Pericoloso investire nelle banche regionali degli USA

Le difficili condizioni dell’economia reale pesano anche sulle banche regionali statunitensi. Che si troveranno costrette a tagliare le spese fino al 40%: ricorrendo a licenziamenti e fusioni. Lo afferma uno studio condotto da Alvarez & Marsal e riportato dal Wall Street Journal.

Prima della crisi, il return on equity di tali istituti si attestava su una media del 15%. Ora è calato circa della metà. D’altronde, a intaccare i profitti è una lunga serie di elementi. Vista l’economia stagnante, la domanda di prestiti è debole; i tassi d’interesse, fissati a un livello basso, riducono i margini; e non mancano le pressioni dei regolatori.

L’amministratore delegato di Alvarez & Marsal, Joseph Bernardino, è diretto: «Semplicemente, c’è un’offerta eccessiva a fronte di una domanda troppo limitata». Tutto ciò non può che ripercuotersi sulle quotazioni azionarie degli istituti: con casi come quello di Regions Financial o SunTrust Banks, che in questo momento sono quotate rispettivamente a un terzo e a metà del loro valore contabile.

A questo punto, la mossa obbligata è quella di ridurre i costi. Ma per ottenere tagli del 30-40% servono metodi radicali. E si prevede che, tramite un’ondata di fusioni e acquisizioni, il numero di banche statunitensi nei prossimi dieci anni si trovi pressoché a crollare: passando dalle attuali 7.500 fino a 4000-5000.

Testo ripreso da valori.it