in quel periodo, l’idea di una repubblica al posto di un impero che andava avanti, tra alterne vicende, ribellioni e invasioni da oltre duemila anni. Per la precisione dal III secolo a.C., quando Qin Shi Huang unificò il paese sotto la dinastia Qin.

L’impero era sopravvissuto anche alle dinastie straniere, che si erano “accomodate” sul trono e si erano lasciate sedurre dall’immensità della cultura cinese. Nel Tredicesimo secolo erano arrivati i mongoli. Marco Polo fu appunto ospitato da Kublai Khan, erede di Gengis Khan. Poi, nel 1368, un ex-monaco buddhista diede il via alla dinastia Ming, cinese, che sarebbe crollata sotto i colpi dei mancesi, i Qing, nel 1644, mentre l’ultimo Ming si impiccava sulla Collina del Carbone. L’idea di riportare un Ming alla guida del paese, cacciando gli stranieri, era andata avanti per secoli, ma alla fine, si preferì la creazione di una repubblica, davanti ad una Cina devastata da oltre settant’anni di guerre con occidentali e giapponesi, trattati ineguali, ribellioni di pazzi visionari (con largo seguito, ma è cosa comune nella storia), imperatori e imperatrici incapaci e tentativi falliti di società segrete. Il 10 ottobre 1911 scoppiò così la Rivoluzione, la Rivoluzione Xinhai. Il 1 gennaio dell’anno successivo veniva proclamata la Repubblica Cinese (Zhong Hua Min Guo) e in febbraio Pu Yi abdicava. Mao all’epoca faceva il soldato e aspettava la nascita del Partito Comunista Cinese, nel 1921.

Sun Yat-sen non vedeva nulla di male in una collaborazione con i comunisti e aveva portato avanti l’alleanza tra questi e il Guomindang, il partito nazionalista. Nel 1925 però Sun moriva e Chiang Kai-shek fece presto ad assumere il potere. Chiang aveva studiato in Unione Sovietica, ma forse non aveva gradito. Ruppe i rapporti con i comunisti e ne fece massacrare crudelmente un numero incalcolabile. Tra le vittime della violenza nazionalista vi è anche la moglie di Mao, Yang Kaihui.

È il momento più scellerato della Repubblica. I comunisti, con Mao, seppero resistere agli attacchi dei nazionalisti e li costrinsero, nella seconda metà degli anni ’30, ad un’alleanza in funzione anti-nipponica. Nel 1931 i giapponesi avevano invaso la Manciuria e rimesso sul trono di uno stato fantoccio Pu Yi. Poi nel 1937 scoppiava la Seconda guerra sino-giapponese (seconda perché ce ne era stata un’altra tra il 1894 e il 1895). Tutto ciò andò avanti fino alla fine della Seconda guerra mondiale, quando riprese la lotta tra comunisti e nazionalisti. Nel 1949 (lo stesso anno dell’atomica sovietica, un anno veramente sfortunato per Washington) Mao proclamò la Repubblica Popolare Cinese. Chiang Kai-shek fuggiva a Taiwan dove reclamava la legittimità del suo governo, continuando a chiamare il suo paese Repubblica di Cina. Buona parte del mondo occidentale, per un po’, gli crede e gli lascia il seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Chiang trasforma Taiwan in una dittatura che pretende la sovranità sul territorio della Cina continentale (e visto che non c’è limite alla megalomania, anche della Mongolia). Gli Stati Uniti, considerato quello che era accaduto in Corea nel 1950, decidono di difendere Taiwan, come un anello della catena del containment che doveva accerchiare l’universo comunista. Poi però, negli anni ’70, si torna alla realtà. La Cina Popolare viene ammessa all’Onu, Nixon va a Pechino e nel 1979 anche Washington riconosce il governo comunista, pur continuando a difendere Taiwan, che lentamente comincia a pensare alla democrazia. Nel 1986 sull’isola nasce un altro partito, il Partito Democratico Progressista, che reclama l’indipendenza di Taiwan. Non più Repubblica di Cina, ma stato indipendente sotto il nome di Taiwan. Questo i cinesi non possono digerirlo e minacciano nuovamente l’isola prima delle elezioni del 1996. Gli americani mandano un paio di navi e la cosa si ferma lì. Ma dal 2000 al 2008 un democratico progressista è il Presidente di Taiwan, Chen Shui-bian. Le cose tornano alla normalità nel 2008 con l’elezione di un esponente del Guomindang, Ma Ying-jeou, attuale presidente. Chen, accusato di corruzione, finisce in carcere. Oggi Cina Popolare e Cina Nazionale si parlano e i comunisti sostengono il Guomindang, che, paradosso della storia, è diventato l’unico canale per la sognata riunificazione.

Articolo ripreso da ilpost.it

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