La stabilita’ della Svizzera si vede anche dalla gestione della sua Banca Centrale

Philipp Hildebrand lascia dietro di sé un bilancio impressionante presso la Banca nazionale svizzera, osserva la stampa elvetica. Le sue dimissioni dalla presidenza erano però inevitabili: con le sue transazioni private, Hildebrand rischiava di compromettere la credibilità dell’istituto di emissione.

“Tanto di cappello”, scrive la Neue Zürcher Zeitung. “È infatti diventato piuttosto raro, ai tempi attuali, che un responsabile della vita pubblica tragga con tanta durezza le conseguenze di una vicenda molto torbida. Di solito i dirigenti preferiscono rimanere incollati alle loro poltrone, anche se la loro situazione diventa sempre più imbarazzante. Hildebrand si è dimostrato invece un uomo capace di risparmiare un simile onta a sé e alla sua famiglia”.

“Vedendo come si mettevano le cose, Hildebrand ha preferito tirare il freno a mano e porre fine a questa vicenda. Se ne va cosciente del fatto che il bene più prezioso non è la sua carriera, ma la credibilità del suo incarico e dell’istituzione che dirigeva. Chi agisce in questo modo, merita rispetto”, aggiunge il foglio zurighese.

Bilancio impressionante

“Queste dimissioni sono uniche nella storia della BNS”, ricorda ancora la NZZ. “Permettono però di salvaguardare l’immagine dell’istituto di emissione e di difendere la sua indipendenza di fronte alle scaramucce lanciate da alcuni parlamentari”.

Per il quotidiano zurighese, Hildebrand lascia dietro di sé un “bilancio impressionante” dei suoi otto anni di attività presso la banca centrale elvetica. “Oltre ad aver condotto una politica monetaria di successo in un contesto molto difficile, tra i suo meriti maggiori vi è stato quello di essere riuscito, assieme al Consiglio federale, ad evitare il peggio nell’operazione di salvataggio dell’UBS e nella gestione della crisi finanziaria”.

Campagna politica

“Oggi, come ieri, vi è da presumere che le transazioni speculative in questione siano state compiute dalla moglie Kashya. Non è stato però possibile provare che Philipp Hildebrand non era d’accordo, anzi una nota del suo consulente finanziario presso la Banca Sarasin sembra dimostrare il contrario”, osserva il Tages-Anzeiger.

“Sembrava quindi inevitabile che la controversia attorno a Hildebrand sarebbe durata ancora a lungo, a danno della Banca nazionale svizzera, ma anche della sua stessa persona e della sua famiglia. Anche perché la campagna inscenata da alcuni media aveva ormai preso le sembianze di una caccia all’uomo”, aggiunge il quotidiano zurighese.

Secondo il Tages-Anzeiger, vi è infatti “il sospetto che Hildebrand sia diventato in parte vittima di una campagna politica”. Il presidente dimissionario della BNS era finito da tempo nel mirino dell’Unione democratica di centro e della Weltwoche, il settimanale vicino al partito di destra.

Uomo di valore

“Le dimissioni di Philipp Hildebrand sono il prezzo d’onore che un banchiere centrale deve pagare quando giunge alla conclusione che la sua credibilità è definitivamente compromessa”, afferma Le Temps, per il quale la Svizzera perde così “un uomo di valore, l’unico contatto con il G20 e i suoi forum”.

A detta del giornale romando, la BNS “riuscirà tuttavia a rimettersi da questa perdita, dal momento che la sua reputazione non è legata ai suoi singoli rappresentanti, ma piuttosto alla coerenza dei suoi atti concreti e alla sua indipendenza di fronte al mondo politico ed economico”.

Sempre secondo Le Temps, Christoph Blocher ottiene in questa vicenda “una doppia vittoria, personale e politica”. A livello personale, lo stratega dell’Unione democratica di centro “ha raggiunto il suo scopo, dal momento che è riuscito a dimostrare di poter attaccare il potere, nonostante le critiche”. A livello politico, la vittoria di Blocher è però piuttosto ambigua: “maschera infatti una volontà di strumentalizzazione che preannuncia una lotta feroce contro le istituzioni e le personalità di questo paese”.

Odio contro le élite

“Philipp Hildebrand non è un cattivo speculatore, come lo accusa con compiacimento Christoph Blocher, il quale sta giocando in questo dossier su un odio nei confronti delle élite che nutre da molto tempo”, sostiene 24heures. “Ma una certa sufficienza, la convinzione che niente poteva toccarlo, soprattutto non una cosuccia da poche centinaia di migliaia di franchi, hanno indotto l’ex presidente della BNS in un errore di valutazione”.

Per finire, afferma il giornale vodese, “Philipp Hildebrand ha teso a Blocher l’arma con il quale è stato pugnalato. Occupato a lottare contro l’impennata del franco, il superdotato della finanza ha dimenticato che il corso della sua credibilità non cambia mai: deve rimanere invariabilmente molto alto. È la divisa principale, con la quale il presidente di una banca centrale viene giudicato”.

Propaganda per la BNS

“Di chi è la colpa, se non di Hildebrand stesso”, si chiede invece la Basler Zeitung, il giornale basilese passato tramite vari cambi di editore su posizioni vicine a quelle di Christoph Blocher. “Hildebrand non avrebbe mai dovuto comperare dollari, euro o azioni, fino a quando era membro della direzione della BNS. Questa non è astrofisica, ma una regola molto chiara”.

Il presidente della BNS “non è una vittima”, aggiunge la Basler Zeitung. “Non lasciamoci ingannare: è stato Philipp Hildebrand a comperare le azioni e le divise e non il consigliere nazionale Christoph Blocher o la Weltwoche”.

Per il quotidiano basilese è incomprensibile che diversi media svizzeri abbiano piuttosto preferito in questi ultimi giorni “attaccare Christoph Blocher, per aver trasmesso il triste messaggio”, ossia le informazioni sulle transazioni private effettuate da Hildebrand presso la banca Sarasin. “I testi di alcuni giornali assomigliavano a propaganda in favore della Banca nazionale”.

Esame di coscienza per il governo

Secondo La Regione, anche il Consiglio federale deve farsi ora “un esamino di coscienza”. I membri del governo “hanno infatti fatto quadrato attorno ad Hildebrand in virtù del semplice rispetto delle assai deboli normative interne della BNS. Una scelta politica questa che però, mentre passavano i giorni, si è rivelata sempre meno comprensibile e giustificabile agli occhi dell’opinione pubblica”.

“A meno che la scelta del governo sia stata quella di accordare ufficialmente la fiducia a Hildebrand per evitare scossoni al franco, mentre dietro le quinte si stava già trattando la sua uscita di scena con tanto di subentrante. Probabilmente anche la voglia matta di non darla vinta a Christoph Blocher ha avuto la sua importanza, se non altro psicologica”, aggiunge il giornale ticinese, rilevando che, per una volta, “Eveline Widmer-Schlumpf ha perso la sua proverbiale prudenza, affermando che l’eventuale partenza del presidente avrebbe causato un grave danno al Paese”.

 

Articolo ripreso da swissinfo.ch