Vietato investire in Italia fino al 2014 se le banche hanno ragione

È un’Italia in bianco e nero quella fotografata dal rapporto di previsione Abi/Afo per il 2013 e il 2014. Il Belpaese, infatti, sarà ancora in recessione il prossimo anno con un Pil in discesa dello 0,6% dopo il 2,1% di quest’anno. Tra due anni, però, potrebbe risalire allo 0,8 per cento.

Comparto bancario in sofferenza. Per il momento in uno scenario ancora di recessione le banche soffriranno per la cattiva qualità del credito che porterà ancora una crescita delle sofferenze superiore al trend degli impieghi. Si legge, infatti, nell’analisi come un «importante freno alla crescita dei prestiti sarà l’aumento del rischio di credito: nel triennio di previsione, le sofferenze dovrebbero crescere sempre più dei prestiti, toccando a fine 2014 un rapporto sofferenze/impieghi pari al 7,3 per cento». Non era mai stato raggiunto questo valore dal 1998 a oggi. Inoltre «gli impieghi a residenti dovrebbero presentare quest’anno una sostanziale stagnazione per poi crescere nel biennio finale di previsione a tassi non molto lontani da quelli di crescita del Pil, e comunque mai superiori al 3%».

Crollano i consumi. Secondo il rapporto Abi/Afo i consumi si ridurranno del 3,2% nel 2012 e dell’1% nel 2013. «Questa caduta risente dell’andamento molto negativo del reddito disponibile, in riduzione, nel 2012, del 3,6% in termini reali. Se così fosse, sarebbe un dato inferiore solo a quello del 1993 quando la contrazione fu del 3,9%”» Ma, evidenzia il rapporto, è sul mercato del lavoro che emergono gli effetti più preoccupanti della crisi. «Nell’anno in corso il tasso di disoccupazione balzerà al 10,8%, dall’8,4% del 2011, e rimarrà stabile nel biennio successivo».

 Ottimismo sul fronte conti pubblici. In questi due anni, stando all’analisi, verrà centrato l’obiettivo di pareggio in termini strutturali, ossia il rapporto deficit/Pil passerà dal -2,8% di quest’anno al -1,3% del 2014. Il debito pubblico, al lordo dei sostegni all’Europa, salirà al 126,2% del Pil nel 2012 e rimarrà su tale livello anche l’anno successivo. Solo dal 2014 si assisterà a una sua riduzione pari a circa 3 punti di Pil, condizionata però, alla realizzazione di dismissioni per 1 punto di prodotto in ciascun anno, come del resto previsto nel quadro di finanza pubblica del Governo.

 Note dolenti sullo spread? A quanto pare, però, i miglioramenti degli spread non sarebbero ancora «sufficienti a rendere le banche italiane indipendenti dal finanziamento della Bce, soprattutto a causa del negativo andamento della raccolta sull’estero».  Anche perché l’allentamento delle tensioni sui mercati finanziari, per l’Abi, è «il risultato della decisa azione da parte della Bce» non «dell’apprezzamento generale delle politiche» nazionali e comunitarie: secondo l’associazione delle banche a fine del 2014 il differenziale di rendimento tra Btp e Bund potrebbe scendere a quota 200 punti se continuassero le politiche fiscali del governo Monti.

 

Articolo dal sito Professione Finanza