Tutti gli investimenti sono rischiosi oggi e anche il Dollaro USA ha i suoi problemi

C’è una vecchia battuta in Israele del tempo della prima Guerra del Golfo, dopo che la radio nazionale aveva annunciato che le possibilità di ogni israeliano, di venire colpito da un missile Scud lanciato da Saddam Hussein era la stessa probabilità che si aveva di vincere alla lotteria nazionale. “Oh sì,- disse impassibile un comico – ma non ci avevano detto che ci sarebbero state tre estrazioni al giorno !”.

Per fortuna c’è stato tutto il trambusto dei giochi olimpici,e i banchieri di Londra avranno probabilmente pensato a qualcosa di simile dopo che gli scandali della Barclays e della HSBC hanno dato una visione sconvolgente sul presunto coinvolgimento della banca Standard Chartered di Londra, nella violazione delle sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran. Il Dipartimento dei Servizi Finanziari (DFS) a New York, preposto al controllo sul rispetto della regolamentazione bancaria negli Stati Uniti, è arrivato a dichiarare la banca una “istituzione canaglia”.

Questa è roba sensazionale, ma purtroppo anche il mio parere è sensazionalista. In primo luogo, la Standard Chartered è una banca ben gestita da un ottimo top manager composto da elementi che in maggioranza sono cresciuti all’interno di quella che è essenzialmente una banca che agisce sui mercati emergenti con un forte focus sull’Asia e l’Africa. A tale riguardo la banca è molto simile (ma probabilmente non come solidità) ai principi fondamentali della gestione HSBC, un altro gigante bancario con sede a Londra.

In secondo luogo, gli importi coinvolti in queste presunte violazioni sono minuscoli: 14 milioni di dollari di rimesse non pienamente conformi alle norme degli Stati Uniti che “possono” avere violato le sanzioni, secondo la banca. La dichiarazione del DFS (Discover Financial Services), naturalmente, sostiene che l’importo sia maggiore – fino a $ 250 miliardi (screditando l’intero settore di un certo tipo di rimesse dal Medio Oriente) – e altre irregolarità, come nella gestione di politiche commerciali tipo “know your customer” e (forse più dannoso ) che la banca abbia , deplorabilmente, tentato di eludere le sanzioni degli Stati Uniti.

In terzo luogo, io personalmente trovo di cattivo gusto che i controllori degli Stati Uniti siano in grado di fare affermazioni pubbliche, senza dover sottoporre prima i loro sospetti a rigorose verifiche giudiziarie. Mentre un certo numero di accuse non vengono provate, c’è anche una crescente evidenza che le banche scelgono semplicemente di risolvere i problemi con le autorità di controllo, sia pure senza ammettere la colpa, con il pagamento delle sanzioni finanziarie (Goldman Sachs e Citibank sono due banche con sede negli USA che certamente sembrano avere scelto in questo modo).

Il problema di questi accordi è, naturalmente che, per noi pubblico, non è mai veramente chiaro se l’accordo fatto dalle banche sia per riparare potenziali danni alla loro reputazione provocati da un lungo processo , o se perché effettivamente coinvolte. Più preoccupante è che, una volta che una banca o società ha accettato questa soluzione, i controllori di solito sono incentivati a seguire la stessa strategia con altri obiettivi, anche quando il corpo delle prove reali è piuttosto piccolo e incerto.

A titolo di esempio, la DFS ha citato lo sfogo di uno specifico impiegato di Standard Chartered del loro ufficio di Londra, che ha ingannato gli americani, mettendo in dubbio la necessità per il resto del mondo di seguire le sanzioni richieste dagli Stati Uniti. Questo è un punto di vista del tutto logico per non-americani : avere convinzioni personali non significa che è stato commesso un “crimine” contro gli Stati Uniti. Ancora più importantecome la DFS ha usato questo particolare bocconcino succulento, sembra (a me) per suggerire una strategia di sensazionalizzare le prove che sono sparse qua e là. Non conosco i dettagli del caso, né voglio speculare su come andrà a finire con una banca piuttosto buona che sembra trovarsi nel mirino dei controllori statunitensi.

Dubbi su Londra

Ci sono una serie di domande oggi che si confrontano con lo status di Londra come centro finanziario: in primo luogo, è chiaro che i politici in Europa continentale non vorrebbero niente di meglio che distruggere la posizione preminente della città nel settore dei servizi finanziari. In parte questo sforzo dei politici europei sta passando con l’introduzione di alcuni farmaci anti-mercato, come la tassa sulle transazioni finanziarie (la cosiddetta Tobin tax che può essere promulgata dai francesi) e il divieto di alcuni tipi di transazioni finanziarie, quali i credit default swap sovrani che si crede siano centrati a Londra.

C’è naturalmente l’invidia profonda che i controllori tedeschi provano per l’irrilevanza assoluta di Francoforte come centro finanziario globale, per non parlare del profondo risentimento sentito in Francia, dove si permette che le banche sopravvivano grazie ai salvataggi del governo, cosa che finisce per avere significativi risvolti, in particolare su operazioni finanziarie rilevanti, che vengono distolte dalla piazza di Londra.

Poi c’è tutta la questione di come i controllori finanziari operano nel Regno Unito, in sostanza, sono accusati dai loro colleghi in altre parti del mondo (Svizzera, Stati Uniti, Germania, Italia per citarne alcuni) di permette un comportamento furbesco dei banchieri che vendono strumenti finanziari troppo pericolosi (CDO, veicoli strutturati di investimento – SIV – ecc.) a ignari investitori in altre parti del mondo. Personalmente ho sentito un paio di banchieri centrali che hanno la stessa impressione sulla “Financial Supervisory Authority” del Regno Unito.

Più recentemente, i controllori degli Stati Uniti hanno cominciato a incolpare Londra di tenere una supervisione lassista sui guai di JP Morgan e su perdite multi-miliardarie su scommesse prese dal Chief Investment Officer.

Quindi, almeno sulla carta, un certo numero di punti sembrano evidenziare un collasso sistemico della sorveglianza sulle regole a Londra – almeno quando i media finanziari stranieri sembrano guardare al caso della Standard Chartered.

Questa è una conclusione stuzzicante, ma anche intellettualmente pigra.

Prendiamo la questione dei CDO e SIV che proliferavano fuori da Londra, ma hanno finito per danneggiare gli investitori negli Stati Uniti, Germania, Svizzera e altrove. L’idea che viene spontanea, naturalmente, è che la Gran Bretagna ha esportato un “oppio finanziario” che il resto del mondo ha aspirato senza rendersi conto dei costi totali. Questo è assurdo, in primo luogo perché anche le banche britanniche ne hanno sofferto le conseguenze – Northern Rock, RBS, Halifax – solo per citarne alcune. Anche quelle che sono sopravvissute – Barclays, HSBC – sono state danneggiate in maniera massiccia e si sono salvate per la loro forza globale e per le loro attività specifiche al di fuori di Londra.

Ancora peggio, chi ha investito in SIV e CDO per essere troppo pigro – per essersi basato solo su una valutazione fatta da una agenzia di rating, piuttosto che farsi i compiti a casa da solo: questi investitori semplicemente non sono hanno rispettato i principi fondamentali degli investimenti. Se non fossero stati i CDO a farli saltare in aria, sarebbe stato sicuramente qualcos’altro a farli saltare.

La discussione sul ruolo di Londra nella promozione di “prodotti finanziari esotici” nasconde anche il fallimento della regolamentazione di vigilanza negli Stati Uniti, Germania e Svizzera, per citare solo alcuni paesi che sono stati danneggiati. Le banche centrali di questi paesi hanno semplicemente omesso di controllare quanto di loro “competenza” e hanno permesso un gioco d’azzardo sconsiderato con l’uso di strumenti finanziari che alla fine si sono abbattuti su molte centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Allo stesso modo, sul caso JP Morgan è chiaro che i controllori degli Stati Uniti hanno avuto solo parole di elogio per il Chief Investment Officer di Londra, quando portava a casa eccezionali profitti (oltre il 15% dei profitti totali della banca in certe zone) – Anche se l’entità di certi utili avrebbe dovuto invitare ad un controllo più accurato, ma le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti non hanno fatto controlli perché i controllori avevano e hanno ancora soggezione della banca e della sua dirigenza.

Il caso contro Londra è debole. Ciò non significa naturalmente che non avrà successo – se non altro, direi che ci sono alte probabilità di una reazione delle autorità di controllo britanniche per proteggere la loro reputazione a livello mondiale, approvando una procedura che potrebbe contribuire fortemente a distruggere il centro finanziario della città in modo piuttosto efficace.

Stato del dollaro USA

Il declino di Londra può effettivamente finire per danneggiare gli Stati Uniti e in particolare la posizione del dollaro come valuta mondiale dominante.

Ci sono una serie di ragioni strutturali e geopolitiche perché il dollaro possa perdere la sua posizione, a cominciare dall’abissale deficit di bilancio del paese e le sue guerre perse in Iraq e Afghanistan. L’effetto della George W Bush / Dick Cheney “Guerra al Terrore” è stato tale che i musulmani di tutto il mondo si sentono ormai piuttosto inclini ad evitare completamente l’uso della valuta statunitense. Poveri musulmani potrebbero preferire il dollaro USA alle proprie valute, controllate da vecchi rimbambiti, ma ci sono prove sufficienti per sapere che i musulmani ricchi hanno già diversificato i loro conti bancari in dollari USA, sterlina inglese e euro, per non parlare di oro in lingotti.

Tra gli esportatori di petrolio, la dicotomia è in aumento: Russia, Iran e Venezuela preferiscono evitare del tutto pagamenti in dollari USA, preferiscono essere pagati in yuan cinesi con currency swap bilaterali, per esempio. In altri paesi come la Libia e l’Iraq, riemergenti come esportatori di petrolio, è del tutto possibile che l’influenza degli islamisti contribuirebbe ad avviare analoghe politiche anti-dollaro-Usa.

Altra serie di motivi del declino del dollaro è il calo dell’influenza, a livello mondiale, delle istituzioni finanziarie americane. Un certo numero di istituzioni – Lehman Brothers, Bear Stearns, Citibank, Wachovia, Merrill Lynch – sono cadute per strada mentre tra i sopravvissuti, come Bank of America e Wells Fargo c’é una chiara tendenza a tornare “alle origini”, vale a dire a riprendere la cura del mercato interno USA, evitando così di essere presenti sui mercati stranieri. Un certo numero di istituzioni finanziariamente forti come Morgan Stanley e Goldman Sachs non hanno più lo stesso accesso alle offerte globali (e agli affari), come nei giorni precedenti la crisi.

Come centro finanziario Londra in realtà è stata un gateway per un gran numero di transazioni che pompano capitale nell’economia degli Stati Uniti. Mercati obbligazionari, valutari e commerciali non operano essenzialmente a Londra – da qui la rissa recente sul tasso di prestito interbancario, o Libor – mentre segmenti chiave dei servizi finanziari globali, comprese le assicurazioni e gli hedge fund hanno sede in città. Ridurre il ruolo di Londra assesterebbe molto probabilmente il colpo più grande ai mercati finanziari degli Stati Uniti per numero di operatori che resterebbero esclusi dal mercato di fascia alta nello scambio di valute come sterlina o euro, lontano dagli occhi indiscreti dei legislatori statunitensi.

Un gran numero di banche orientali cinesi, russe e del Medio Oriente operano fuori Londra e è del tutto evidente che gran parte di questi affari finiscono per toccare i mercati degli Stati Uniti, attraverso il commercio finanziario o i trasferimenti in conto capitali verso imprese statunitensi. Bloccare le operazioni a Londra significherebbe per le banche semplicemente iniziare a utilizzare valute diverse dal dollaro USA per non rischiare di far passare quelle operazioni direttamente sotto il naso dei legislatori statunitensi.

Nel frattempo, il mercato azionario americano si trova in una “bolla”, con alla base la debolezza economica, mascherata da profitti “una tantum” e da rimesse che sono servite ad addolcire i risultati. La debolezza in Asia e in Europa non è stata calcolata interamente nelle entrate degli Stati Uniti, c’è quindi da aspettarsi un calo significativo delle valutazioni azionarie nei prossimi sei mesi o giù di lì.

La retorica politica negli Stati Uniti non sta facilitando le cose, come le prossime elezioni presidenziali che sembrano screditare ulteriormente gli atteggiamenti degli Stati Uniti verso la Cina. Già, c’è una chiara evidenza che la Cina sta vendendo furiosamente il dollaro USA; ad un passo da una guerra commerciale (il candidato Mitt Romney promette che il primo giorno della sua presidenza etichetterà la Cina come “manipolatore di valuta” ) e questo non fa che peggiorare le cose per il dollaro USA .

 

Articolo ripreso da attimes.com