Necessario investire nelle intelligenze italiane per salvare il paese

In Italia, sono ancora migliaia coloro che abbandonano le città native per cercare occupazione in altre zone, all’interno dei confini, e all’estero.

I numeri non indicano le migrazione passate ma includono argomenti molto più complessi e variegati. Si osserva tuttora chi, non riuscendo a guadagnare le risorse sufficienti al sostentamento familiare, abbandona la propria terra e, oltrepassando oceani e superando asperità montane cerca rimedio in paesi di cui non conosce usi, costumi e neanche la lingua. Pur in assenza di masse considerevoli che si spostano verso i centri del settentrione, ad alta densità industriale, sussiste ancora la volontà di trovare nuovi stimoli.

Accanto all’emigrazione nel nord dell’Europa ed in America, che si sposta alla ricerca di un decoroso posto di lavoro, in Italia, da qualche decennio s’è affiancata un’altra branca di persone, i cosiddetti cervelli. Costoro, scienziati, professori, economisti, ricercatori prediligono mete estere alla ricerca di opportunità di approvazione, del proprio operato, sempre più rare da raggiungere in Italia. Sono all’ordine del giorno le assunzioni di persone diplomate o laureate presso piccole imprese, che spesso versano in situazioni incerte, o nei ristoranti a fungere da camerieri.

Chi può tenta di sbarcare il lunario cercando lavoro in importanti centri di ricerca o grandi aziende, affermate, all’estero, forti di una cultura che consente loro di esprimersi con idiomi diversi dai propri.

La classe politica dirigente si sta muovendo per drenare la fuoriuscita delle intelligenze italiane, a vantaggio di nazioni estere, ma finora non sono stati raggiunti importanti traguardi. Sarebbe necessario, forse, operare una seria azione cognitiva di coloro che, avendo maturato un pregevole bagaglio culturale, sono costretti, da situazioni sfavorevoli ad abbandonare il luogo di formazione.

Oculati investimenti ed una perfezionata considerazione di ambizioni e concrete richieste porterebbero il fenomeno ad invertire la tendenza consentendone il rientro o, per i futuri cervelli, l’assoluta rinuncia a trovare nell’allontanamento dal proprio lido, la soluzione del problema.

Molti manager nostrani, i più ricercati dal mercato, in questi ultimi tempi, si sono trasferiti all’estero per guidare progetti internazionali di sviluppo, promuovendo l’indiscussa capacità di saper operare e gestire i grandi livelli del progresso.

 

Articolo ripreso dal blog di Fernando Catalano, sito: fernandocatalano.com