Rilanciare il lusso per far ripartire gli investimenti in Italia

La presentazione della nuova campagna pubblicitaria Porsche firmata da Oliviero Toscani è stata l’occasione per ascoltare la posizione di Oscar Giannino sulla crisi dell’auto in Italia e sulle misure adottate dal Governo in materia di fiscalità.

Il noto giornalista di Torino, da sempre specializzato sulle tematiche di politica economica, è intervenuto all’interno del dibattito che ha accompagnato la presentazione della campagna pubblicitaria, alla cui realizzazione ha peraltro contribuito gratuitamente affiancando direttamente il lavoro di ideazione artistica svolto da Toscani.

Giannino ha spiegato che il Massacratore, ovvero lo Stato, colpendo l’auto ha ottenuto l’effetto contrario di quello sperato: le entrate nelle casse pubbliche si sono dimostrate infatti ben al di sotto di quelle preventivate dal Governo.

Vi proponiamo di seguito le parti più interessanti del suo lungo intervento, che mettono in luce in maniera inequivocabile non solo il suo pensiero ma anche la sua ricetta per cominciare a risollevare il settore auto nel breve periodo.

«Quando Oliviero Toscani mi ha chiesto di collaborare, per me è stato un momento davvero entusiasmante scoprire che Porsche poteva e voleva portare avanti una pubblicità di questo genere: un appello perché l’Italia torni ad avere un senso di fiducia in se stessa, invece che di auto-repressione come quello che stiamo vivendo oggi»
«Il 54% del prezzo alla pompa della benzina finisce direttamente nelle casse dello Stato. Lo Stato concepisce l’auto come una greppia da cui prendere a piene mani. Quest’anno il mercato dell’auto in Italia tornerà, se va bene, a 1.400.000 veicoli, una cifra pazzesca. Ad agosto il mercato è tornato per esempio a livelli del 1964»

«Nonostante questi dati preoccupanti oggi sull’auto continuano a gravare 30 passaggi cartacei procedurali (immatricolazione, acquisto, possesso, ecc.) e 18 imposte o accise diverse (IVA all’acquisto, IPT, tasse per il recupero di oli esausti e pneumatici, ecc.)»

Lo Stato ricava 57 miliardi dalla fiscalità applicata all’automobile

«Lo Stato porta a casa da queste 18 formule di prelievo fiscale 57 miliardi, quindi sull’auto grava molto di più del 50% di tasse. Gli effetti che si ripercuotono sul mercato reale grazie ai provvedimenti che hanno introdotto questa miriade di tasse sono però deleteri»

“Si sono inventati la tassa sul lusso che andando a colpire auto con potenze superiori a 250 CV e barche sopra i 10 metri, avrebbe dovuto portare nelle casse pubbliche 392 milioni di euro. A luglio lo Stato aveva incassato meno di un quarto della cifra fissata come obiettivo, ma nel frattempo i danni prodotti dalla nuova tassa erano diventati sei volte superiori”

«L’abbattimento dei coefficienti di deduzione per l’utilizzo strumentale delle auto riservato alle aziende ha falcidiato le flotte. Negli altri Paesi troviamo l’80 o anche il 100% di detraibilità, mentre in Italia siamo scesi al 20%»

L’incasso della tassa sul lusso è pari ad un quarto di quello sperato

«Poi si sono inventati la tassa sul lusso che andando a colpire auto con potenze superiori a 250 CV e barche sopra i 10 metri, avrebbe dovuto portare nelle casse pubbliche 392 milioni di euro. A luglio lo Stato aveva incassato meno di un quarto della cifra fissata come obiettivo, ma nel frattempo i danni prodotti dalla nuova tassa erano diventati sei volte superiori»

«Un Paese che non è capace di farsi i conti, che facendo campagne contro i presunti ricchi e il lusso produce un danno incalcolabilmente superiore sull’offerta di lavoro, reddito e servizi di tutti i settori, è un Paese di incapaci e non ha futuro»

«Un Paese che scommette sul proprio futuro è un Paese che non penalizza chi legittimamente con lavoro, fatica e per passione compra un oggetto (in questo causo un’automobile, ndr) che dà lavoro, che crea occupazione e reddito. Uno Stato che penalizza un settore in questo modo, reputando l’auto espressione solo o di bellezza impropria o solo come uno strumento per recepire non si sa in quale maniera il reddito, è uno Stato che non sa più come fare a crescere»

Tornare allo spirito degli anni ‘50

«Per questo motivo questa campagna rappresenta per me un grande motivo di soddisfazione. Spero che chi la guardi capisca che è semplicemente un appello agli Italiani che devono tornare ad avere fiducia in se stessi e a recuperare lo spirito della generazione di mio padre e mia madre che in 15 anni, dal ’46 al ’61, ha consentito di aumentare del 550% il reddito disponibile«

«Erano persone che quando le avevi davanti non si vergognavano se con il loro lavoro erano riuscite a comprarsi una casa o una macchina più bella. E non si vergognavano perché acquistando questi beni erano consapevoli di aver creato lavoro, reddito e occupazione»

«Adottare il criterio opposto come sta facendo il Governo è la stessa strategia di chi di fronte ad una scogliera che finisce suggerisce l’idea di andare a scoprire cosa c’è oltre, mentre si sa benissimo che proseguendo ancora non si potrà far altro che cascare inesorabilmente. Il massacratore (lo Stato, ndrcrede di essere virtuoso ma produce il deserto»

“(Esportiamo beni di lusso in tutto il mondo, ndr) ma poi a casa nostra organizziamo un’ auto-uscita dal mercato del lusso. Questo è un paradosso pazzesco! Questa è l’espressione di un Paese che non riuscirà mai a vincere la gara sui mercati!”

Le persone si disfano delle proprie auto e ci rimette tutto il Paese

«Quando lo Stato inizia a considerare alcuni particolari tipi di beni, come possono essere le auto sportive, elementi sintetici di accertamento della propria vita non è che gli individui decidono di acquistarne meno, ma addirittura si disfano di quelli che posseggono. Nel caso delle auto questo si ripercuote su tutta l’economia che è direttamente collegata all’auto, fatta di concessionari, officine di riparazione ecc.»

«La sete inesausta dello Stato (sempre alla ricerca di nuove tasse, ndrsta facendo quindi cambiare le abitudini di consumo degli Italiani e se questo fenomeno si sedimenta finiremo fuori dalla media dei Paesi europei avanzati»

«Rischiamo di diventare un Paese dove per effetto delle misure sul lusso chi può permettersi determinati beni non è che non li comprerà più ma andrà a andrà a farlo altrove, esclusivamente altrove. Diventiamo un Paese che si auto-isola, oltretutto insensatamente dal momento che sul totale del suo export è proprio nel lusso che l’Italia riesce a fare qualcosa di utile per il suo futuro»

Dovremmo puntare sul lusso, invece lo penalizziamo

«(Esportiamo beni di lusso in tutto il mondo, ndr) ma poi a casa nostra organizziamo un’auto-uscita dal mercato del lusso. Questo è un paradosso pazzesco! Questa è l’espressione di un Paese che non riuscirà mai a vincere la gara sui mercati! Se siamo consapevoli che il mercato del lusso è un pezzo fondamentale del nostro futuro, a maggior ragione dovremmo avere un interesse doppio, anzi triplo, a farlo capire agli Italiani, a chi lavora in Italia e a chi investe in Italia.»

«(A causa dei provvedimenti sul lusso adottati dal Governo, ndr) siamo tornati indietro ad una mistica che un tempo era propria delle espressioni ereticali della chiesa settaria. Adesso invece vige la mistica dello Stato che impedisce agli individui di pensare di possedere dopo una vita di lavoro, una bella automobile, magari usata. Neanche questo possiamo permetterci?»

«Ci siamo dimenticati che uno Stato non può inibire la vita, la proprietà e la libertà perché sono diritti fondamentali. Gli Stati Uniti nascono per questo motivo e il Thanksgiving è la ricorrenza per ricordare l’importanza di questi diritti».

Una campagna per tornare a crescere anche grazie alla passione

«Un appello civile suscitato da una campagna pubblicitaria come questa serve a capire come evitare di cascare grazie alla passione. Con la passione ci raccontiamo una storia diversa perché creiamo più lavoro, più reddito e soprattutto più felicità. Senza la felicità, senza la bellezza e senza la fiducia come si fa ad andare avanti visto che non facciamo più figli perché non ce li possiamo permettere? Bisogna passare dall’incubo al sogno»

Le idee di Giannino per cominciare a risollevare il mercato auto

«Ci sono alcuni settori in Italia, ed uno di questi è sicuramente quello dell’auto, che hanno bisogno di una rapidissima semplificazione. Bisogna passare dalle 18 imposte di cui parlavamo prima ad un massimo di 5 o 6. Bisogna semplificare le procedure burocratiche, non è possibile che nell’era digitale io debba pagare per ogni passaggio cartaceo imposto per legge. Voglio vedere il digitale nella pubblica amministrazione così come nelle imprese»

«E poi interverrei sullo scandalo del 54% di tasse che grava sul prezzo della benzina. Per prima cosa bisogna togliere l’IVA che viene ricalcolata sugli aumenti fiscali. Poi occorre abbattere più dei due terzi delle accise storiche perché sono soldi che lo Stato riceve senza più avere una giustificazione. Solo con questi interventi si passerebbe dal 54 al 34% di imposte sul prezzo della benzina»

«Quando si accetta che la felicità sia un aspetto che riguarda solo il privato e che deve rimanere nascosto è il segno che sta avvenendo la vittoria di un ordinamento tirannico. Come diceva Thomas Jefferson ogni tanto c’è bisogno della stilla di sangue di qualcuno che ha perduto la testa stando al potere per rinverdire le radici della libertà»

 

Articolo ripreso dal sito automoto.it