Meglio attendere il 2013 per investire se ha ragione Roubini

Il noto economista Nouriel Roubini, da sempre critico osservatore di questa crisi economica, è tornato prepotentemente sulla scena con un’intervista a 360 gradi concessa a Bloomberg. Molti i tempi toccati da Roubini: dalla crisi dell’eurozona, alla situazione economica degli Usa e dei Brics, dall’esito del summit europeo dello scorso venerdì 23 giugno, allo strapotere delle banche fino a ciò che può essere ancora fatto prima che il tempo scada definitivamente.

Roubini previsioni spaventose per il 2013

Il quadro che le parole del professore Roubini tratteggiano è spaventoso se non apocalittico, nonostante non manchino spunti all’insegna del forte realismo. Secondo Roubini il 2013 sarà un anno difficile e per certi versi addirittura peggiore del 2012. Il rischio ha affermato il celebre professore, è che si possa realizzare quella che viene definita come una “tempesta perfetta globale” ossia il contemporaneo verificarsi di più eventi disastrosi come il crollo dell’Euro, il forte calo della crescita economica dei Bric con in testa la Cina, una forte recessione in Usa e un conflitto dalle vaste proporzioni nel Vicino Oriente.

In particolare, secondo Roubini, ci sarebbero molte possibilità che gli Usa siano trascinati in una guerra di Israele contro l’Iran. Un fattore questo che provocherebbe l’immediata impennata del prezzo del petrolio.

Quali sono le possibilità e carte che l’economia e la politica hanno ancora da giocare per evitare questo scenario spaventoso? Anche su questo punto Roubini non sembra fare sconti, come è nel suo stile. Secondo il professore infatti nel 2013 tutti i nodi verranno al pettine e quella che è la strategia politica che fino ad oggi è stata seguita, ossia quella di rimandare la soluzione dei problemi, non potrà più essere presa in considerazione. Parallelamente anche quelle che è tradizione ricetta degli economisti, ossia ricorrere al taglio dei tassi e ai QE si dimostrerà non più all’altezza, poichè il problema del sistema si chiama solvibilità e non liquidità.

Le carte a disposizione dell’Europa

Osservando al crisi da questo punto di vista, Roubini non può far altro che prendere atto del completo fallimento della strategia europea. Il tanto osannato vertice Ue è stato un fallimento. Secondo il professore infatti i mercati (come hanno lasciato intuire in questi ultimi giorni, una volta smaltita la sbornia) si attendevano bel altro. Per Roubini le carte a disposizione dell’Europa sono oramai davvero poche.

O i paesi europei trovano l’accordo su una forma di mutualizzazione del debito (scenario inverosibile se si considera il fero “nein” tedesco agli Eurobond), o si ha una monetizzazione del debito da parte della BCE, oppure la potenza di fuoco dei fondi EFSF e ESM dovrà essere aumentata. Quest’ultimo scenario però sembrerebbe essere il solito tentativo di prendere tempo visto che l’impressione è che ogni mese cresca il numero degli stati che chiedono aiuto e diminuisce quello dei salvatori. Ad ogni modo, tornando a Roubini, è chiaro che su questi elementi si gioca il futuro dell’Eurozona. Di certo i tempi non sembrano essere gli alleati dell’Europa. Per il professore infatti è molto probabile che non dopo l’estate ma tra due settimane una nuova crisi stringa l’Europa.

Un sistema bancario avido e senza morale

Le parole di Robini fanno ritenere che dal 2008 nulla è praticamente mutato: lassismo dei politici, incapacità degli economisti di lanciare ricette forti e oggettiva difficoltà di soluzioni condivise da sperimentare stanno affossando il Vecchio Continente e il mondo occidentale. La critica di Roubini su questo è serratissima e arriva al cuore del problema: le banche.

Gli incentivi agli istituti bancari sono stati incentivi all’agire truffaldino, mentre gli stati avrebbero avuto il dovere di imporre la loro autorità, creando dei meccanismo legislativi che puniscano in modo duro e non con delle multe, le banche e i manager-usurai che si sono resi responsabili di reati e truffe. Le parole di Robini su questo abbattono una porta già aperta. Il recente scandalo Libor che sta coinvolgendo Barclays testimonia che i banchieri sono sempre in preda alla loro avidità e che solo lo Stato può fermare questa deriva.

Il messaggio di Robini è chiaro: o lo Stato usa il pugno duro e manda in galera, anche como monito, i banchieri avidi, o presto qualcuno sarà impiccato per strada.

 

Articolo ripreso dal sito Investireoggi.it