Perche’ investire nel Mali

L’operazione militare in Mali lanciata l’11 gennaio, è un altro chiaro esempio delle azioni speciali finalizzate alla ricolonizzazione del continente africano. Si tratta di una sistematica e coerente nuova occupazione dei territori africani da parte delle potenze occidentali. Ottenuto l’atteso smembramento del Sudan (sottraendogli la maggior parte dei giacimenti di petrolio del paese), occupati i giacimenti petroliferi nigeriani, secondo le regole della Corte internazionale di giustizia, la Libia è stata occupata in conseguenza di un intervento militare diretto, la Costa D’Avorio è stata occupata grazie a una piccola azione militare condotta sotto l’egida delle Nazioni Unite. Modalità diverse, ma risultato identico. Il processo di ricolonizzazione prende slancio in Africa.

Gli errori delle precedenti azioni aggressive sono stati presi in considerazione, mentre viene occupato il Mali. Oggi, tutti sono sicuri che l’occidente stia difendendo la sovranità e l’integrità territoriale del Mali. Non è proprio così, come alcuni fatti dicono. In realtà, i gruppi terroristici non sono apparsi nel nord del paese nel 2011-2012. Tali organizzazioni vi svolgono le loro attività da decenni. La situazione è esplosa per via delle armi libiche catturate dopo il rovesciamento di Gheddafi. Il materiale militare non è arrivato in Mali da solo, ci sono fatti che dimostrano che la Francia sia coinvolta nel suo trasferimento dalla Libia.

La logica degli eventi nel nord del Mali, nel 2012, dimostra che si tratta di una ben orchestrata operazione volta a preparare l’opinione pubblica all’”imperativo dell’intervento militare”. Ecco perché è stato permesso che le armi libiche disperse finissero nelle mani dei tuareg. Istigando così le azioni militari. Ma ben presto, i tuareg hanno capito di essere stati usati e hanno cominciato a dissociarsi dall’indipendenza che avevano dichiarato in precedenza. Il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (Mouvement National pour la Libération de l’Azawad; MNLA) ha detto che la dichiarazione di indipendenza è “un tentativo di attirare l’attenzione internazionale sulla condizione della popolazione del nord”, e ha espresso la volontà di tenere dei colloqui. Per questo, il Movimento Nazionale per la Liberazione del Azawad è stato attaccato dai veri autori della provocazione: al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) e gli islamisti del Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJWA o MUJAO).

Ansar al-Din ha detto che è pronto ad aderirvi senza indugio. Nella riunione di novembre a Ouagadougou, Burkina Faso, il gruppo ha detto di respingere la violenza, l’estremismo e il terrorismo e si è assunto la responsabilità della lotta contro la criminalità organizzata oltreconfine.

La svolta di Ansar al-Din l’ha trascinato nel coinvolgimento nei combattimenti. A novembre si sono scatenati i combattimenti; il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad combatteva gli avversari di al-Qaida nel Maghreb islamico e del Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entro la fine di novembre, Ansar al-Din ha intrapreso azioni di combattimento contro le forze del Movimento per l’Unità e Jihad in  Africa occidentale, a sud-ovest di Timbuktu. Infine, tutte queste battaglie facevano parte della strategia finalizzata alla destabilizzazione del Mali. Tutti gli eventi qui descritti si svolgono sullo sfondo dei gruppi della jihad e terroristici che arrivano nel nord del Mali per rafforzare le formazioni armate.

Il terrorismo nel territorio settentrionale del Mali è diventato davvero internazionale, mentre riceve il sostegno di tutte le principali forze del terrorismo nella regione, tra cui il noto Boko Haram nigeriano.
Secondo le stime del Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’occupazione della parte settentrionale del paese ha prodotto circa mezzo milione di rifugiati e oltre 200 mila migranti all’interno del paese. Il disastro umanitario si è diffuso in tutti i paesi limitrofi. Questo era l’obiettivo. Tutti i santuari musulmani di Timbuktu e di altri antichi centri storici del Sahara sono stati distrutti, per rafforzarne gli effetti. Le azioni non avevano altra missione se non scioccare la comunità internazionale e spingerla a rendere “imperativo” un intervento militare. Questo era il contesto giusto per compiere il colpo di stato che ha avuto luogo in Mali nel marzo 2012, pochi giorni prima della elezioni presidenziali, quando il presidente Amadou Toumani Toure è stato rovesciato. Sembrava che non ci fosse alcuna logica nella messa in scena del colpo di stato (che ha rovesciato il presidente, che non si era candidato nell’imminente tornata elettorale), ma può essere facilmente spiegato con il fatto che il presidente, e i vincitori più probabili, erano tutti contrari all’intervento militare occidentale.

Dopo il colpo di stato, l’idea di un intervento straniero ha ricevuto un nuovo forte impulso. Il nuovo governo del Mali ha chiesto alle Nazioni Unite assistenza militare e ha presentato una denuncia alla Corte penale internazionale. Ma il concetto di intervento militare era ancora al centro delle lotte intestine tra i sostenitori dell’”assistenza” occidentale e di quelli della missione militare inter-africana. Probabilmente questi due diversi approcci sono stati il motivo principale del fallimento del tentato colpo di stato, alla fine di aprile, e poi per il nuovo colpo di stato militare che ha spazzato via il Primo Ministro Modibo Diarra. Fu un occasione, per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per condannare fermamente l’intervento dei militari del Mali e delle forze di sicurezza nelle attività del governo di transizione del Mali, esprimendo la propria disponibilità ad affrontare la questione delle sanzioni contro coloro che violavano l’ordine costituzionale.

Quindi, non furono i leader di al-Qaida, ma piuttosto i militari del Mali ad essere minacciati dalle sanzioni del Consiglio di sicurezza! Infine, la risoluzione 2085 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite venne adottata il 20 dicembre 2012, autorizzando l’intervento militare nel paese. La missione di supporto internazionale africana in Mali (AFISMA) ebbe il permesso di schierarsi. La forza comprende militari del Mali (5000 uomini) e internazionali (3300). Il concetto è stato elaborato dalle autorità del Mali insieme a dei “partner”, e approvato dall’Unione africana e dall’ECOWAS. Ora, chi sono i partner del Mali? Stati Uniti, Francia, Germania, Canada, Algeria, Mauritania e Niger.

All’inizio di gennaio, le forze di al-Qaida nella parte settentrionale del paese adottavano un atteggiamento che contrasta con la logica, lanciando un’offensiva verso sud. La città di Kona cadeva  il 7 gennaio. Dal punto di vista geografico la città è di fondamentale importanza, essendo situata al confine tra il Nord e il Sud del paese, per cui l’azione in realtà significava l’inizio dell’offensiva contro il territorio in cui vive la maggior parte della popolazione. Nel caso in cui l’offensiva avesse avuto una qualche importanza militare per al-Qaida, avrebbe potuto essere lanciata prima della risoluzione 2085, ad esempio subito dopo la serie di colpi di stato a Bamako, o in qualsiasi altro momento favorevole per al-Qaida nel Maghreb islamico. Invece, viene lanciata subito dopo la decisione sull’operazione militare internazionale. L’unica cosa cui l’offensiva potrebbe mirare, è una provocazione per l’invasione immediata, non altro. La sera del 10 gennaio, il Presidente ad interim del Mali, Dionkunda Traore, dichiarava la mobilitazione totale e lo stato di emergenza.

L’11 gennaio le forze francesi sbarcavano in Mali. Le agenzie di informazione parlavano di altri partecipanti all’operazione (Senegal, Niger), ma tutti sanno chi interpreta il ruolo di primo piano. Tra l’altro è emerso chiaramente, il giorno stesso in cui la risoluzione 2085 veniva adottata, che il ministro degli esteri del Mali aveva ringraziato, tra gli altri, tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma espresse una particolare gratitudine verso la Francia. (9) Va reso noto che le informazioni sulla decisione dell’ECOWAS di avviare il dispiegamento immediato delle truppe, venne reso pubblico dopo la notizia che le forze francesi erano in arrivo. I francesi hanno iniziato le operazioni prima dell’arrivo delle truppe africane.

Una campagna d’informazione perfettamente organizzata per l’”intervento internazionale in Mali” ha evidenziando uno svantaggio: non vi è alcuna spiegazione ragionevole per le ragioni dietro le azioni di al-Qaida nel Maghreb islamico. Oggi si parla dei perduranti tentativi di fare del Mali settentrionale una base. Ma al-Qaida ci ha provato nell’ultima dozzina di anni, senza attirare l’attenzione. In realtà, le azioni attuali di AQIM sono palesemente provocatorie, volte a fornire un pretesto per l’intervento straniero. Pertanto, un’operazione speciale volta a ricolonizzare l’Africa è stata avviata all’inizio dell’anno. C’è una rivalità tra i tre attori principali, Stati Uniti, Francia e Cina. La Cina ricorre all’espansione economica, mentre le due nazioni occidentali si basano sull’intervento militare. Si dovrebbe riconoscere al diavolo ciò che gli è dovuto: gli errori commessi durante le guerre d’informazione relative agli eventi in Libia e in Costa d’Avorio, vengono corretti nel gennaio 2013. La conquista di questi paesi è stata spiegata da ragioni “umanitarie”, ma tali informazioni sono state presentate in modo goffo e poco convincente.

Oggi la comunità internazionale plaude l’invasione francese per liberare il Mali. A quanto pare una missione militare era necessaria. Ma il paese deve affrontare una dura scelta: gli islamisti o le truppe francesi. Comunque, il Mali dovrà pagare un prezzo alto per la libertà, cedere la propria sovranità, le sue enormi risorse minerarie e perdere l’indipendenza per molti anni. Secondo il presidente francese Francois Hollande, le truppe francesi resteranno in Mali per il tempo necessario. (10) Non è invano che il presidente abbattuto, Amadou Toure, dicesse che Parigi è più pericolosa di Timbuktu!
L’Africa è sempre stata ed è ancora un terreno di prova per diversi scenari politici e militari occidentali. Non solo gli Stati africani, ma anche la Russia dovrebbero seguire con attenzione il modo in cui l’intervento militare viene elaborato e attuato (con successo finora), pur perseguendo l’obiettivo dichiarato di “salvare la libertà dagli islamisti”. É particolarmente importante considerare i tentativi dell’occidente per screditare il potere in Russia e incoraggiare le attività degli islamisti sul territorio della Federazione Russa.

Articolo tratto dal sito informarexresistere.fr