Svizzera e franco svizzero un binomio inscindibile

Molti paesi non si sono ancora resi conto della gravità della crisi del debito. Delle misure devono essere prese rapidamente, ha sottolineato la ministra delle finanze svizzera Eveline Widmer-Schlumpf, durante l’assemblea annuale dell’FMI e della Banca mondiale.

Esprimendosi sabato al termine dell’assemblea, la consigliera federale ha elogiato il piano d’azione presentato dalla nuova direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. Il piano prevede un rafforzamento della sorveglianza dell’economia e del settore finanziario e ha soprattutto il merito di mostrare in che modo l’istituzione può aiutare gli Stati membri che si trovano in difficoltà.

La situazione impone però di prendere velocemente dei provvedimenti, ha sottolineato Eveline Widmer-Schlumpf.

Situazione critica

Un’opinione condivisa anche dal presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philippe Hildebrand, presente a New York a fianco della ministra delle finanze. La crisi del debito nella zona euro ha implicazioni globali e l’economia mondiale si trova – è il meno che si possa dire – in una fase pericolosa, ha osservato Hildebrand. Al centro delle preoccupazioni dell’FMI vi sono i dubbi sulle capacità di resistenza di molti bilanci pubblici e i rischi ad essi legati per il sistema finanziario. Il margine di manovra per delle misure politiche è esiguo, ma comunque non è esaurito, ha sottolineato il presidente della BNS.

Un primo passo necessario è il consolidamento fiscale, come ha rilevato Christine Lagarde nel suo discorso d’apertura dell’assemblea giovedì. Tuttavia in certi paesi un consolidamento troppo rapido rischia di avere un impatto sulla crescita economica mondiale, ha aggiunto.

La necessità per i paesi avanzati più indebitati di intraprendere un consolidamento fiscale è stata evocata anche dalla ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. La Svizzera non ha problemi di debito pubblico, ma è comunque stata colpita dalla crisi a causa del rafforzamento del franco nei confronti del dollaro e soprattutto dell’euro.

Durante l’assemblea dell’FMI sono stati abbordati numerosi altri temi, come la ripartizione dei compiti tra l’organizzazione internazionale e le banche centrali, il controllo dei trasferimenti di capitali o ancora il futuro dei diritti speciali di prelievo. Tra gli altri soggetti di discussione anche la riforma delle quote-parti in seno all’FMI, ha aggiunto Eveline Widmer Schlumpf. I rappresentanti della delegazione elvetica hanno sottolineato che per una nuova ripartizione bisognerà prendere in considerazione anche il ruolo svolto dal settore finanziario di un paese e il suo contributo alla stabilità del sistema.

G20 promette «risposta solida»

I ministri delle finanze e i responsabili delle banche centrali dei paesi ricchi ed emergenti, incontratisi a margine dell’assemblea, hanno dal canto loro promesso di dare «una risposta solida e comune» alla crisi.

A Washington è iniziata a circolare l’ipotesi di un piano da 3’000 miliardi per salvare l’euro, rafforzando in particolare il capitale delle banche europee più in difficoltà. Il ruolo centrale sarebbe affidato allo European financial stability facility, il cosiddetto fondo salva-Stati, attualmente dotato di appena 440 miliardi di euro.

Il ministro dell’economia francese François Baroin, che assicura quest’anno la presidenza del G20, ha annunciato – senza fornire cifre – che un piano d’azione ambizioso e collettivo sarà discusso durante il prossimo vertice di Cannes in programma il 3 e 4 novembre. Ogni paese avrà un ruolo da svolgere per sostenere la crescita e mettere in piedi dei piani di consolidamento fiscale budgetario credibili, ha precisato François Baroin.

L’FMI dal canto suo ha esortato gli Stati Uniti ad agire rapidamente per ridurre il debito pubblico ed evitare una recessione. Il segretario al tesoro americano, Timothy Geithner, ha risposto sabato che gli Stati Uniti hanno avviato delle riforme e ha chiesto che altri paesi facciano altrettanto, segnatamente quelli europei e la Cina.

Geithner ha anche puntato il dito sulle divergenze che esistono tra l’Europa, gli Stati Uniti e i paesi emergenti in merito alle risposte da dare. Gli Stati Uniti puntano su politiche di rilancio, mentre gli europei vogliono prima di tutto ridurre i deficit.

Incontri bilaterali

Presente a Washington a fianco di Eveline Widmer-Schlumpf, il ministro dell’economia svizzero Johann Schneider-Ammann ha sottolineato che il rilancio economico deve andare di pari passo con uno sviluppo più inclusivo. La crescita – ha detto Schneider-Ammann – deve portare beneficio a tutti gli strati della popolazione.

Eveline Widmer-Schlumpf ha approfittato dell’occasione per degli incontri bilaterali con i suoi omologhi tedesco, francese, polacco, russo e serbo.

Ai microfoni della Radio della Svizzera italiana, Eveline Widmer-Schlumpf ha definito «molto positivo» il faccia a faccia e ha annunciato che sono state stabilite le linee guida per risolvere in un unico pacchetto tutti i temi in sospeso tra Svizzera e Italia.

Articolo parzialmente ripreso da swissinfo.ch