Le aziende emiliane fuggono dall’Italia e vogliono investire all’estero

Ho voglia di togliermi un po’ di sassolini. Pochi al di fuori di coloro che abitano nei 108 comuni terremotati sanno cosa sta succedendo davvero. Nemmeno io so tutto, ma qualcosa vorrei raccontarla. Credo sia ora di parlare!  Perchè se non parliamo, se le cose non vengono fuori, anche se magari non sono corrette, non c’è discussione e senza discussione non c’è condivisione e senza condivisione ci sono solo le mutande!

Intanto voglio premettere una cosa: parliamo di 108 comuni colpiti. Non parliamo di un ettaro di terra! Parliamo di una zona ad altissima densità d’impresa, non del deserto del Sahara. Parliamo di 3 regioni colpite, l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto. Quindi, pensiamo bene alla dimensione della questione. E’ chiaro, la parte peggiore, più colpita è quella Emiliana, ma non dimentichiamoci anche degli altri!

Dovrebbe ripartire la ricostruzione. Lo Stato Italiano ha istituito dei fondi. Le Regioni, Vasco Errani in testa, si stanno mobilitando e organizzando. Già, e il tempo passa.  Nel frattempo il mondo và avanti inesorabile.

Il blocco degli adempimenti fiscali? Un boiata! Dichiarazioni dei redditi, studi di settore, dichiarazioni mensili o trimestrali IVA con relativi versamenti, vanno trasmessi regolarmente all’ufficio delle entrate. OK! è stata prorogato il pagamento dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IMU (solo la prima tranche), ma che te ne fai della proroga se hai perso tutto e il lavoro è fermo? Voglio vedere l’anno prossimo che Studi di Settore presenti.

Per un’azienda, due mesi di fermo sono una infinità. Non sono bruscolini. E non è solo un fermo, è una ricostruzione. Chi ha perso i magazzini, li deve riempire con nuove materie! E come li paga se il giro finanziario si è interrotto? Chiede un prestito alle banche? Vogliamo ridere? Le commesse perse valgono milioni e ripartire costa il doppio! Arriva il mese di agosto e si ferma l’Italia. Significa che la ripartenza vera se mai dovesse arrivare, è prevista per l’ultimo trimestre ma devi avere la possibilità di rimetterti in gioco, altrimenti hai perso il treno per sempre.

Ripeto quello che ho scritto più sopra, questa è una zona ad altissima densità d’impresa e gestire una impresa oggi, con lo Stato che abbiamo è una questione di equilibri delicatissimi. Provate a pensare alle migliaia di dipendenti a casa in CIG … Questi, se han la fortuna di tornare al lavoro tutti, sarà un miracolo. La realtà invece prevede che un 50% rimarranno a rimpinguare le file dei disoccupati. Le aziende più strutturate stanno già delocalizzando sulla promessa di altre amministrazioni locali che gli verrà scontato il pagamento dell’IMU per diversi anni. O chi ancora, per vocazione più internazionale, porta davvero tutto all’estero e arrivederci Italia!

E vogliamo parlare dell’indotto? Catastrofe. Chi vanta crediti verso le aziende terremotate che fa? Decreti ingiuntivi? Poi di corsa dal notaio a farsi certificare le scritture contabili incriminate a botte di 200-500 euro alla volta per poter chiedere il rimborso IVA? E semmai qualche pazzo scatenato dovesse scegliere questa strada, il rimborso come glielo danno? In kg di patate? Che meraviglia! E poi, come fa un professionista ad esempio a fatturare ad una azienda che praticamente la sede legale ce l’ha solo su internet, se ha un sito? E così non fatturi, lavori nella speranza che tutto si sistemerà e fra 20 anni forse vedrai qualche spicciolo.

E’ tutto concatenato. Più il tessuto industriale è articolato più tutto è concatenato. E lo Stato che fa? Gioca a nascondino con la Minetti!

Beh, tanto, l’Emiliano è forte, è industrioso, si arrangia come può! Certo! In un Paese normale ci può stare, ma con un record di tassazione, secondo i dati di Confindustria che sfiora il 55% e il Fiscal Compact che ci martellerà sui coglioni per i prossimi 20 anni a botte di 45 miliardi all’anno per rientrare del debito, sarà già bello se potremo permetterci una pizza da asporto una volta al mese.

Stiamo parlando di 2 punti di percentuale di PIL, Signore e Signori. Non stiamo parlando di 4 palanche! Abbiamo già un PIL negativo nel 2012 e nel 2013 si prevede una timidissima ripresa dello 0.3% secondo l’FMI. Ma vadan a dar via i ciàp!

Qui la situazione è pesante. L’aria è pesante e si appesantisce ogni giorno che passa. Quando arriverà l’inverno, se le cose non cambiano, ne vedremo delle belle. Altro che far pagare ai cittadini lo sgombero delle macerie. Ma noi il Genio Civile e il Genio Militare per quale cavolo di motivo lo paghiamo? Qualcuno può spiegarmelo? Scuole, ospedali, uffici da ricostruire …. Domanda, a settembre gli alunni, a scuola dove vanno? I comuni sono senza una lira in cassa a tal punto da avere enormi difficoltà a pagare gli stipendi dei dipendenti, l’azienda ex municipalizzata che eroga GAS e si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti non può inviare le bollette (e quindi di che vive il numerosissimo consiglio di amministrazione?).

Se poi avessimo tempo bisognerebbe elencare  le piccole storie di chi si è visto abbattere per errore la casa, o chi aspetta da settimane e settimane il controllo di un tecnico strutturista per capire cosa fare, o chi è lì che prega Dio di farlo morire, o di chi ha i figli rimandati e non sa dove farli studiare, o di chi sta pagando fior di migliaia di Euro per mettere in sicurezza il 60% dell’immobile aziendale secondo le nuove norme sismiche (ma che roba è il 60% ?????) e per essere preso per i fondelli ancor di più paga migliaia di euro un ingegnere strutturista che certifica ma non certifica e non si prende responsabilità. Nei campi nati some funghi, non quelli gestiti dalla Protezione Civile (ce ne sarebbe da scrivere anche qui) hanno portato l’energia elettrica, finalmente … 1 KVh … Non ci accendi nemmeno un microonde per farti da mangiare e così giù a sudare come un maiale, nella tenda a quasi 40° all’ombra con il sindaco che ti dice che non ha soldi per darti un pasto caldo.

Mi viene solo da dire una cosa, applaudo i cittadini dell’Aquila. La dignità con la quale han sopportato tutto questo è incredibile.

E’ davvero questa l’Italia? E’ per questo che abbiamo lavorato e pagato?  Volete sapere cosa penso? Lo potete immaginare!

 

Un eccezionale articolo di Andreas Voigt sul blog Innovando.it