Marchionne crede ancora nell’Italia come mercato per la Fiat

Fiat è una «multinazionale. Gestiamo attività in tutte le parti del mondo». Così l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, ai microfoni di Radio 24 risponde a chi gli chiedeva se la società volesse lasciare l’Italia.

Marchionne «non ha mai parlato di lasciare l’Italia» afferma la Fiat che smentisce seccamente le dichiarazioni dell’ad riportate da alcuni media che hanno scatenato una bufera, con il rischio di accendere un fronte di scontro sociale forte.

Già in precedenza quando Marchionne aveva paventato anche se lontanamente l’ipotesi di un quartier generale a Detroit, i sindacati e la politica si erano scagliati contro il Lingotto.

Marchionne nell’intervista, registrata a Washington dove ha partecipato a un incontro al Peterson Institute, critica la Fiom, che «sta insistendo sull’applicazione di un contratto che ormai non ha più senso.

Abbiamo avuto la maggioranza dei lavoratori che hanno appoggiato un’alternativa. Il treno è passato, è inutile cercare di insistere che bisogna rinegoziare e riaprire il tavolo. Non posso rivotare fino a quando non vince la Fiom». «C’è una tirannia della minoranza sulla maggioranza. Uno su dieci dipendenti mi va a condizionare come funziona l’azienda. La Fiat non può essere vittima di una minoranza. Non possiamo decidere con la maggioranza di fare una cosa e poi girarci e vedere una decisione presa altrove che è diversa. Io così non posso investire, parliamo di miliardi di euro non di aprire un supermercato».

E quindi l’alternativa è lasciare l’Italia? viene chiesto a Marchionne. «Siamo una multinazionale, gestiamo attività in tutte le parti del mondo.

Abbiamo attività economiche e industriali al di fuori dell’Italia. Vendiamo macchine in Brasile, in Cina, in America, in Messico. La cosa importante è la sopravvivenza della Fiat che non può essere messa in discussione. Ci abbiamo messo otto anni per rimetterla in piedi.

Abbiamo creato un’alternativa con Chrysler e non possiamo metterla in dubbio. Chiunque pensa di condizionare la Fiat si sbaglia».

«Marchionne è come una bomba a orologeria, ogni volta che si fa un passo avanti, riporta tutto indietro». Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

Testo ripreso da gazzettadelsud.it