Morningstar sostiene che le occasioni nel 2012 si troveranno in Europa

Addio 2011. Con l’entrata nel nuovo anno, gli operatori provano a spazzare via dalle piazze finanziarie il problema del debito sovrano (tutt’altro che risolto) e a concentrarsi sui dati congiunturali e le valutazioni azionarie. Da un lato guardano al volto più disteso di Wall Street; dall’altro cercano di capire se su quello dell’Europa potrà tornare il sorriso.

L’economista Michale T. Darda di Mkm Partners, molto critico nei mesi scorsi sul Vecchio continente, ha titolato il suo ultimo rapporto “Time to buy Europe?” (ossia, è tempo di comprare azioni europee?).

Heather Brilliant, vice president della ricerca azionaria e sul credito di Morningstar, ha concluso il suo report sulle previsioni per il 2012 con una nota di ottimismo: “Gli investitori sono eccessivamente pessimisti e ciò mi dà la speranza che almeno i settori sensibili alla ripresa degli Stati Uniti possano fare bene nel 2012”. Infine, alcune case di gestione hanno cominciato timidamente ad aumentare il peso delle azioni nei loro portafogli.

Europa a sconto
Tutti concordano nell’affermare che le valutazioni azionarie sono attraenti sulle due sponde dell’oceano. In particolare, quelle dei titoli europei sono collassate. L’indice EuroStoxx50, che comprende i principali titoli dell’Eurozona, è trattato a meno di 9 volte la media degli utili degli ultimi cinque anni. In questi termini, è più conveniente dell’S&P500 (15,8 volte). E lo è anche dal punto di vista del dividend yield (rapporto tra dividendi e prezzi), il 5% del benchmark europeo contro il 2% di quello a stelle e strisce. Inoltre, le attese sull’economia sono estremamente negative e questo si riflette sui prezzi di Borsa.

Da questo punto di vista, le azioni dell’area Euro sono un’opportunità, ma solo se la Banca centrale continuerà ad avere una politica accomodante. Per Darda, “Il momento migliore per comprare azioni è quando gli spread (differenziali) creditizi hanno raggiunto il picco. L’Europa potrebbe essere in questa situzione, considerati gli sforzi della Bce nel cercare di porre rimedio alla disastrosa decisione di alzare i tassi nella prima parte del 2011, quando la crescita economica era ben al di sotto del trend storico”.

Qualche spiraglio nella crisi
Sul fronte del debito sovrano, la soluzione sembra essera ancora lontana, ma alcuni indicatori mostrano segni di miglioramento. Il primo è l’espansione del bilancio e della base monetaria della Bce, il secondo è l’allentamento delle tensioni sul mercato interbancario (quello dei tassi Euribor, presi come riferimento nella concessione di mutui). Restano, comunque, fattori critici a partire dagli spread dei paesi periferici, in particolare quelli dei titoli decennali italiani, che faticano a ridursi. Non sono ancora stati risolti i problemi di liquidità nell’Eurozona con conseguenze sull’attività industriale, a causa delle difficoltà del sistema bancario. In pratica, le imprese faticano a finanziarsi, perché gli istituti di credito sono restii a concedere prestiti e chiedono garanzie molto più elevate di un tempo. “Il Pil nominale è del 10% sotto il suo valore medio storico”, spiega Darda. “Questo significa che, nonostante gli inteventi per espandere la base monetaria, la Bce non è ancora riuscita a riportare il sistema al suo normale funzionamento”.

Casse piene per la Corporate Usa
Per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, le azioni europee presentano opportunità migliori di quelle americane. Per chi, invece, si concentra sui nodi ancora irrisolti della crisi del debito sovrano, Wall Street è da preferire anche perché sono più evidenti i segnali di ripresa economica. Ed essi vengono in particolare dal settore dei consumi, che rappresenta una larga fetta del Prodotto interno lordo statunitense, e dall’occupazione.

Il punto di forza della Corporate America, però, sono i bilanci aziendali. Basso indebitamento, frutto del processo di deleveraging, ed elevati profitti hanno generato circa 2 mila miliardi di liquidità che può essere investita o usata per distribuire dividendi. Inoltre, alcuni indicatori, tra cui il rapporto prezzo/utili, mostrano che le valutazioni sono allettanti.

“La maggior parte delle società a larga capitalizzazione coperte dall’analisi Morningstar è sottovalutata e tratta all’82% del suo valore equo”, dice Brilliant. “Pensiamo ci siano interessanti opportuità in diversi settori, inclusi quelli sensibili alla ripresa americana, che faranno molto bene se l’economia accelerarà più di quanto atteso dal mercato (ne sono un esempio, i materiali di base e l’energia). Inoltre, ci piacciono le aziende con forte vantaggio competitivo, bilanci solidi, buoni dividend yield e prezzi scontati”.

Articolo ripreso da Morningstar.it