Portare i propri capitali in Svizzera non sta bene all’Austria

L’Austria dovra’ aspettare all’incirca sei mesi prima che le entrate generate dal trattato bilaterale sulla ritenuta alla fonte stipulato con la Svizzera comincino ad essere versate nelle casse del paese.

Sulla base degli accordi fiscali conclusi tra Svizzera e Regno Unito, e tra Svizzera e Germania, l’accordo Austria-Svizzera, stipulato nell’Aprile del 2012, prevede che i fondi non dichiarati detenuti da residenti austriaci presso istituti bancari svizzeri siano soggetti ad una ritenuta alla fonte, al fine di regolarizzare i conti. L’accordo include anche i piani di imporre una ritenuta annuale sui futuri redditi da investimento.

Come programmato, l’accordo e’ entrato in vigore in data 1° Gennaio 2013.

Il ministro delle finanze austriaco prevede che il pagamento forfettario della ritenuta generi entrate all’incirca di 1 miliardo di euro, se non superiori, e che l’imposta del 25% sulle future plusvalenze, che viene applicata con la stessa aliquota anche in Austria, generi ulteriori entrate annuali pari a 50 milioni di euro.

Nonostante il fatto che l’accordo sia entrato in vigore all’inizio dell’anno, le entrate non saranno versate direttamente nelle casse austriache; i residenti austriaci dovranno infatti aspettare fino al 31 Maggio per decidere se pagare la ritenuta dovuta in base al proprio capitale, o se optare di dichiarare gli investimenti mediante una dichiarazione fiscale volontaria. La tassazione di beni non liquidi, come azioni e obbligazioni, potrebbe ritardare ulteriormente il versamento delle entrate fiscali, dal momento che questo processo si rivelera’ essere senza dubbio piu’ complesso.

Per quanto riguarda la ritenuta alla fonte, l’accordo prevede un’aliquota variabile tra il 15% e un massimo del 38% per i depositi bancari piu’ grossi. Stando a quanto dichiarato dal ministro delle finanze austriaco, l’aliquota effettiva differira’ per i fondi che sono stati versati in Svizzera a partire dal 2003 come deposito unico, da quelli che sono invece stati versati mediante continui pagamenti, chiamati anche “fonti nere”, che indicano un chiaro intento di eludere imposte sulle societa’ o sul reddito.

Gli oppositori lamentano il fatto che le disposizioni dell’accordo siano troppo indulgenti e permettano agli evasori fiscali di preservare l’anonimita’.

 

Articolo ripreso dal sito ascheri.co.uk