Ricordo di Jean Trichet ex presidente della Banca Centrale Europea

Il presidente della Banca centrale europea lascia un’istituzione divenuta essenziale per garantire un futuro alla moneta unica. Dopo otto anni di mandato, la stampa europea non ha un giudizio concorde sul suo operato.

“Jean-Claude Trichet sarà ricordato come l’uomo che ha salvato l’euro o come il banchiere centrale che si è spinto troppo oltre?” Nel giorno in cui l’economista francese lascia la presidenza della Banca centrale europea, incarico ricoperto dal 2003, l’interrogativo posto da Le Temps tormenta la stampa europea.

Sul Times, Anatole Kaletsky è convinto che Trichet “sarà rispettato per essere riuscito a mantenere bassa l’inflazione e aver rafforzato l’euro. Tuttavia i pregi del suo lavoro impallidiscono davanti alla sua eredità di tensioni nazionaliste, caos bancario, lotte intestine e dibattiti pubblici nei parlamenti europei sul crollo dell’euro a causa dell’esplosione del debito pubblico”.

Trichet sarà rispettato per essere riuscito a mantenere bassa l’inflazione e aver rafforzato l’euro. Tuttavia i pregi del suo lavoro impallidiscono davanti alla sua eredità di tensioni nazionaliste, caos bancario, lotte intestine e dibattiti pubblici nei parlamenti europei sul crollo dell’euro a causa dell’esplosione del debito pubblico.

Secono Le Monde, invece, “l’euro è forte e Trichet può ritirarsi […] con il sorriso”. Il quotidiano parigino ricorda che i leader politici hanno “disprezzato [Trichet quando] li assillava con i suoi grafici sulla competitività spiegando che stavano andando dritti contro un muro. […] Alla fine sono stati costretti a ricredersi con l’arrivo della crisi finanziaria”. “Per dieci anni [l’ex presidente] ci ha spiegato che a causa dei suoi squilibri l’Europa stava andando incontro alla rovina. Il problema è che nessuno l’ha ascoltato fino al 2010”, racconta una fonte vicina al governo francese.

Secondo Le Temps “la crepa è stata aperta dalla crisi del debito greco e dal dramma politico comunitario che ne è seguito”. Nell’agosto del 2007, all’inizio della crisi finanziaria, la decisione della Bce di immettere 95 miliardi di euro nel sistema finanziario europeo ha salvato le banche e l’economia del continente. L’economista francese è stato applaudito per aver compreso il rischio di una crisi economica senza precedenti dopo la fine della Seconda guerra mondiale”. Tuttavia la débâcle greca all’inizio del 2010 lo ha trovato impreparato. [La crisi] ha dato ragione a Trichet ma contemporaneamente lo ha privato dei mezzi per reagire”, e “né Berlino né Parigi hanno accettato di lasciargli il comando della controffensiva.

Secondo lo spagnolo Cinco Días “Trichet è sembrato onestamente più preoccupato della sopravvivenza di una moneta che ha protetto come se fosse una sua creatura che dalla valutazione della sua politica monetaria”. Il quotidiano economico sottolinea che “gli analisti sono d’accordo nel sostenere che il più grande fallimento della Bce è stato l’aumento dei tassi d’interesse nel giugno 2008, alla vigilia della più grande recessione degli ultimi 60 anni”.

L’ex direttore della Bce non si è mai pentito di una decisione che ha scatenato le ire di quasi tutti i paesi dell’eurozona. La sua ossessione nel voler dimostrare l’indipendenza della Bce è stata probabilmente la peggiore consigliera. A partire dal 2008, quando la crisi ha attraversato l’Atlantico e ha distrutto una buona parte del settore finanziario europeo, Trichet ha deciso di ripiegare verso un atteggiamento più difensivista. Soltanto il suo pragmatismo e la sua visione politica gli hanno permesso di allentare la tensione e di diventare l’unica figura comunitaria rispettata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.

La Bce che Trichet lascia a Draghi non è più un clone della Bundesbank, ovvero un’istituzione concentrata soltanto sul valore del denaro. Come le altre banche centrali, la Bce ha come missione prioritaria quella di impedire il crollo del sistema finanziario, anche se non è scritto nel suo statuto.

Testo ripreso da presseurop.eu